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Salvini punta Roma: urge un Calenda! Manovra, che lagne

19 Ottobre 2019 alle 06:03

Al direttore - Oggi a piazza San Giovanni, dove Salvini sarà incoronato capo del centrodestra e dell’opposizione, si apre formalmente anche la campagna elettorale del Carroccio per la conquista di Roma. Obiettivo sempre più a portata di mano, perché può bastare un alito di vento per mandare a casa la giunta pentastellata. La Capitale è ormai una metropoli fuori controllo, e la maggioranza dei suoi cittadini invoca un castigamatti capace di mettere finalmente un po’ d’ordine dove regnano incontrastati il caos pubblico e l’anarchia privata. Qualche lagna di circostanza sui trasporti e sui rifiuti non basta a nascondere gli equilibrismi di Zingaretti e le sottigliezze lessicali del Pd capitolino, ovvero il “Basta Raggi” (cioè non deve essere ricandidata) anziché “Raggi dimettiti” (ossia vattene subito). Quale dei due slogan sceglieranno gli abitanti dell’Urbe, stressati dalle quotidiane code lungo strade su cui Kavasaki ha testato gli ammortizzatori delle sue moto (non è una fake news), dalla calca di autobus malandati e cronicamente ritardatari, da una condizione igienico-sanitaria che mette a rischio la salute dei propri figli? La risposta non è difficile: sceglieranno con convinzione lo slogan più chiaro e netto, mandando a quel paese chi paventa una “svolta autoritaria”. C’è chi crede che Palazzo Chigi valga assai più del Palazzo Senatorio. Può darsi, ma forse a Largo del Nazareno qualcuno sottovaluta con colpevole disinvoltura le conseguenze dirompenti, per gli stessi equilibri politici nazionali, di un sindaco leghista che sale per la prima volta sul Campidoglio.

Michele Magno

 

Urge un Carlo Calenda sindaco di Roma!

 


 

Al direttore - Capisco bene i raffronti che Ella solitamente fa tra la situazione politica attuale, pur con alcuni aspetti emendabili dell’azione del governo Conte 2, e quella che si è corso il rischio di vedere confermata o prospettata con l’indizione elezioni anticipate prima della risolutiva costituzione dell’attuale esecutivo. Tuttavia, alla lunga impegnarsi soltanto “de damno vitando” non basta. Non si può negare che sia molto poco edificante lo spettacolo che offrono alcuni esponenti della maggioranza i quali, dopo solo due giorni dal varo del Documento programmatico di bilancio, annunciano emendamenti in sede parlamentare per la soppressione di parti fondamentali del Documento stesso o per l’inserimento nella manovra di aspetti altrettanto fondamentali, ma non concordati. Una versione all’amatriciana di partiti di “governo e di lotta”? Si annuncia, insomma, una diversa manovra, magari con la speciosa argomentazione secondo la quale si è membri del governo, ma anche responsabili “de facto” dei gruppi parlamentari? Il tutto condito da quelle che sarebbero critiche sotto traccia nei confronti del premier? E’, questa, la discontinuità o non si tratta, piuttosto, dei prodromi di una Babele? Naturalmente, Salvini e l’opposizione tutta ringraziano.

Angelo De Mattia

 

Non aver abolito quota 100 e non aver cambiato il reddito di cittadinanza è un errore. Ma la vera manovra su cui verrà valutato il governo è la prossima, non questa, e per il momento, sperando che Pd e M5s non giochino troppo con le manette, possiamo accontentarci di avere un paese un po’ più stabile, un po’ più credibile e un po’ più europeista di prima. Per il momento ci si può accontentare.

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