(foto LaPresse)

lettere

Quando i talk capiranno che il loro “pluralismo” non è che incresciosa propaganda

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Caro Cerasa, secondo quanto insistentemente prospettato – a destra come a sinistra – da alcuni dei più influenti giornalisti “controcorrente”, le considerazioni pseudoscientifiche del prof. Orsini dovrebbero indurci a una profonda revisione di convinzioni che ritenevamo ormai radicate in tema di diritto internazionale e di geopolitica. E fino a qui tutto bene, perché al netto della preoccupante “biscardizzazione” della televisione italiana, è proprio questo tipo di confronto dialettico a distinguerci da altri modelli statuali e a ridurre il rischio di possibili ubriacature collettive alimentate dal pensiero unico. Quello che appare invece assai più preoccupante è il tentativo di rovesciare, con indifferenza e cinismo, l’indiscusso significato etico della ribellione all’ingiustizia e delle più varie forme di resistenza, individuali e collettive, alle aggressioni perpetrate da coloro che si pretendono più forti, o semplicemente più spregiudicati. Per questo celebriamo ancora oggi il valore della resistenza al nazi-fascismo con la stessa convinzione con cui ricordiamo, per altro verso, l’impegno di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino che scelsero di non arrendersi alla prepotenza mafiosa mettendo in discussione degli equilibri che apparivano invece, in quel momento, estremamente consolidati e duraturi. E senza pretendere di essere eroi vorremmo cercare anche noi di riuscire a morire una volta sola.
Francesco Compagna 

Chissà quando i talk-show che danno spazio alle fake news sulla guerra si renderanno conto che quello che chiamano amabilmente pluralismo altro non è che incresciosa propaganda. 



Al direttore - La pandemia sanitaria prima e le pesanti ricadute della guerra dopo hanno riproposto nel nostro paese una nuova e inedita “questione sociale”. Un tema che nella società italiana è quasi ricorrente ma che oggi assume una connotazione diversa perché deve far fronte a “nemici” sino a oggi impensabili. Una “questione sociale” che interpella la politica e ciò che resta dei partiti che intendono affrontare di petto i problemi che sono sul tappeto. Perché l’esponenziale aumento dei prezzi delle materie prime, la conseguente e crescente instabilità dei posti di lavoro, la debolezza cronica dei salari e quindi il calo del potere d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie e la difficoltà oggettiva di milioni di persone ripropongono, di fatto, uno spaccato sociale dove la politica non può più voltarsi dall’altra parte.

Certo, nel passato i partiti avevano gli strumenti politici e culturali per affrontare il capitolo delle disuguaglianze sociali, della povertà e della difesa dei ceti popolari. E questo perché la cosiddetta “sinistra sociale” era ben rappresentata all’interno dei partiti dove non mancavano le intelligenze e il radicamento territoriale. Ecco perché, soprattutto con l’avvicinarsi delle prossime elezioni politiche, forse è giunto il momento anche per rivedere l’agenda della politica. E facendo, nello specifico, proprio della “questione sociale” il cuore di un progetto politico rinnovato e adeguato alle emergenze che hanno fatto irruzione nel nostro paese. Certo, non può più essere il populismo grillino, o quello dell’ultima versione di Conte, la risposta adeguata alle condizioni drammatiche che provengono dal sistema sociale del nostro paese. Né, al contempo, è sufficiente una prassi meramente assistenzialistica. Si tratta, semmai, di porre la “questione sociale” al centro di ogni indirizzo politico. E far sì che la politica sociale complessiva nel nostro paese non abbia più un ruolo subalterno ma primario per la vita dello stato. Su questo versante si misura la capacità della politica e dei partiti di saper nuovamente ridiventare interlocutori della società svolgendo quel ruolo di mediazione e di rappresentanza sociale che resta il compito precipuo per delle organizzazioni che non si riducono a essere megafono del capo o mere espressioni di cartelli elettorali. 

Clemente Mastella
Giorgio Merlo 

“Noi di Centro”

Di più su questi argomenti: