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Il flop sulla famiglia di Salvini e Di Maio ci ricorda qual è la forza del governo

22 Maggio 2019 alle 06:19

Al direttore - Sicurezza tris: proteggere posti di Polizia da immigrati non espulsi.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Salvini agita il rosario, si affida ai santi e al cuore immacolato di Maria, e i cattolici si spaccano, c’è chi è infastidito e chi esaltato. Molti, tra quelli che hanno partecipato alle manifestazioni a piazza San Giovanni e al Circo Massimo contro le unioni civili, e tra i pro life presenti al Congresso di Verona, si infiammano al gesto del Capitano, e finiscono per chiudere gli occhi di fronte alle sue evidenti contraddizioni. Alle invocazioni e alla sbandierata devozione mariana infatti non seguono le opere: il ministro non ha fatto nulla per fermare quei sindaci che legittimano l’utero in affitto registrando illegalmente i figli nati da questa pratica, non si sta facendo nulla per impedire un caso Lambert in Italia, cambiando la legge sul testamento biologico ed evitando una sentenza della Consulta che apra decisamente sul suicidio assistito; nulla è stato fatto contro l’introduzione di un farmaco, la triptorelina, con cui si manipola pesantemente il corpo degli adolescenti incerti sulla propria identità sessuale, e si potrebbe continuare a lungo. Salvini insiste con l’apertura dei casini e considera la compravendita del corpo femminile cosa normale, anzi lo definisce “fare l’amore”; del sostegno alle famiglie non ha mai parlato, finché furbescamente del tema non se n’è appropriato Di Maio. Alle dichiarazioni non seguono i fatti, dunque, ma anche le dichiarazioni non combaciano con l’esibizione della fede cristiana. La sera stessa della manifestazione di Milano, Salvini su Sky ha ribadito che l’aborto è un intoccabile diritto della donna, che deve essere sempre libera di ricorrervi, cosa del resto sostenuta anche poco prima di farsi applaudire dai pro life riuniti a Verona, e che ha ripetuto in varie occasioni. A questo punto, pensiamo anche noi che serva la protezione di qualche santo. Ricordiamo però, che Salvini non è il primo a invocare pubblicamente la madre di Gesù: lo fece più volte anche Angelino Alfano, che affidò l’Ncd alla protezione della Madonna. Ma, anche allora, i fatti non seguirono le dichiarazioni, l’Ncd votò a favore delle unioni civili, e non sembra che l’appello a Maria abbia funzionato.

Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi

Salvini, così come Di Maio, non sta facendo nulla e non ha fatto nulla per dimostrare di avere a cuore il futuro delle famiglie (se non arrivare a quattro giorni dalle europee senza avere una strategia diversa dall’attaccare il ministro dell’Economia per non aver trovato le coperture sufficienti per approvare il decreto famiglie). Ma fino a quando l'opposizione non capirà in modo chiaro che occuparsi di famiglie e di demografia è un tema da riformisti (e non da estremisti) la maggioranza di governo continuerà a indisturbata a dare l’impressione di essere l’unica parte politica ad avere cuore il futuro delle famiglie. Il tema è sempre lì: Salvini e Di Maio cominceranno a precipitare nei consensi quando sarà chiaro che esiste un’alternativa.

 


 

Al direttore - Come il Foglio del 21 maggio scrive, il ministro Tria ha svolto considerazioni condivisibili quando ha affrontato i problemi della finanza pubblica, anche se, aggiungo io, si potrebbe e si dovrebbe essere ancora più determinati e dotati di una organica strategia di medio-lungo termine che sia accolta dall’intero governo. Poi, però, dalla “potenza” bisogna passare all’“atto”, cosa particolarmente difficile per l’attuale esecutivo. Ci vuole altro, però, per calmare il “nervosismo” degli investitori, che Tria valuta “ingiustificato”, anche in relazione agli spread Btp-Bund. Ma il ministro è anche l’economista che, intervenendo in un dibattito alla Luiss lunedì, ha sostenuto che è arrivato il momento di affrontare il tabù del finanziamento monetario del debito, con la Bce che acquisti i titoli pubblici all’emissione. Tria è consapevole della grande difficoltà di una tale riforma che dovrebbe riguardare, innanzitutto, la revisione del trattato Ue. Ha parlato, quindi, non nella veste di ministro, ma in quella di docente universitario ma è possibile una tale scissione della personalità, a seconda della veste che si indossa? Comunque, in tema di rafforzamento della Bce, esistono diverse altre ipotesi, a cominciare dall’allargamento del mandato che ponga sullo stesso piano mantenimento della stabilità dei prezzi e sostegno all’economia e all’occupazione (come la Fed), certamente difficili, ma sicuramente meno ostiche della monetizzazione del debito, che finora non si è riusciti a mutualizzare neppure solo in una ridotta parte. Ma, prima di tutto ciò, viene il compito che sul debito dovrebbe svolgere l’Italia – per affermare una sua credibilità – a cui dovrebbe corrispondere anche se non esistessero l’Unione e l’Eurozona. Con i migliori saluti.

Angelo De Mattia

Al direttore - Kurz come Cameron è un semplice opportunista. La scusa di romanizzare i barbari è appunto una scusa, Kurz voleva il potere ad ogni costo. Come Cameron con il referendum indetto solo per vincere le elezioni. Questi individui non sono statisti, sono degli arrivisti politici che sfruttano le loro abilità mediatiche per arrivare al potere e sono disposti a tutto, anche a mettere a rischio la sopravvivenza del paese, per restarci. La domanda da porsi è come sia possibile che dei partiti tradizionali con una storia nobile (di destra, ma anche di sinistra) si affidino a personaggi del genere, uomini senza qualità. Ed è una domanda difficile, non so darmi una risposta. E’ però un fenomeno tipicamente occidentale. Per dire, Sebastian Kurz ha fatto la maturità a 18 anni, a 22 aveva già incarichi di governo. Sulla base di quali competenze?

Stefano Armandi

 


 

Al direttore - Un evento politico come quello che ha visto insieme Renzi e Calenda non si vedeva da tempo, neppure a Milano. Un calore e un entusiasmo che hanno visto unirsi la più bella campagna elettorale delle europee, quella di Carlo Calenda, con l’orgoglio e la levatura di Renzi, leader naturale di una significativa area politica del paese, quella liberal democratica, che ha incassato un colpo ma ieri ha dimostrato di essere più viva che mai. Tre cose stanno emergendo e ieri hanno avuto consacrazione popolare: la prospettiva di un governo col Movimento 5 stelle non è percorribile né prima né dopo l’eventuale voto senza costare una divisione; il garantismo è una scelta definitiva e irreversibile; il cammino va ripreso sapendo che l’Italia ce la fa se si uniscono in un progetto, saldamente dentro l’Europa liberale, la gamba dello sviluppo con quella della solidarietà. Dentro questa cornice politica, l’indiscutibile carisma dei protagonisti, a oggi senza paragoni plausibili, ha corrisposto alla domanda di opposizione democratica che sale sempre più forte nel paese. E che fatica a trovare voce adeguata, fuori da quell’auditorium.

Carlo Cerami

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    22 Maggio 2019 - 08:08

    Mi scusi, egregio Cerami, ma a proposito di garantismo, ha presente il comportamento e la linea del presidente del Consiglio nonche’ segretario del Pd Matteo Renzi in tema di giustizia e rapporti tra politica e magistratura? E già che c’e’ Magari sarebbe il caso di chiedere a Renzi e Calenda, ipotizzati da molti quali futuri leader di un nuovo partito centrista, quali sono i loro propositi in ordine alla separazione delle carriere dei magistrati, Csm e prescrizione, punti centrali di una riforma della giustizia in direzione evidentemente opposto a quella fino ad oggi perseguita dal Pd dentro al quale Renzi e Calenda mi pare ancora militino, senza protestare.

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