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Giustizia a orologeria? No, non è un complotto contro Fontana

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

28 Luglio 2020 alle 06:27

Giustizia a orologeria? No, non è un complotto contro Fontana

foto LaPresse

Al direttore - Ho letto uno splendido tweet datato 10 febbraio 2015 di Matteo Salvini. Vado? Vado: “Curioso di vedere quanti benpensanti e moralisti di sinistra saran beccati coi milioni nascosti in Svizzera”. Serve altro?

Marco Martini

        

Salvini, come spesso gli capita, parla di cose che non conosce o, in alternativa, parla di cose che conosce fingendo di non conoscerle. Le polemiche su Fontana, dispiace per Salvini, non sono polemiche strumentali. Sono polemiche che si riferiscono ad alcuni fatti precisi. Il primo fatto è che il governatore Fontana ha chiesto alla regione di non pagare ciò che doveva pagare subito dopo (e non subito prima) la notizia dell’indagine di “Report”. Il secondo fatto è che Fontana il 7 giugno ha detto che non sapeva nulla della procedura mentre si è scoperto in questi giorni che della procedura, di cui non sapeva nulla, era stato informato il 17 maggio e che in quell’occasione pregò il cognato di non farsi pagare le fatture dalla regione per disinnescare quello che sarebbe stato evidentemente qualcosa in più di un problema politico. Usare questa storia per dimostrare che la Lombardia è stata colpita dalla pandemia più delle altre regioni a causa dei traffici presunti di Fontana è una carognata (la Lombardia, in questi mesi, è stata colpita dal virus più di altre regioni per tre motivi: il virus è arrivato prima qui che in altre regioni; la regione ha una tendenza alla ospedalizzazione eccessiva; in Lombardia il numero di morti per Covid è stato così elevato in quanto gli over 70, anche grazie alla qualità della vita della regione, sono presenti in una misura che non esiste in nessun’altra regione d’Europa: in Lombardia sono il 17 per cento del totale, contro il 6,9 per cento della Catalogna, il 7,9 per cento della Greater London e il 9,5 per cento della regione di Bruxelles-Capitale). Usare questa storia per dimostrare che una persona politicamente esposta che fa un bonifico urgente attraverso un intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia nel migliore dei casi è una persona innocente male assistita, non è una persona con la testa sulle spalle ed è una persona incapace di governare i processi basilari dell’attività politica quotidiana, è una questione diversa. E forse di questo la famosa Lega del buon governo dovrebbe occuparsi con una certa urgenza.


    

Al direttore - Una delle accuse più frequenti rivolte al Parlamento è quella di legiferare a seguito di fatti di cronaca per inseguire l’opinione pubblica e l’immediato interesse politico. La legislazione up to date, effettivamente, può spingere il legislatore a promuovere norme che modificano il Codice penale anche laddove questo funziona benissimo come nel caso, per fare un esempio, della legittima difesa. Sembra però, ad ascoltare alcuni commentatori e colleghi, che di fronte a ripetuti episodi di omofobia che si sono verificati in Italia il Parlamento dovrebbe invece segnare una clamorosa inversione di tendenza e lasciare inalterata la normativa vigente. Personalmente sono d’accordo con la proposta di legge dell’onorevole Alessandro Zan (che poi ne racchiude e sintetizza altre quattro dei colleghi Boldrini, Scalfarotto, Bartolozzi e Petrantoni) che integra la legge Mancino perseguendo il reato di istigazione alla violenza e alla discriminazione anche per quanto riguarda l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Sono d’accordo non solo per l’evidenza del dato statistico appena richiamato, ma perché si tratta di un altro passo avanti non per “mettere il bavaglio a quanti difendono le unioni tradizionali” ma per rendere questo paese più civile e tollerante; in una parola, più liberale. Norme del genere, infatti, esistono già in tutta l’Europa e peraltro non mi sembra che, in quasi trent’anni di legge Mancino, la magistratura abbia consentito “abusi” o persecuzioni sulla base di opinioni correttamente espresse, neppure nei confronti di chi – legittimamente – intitola strade e piazze a Giorgio Almirante e si ritrova con la infondata “accusa” di tentata ricostituzione del Partito fascista. La verità è che se vogliamo fermare la violenza e il bullismo che vede soccombere tante ragazze e ragazzi – e le assicuro che da presidente della regione Lazio mi è capitato più di una volta di incontrarne alcuni “rifugiati” nelle case famiglia per sfuggire alle persecuzioni o alle incomprensioni persino famigliari – dobbiamo predisporre dei deterrenti forti. Non basta il buon senso, non è sufficiente lo sforzo culturale che pure tanti stanno mettendo in campo pensando che certi diritti siano acquisiti da tempo e per sempre; non dobbiamo dimenticare, infatti, che sono soltanto trent’anni che l’Oms ha cancellato l’omosessualità dalla lista delle “malattie mentali”, a dimostrazione della resistenza di taluni pregiudizi. Forza Italia ha dato comunque un importante contributo al miglioramento della proposta di legge con gli emendamenti presentati dai colleghi Gelmini, Costa e Bartolozzi, che fugano ogni dubbio su quello che, da altri colleghi del centrodestra, viene definito come un “disegno liberticida”. Salvo, purtroppo, cambiare idea alla vigilia del voto in Aula pur lasciando, come ha detto Silvio Berlusconi, “libertà di coscienza” ai parlamentari; libertà che intendo utilizzare così come ho fatto, per esempio, sulle unioni civili, restando fedele ai valori liberali che ispirano il partito e coerente con la “prima impostazione” che prendemmo su questa legge. Anche perché non vorrei che facessimo, come Forza Italia, la stessa fine di quei maestri di eloquenza che si esercitavano nelle “antilogie”, arte oratoria in voga nell’antica Grecia che consisteva nel dimostrare una tesi ma, subito dopo, il suo esatto contrario. Indro Montanelli ci racconta che quando arrivarono a Roma dalla Grecia, questi signori vennero accolti da calorosi applausi per come avevano saputo sostenere il proprio argomento; ma quando, appena terminato, ne smontarono le motivazioni con la stessa convincente oratoria, furono inseguiti e presi a mazzate dal popolo romano.

Renata Polverini, deputata di Forza Italia

   

Io penso che su questa storia abbia ragione da vendere Silvio Berlusconi e la sua dichiarazione di sabato scorso mi pare perfetta: “Da liberali siamo assolutamente contrari ad ogni discriminazione basata sugli orientamenti sessuali o sugli stili di vita, ma questo risultato va garantito senza bisogno di leggi speciali che mettono in pericolo la libertà di opinione e di espressione”.

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