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Il nero e Di Maio: il pericolo non è a Pomigliano, ma a Palazzo Chigi

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

27 Novembre 2018 alle 06:26

Il nero e Di Maio: il pericolo non è a Pomigliano, ma a Palazzo Chigi

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Al direttore - Le srl dei padri non ricadano sui figli.

Giuseppe De Filippi

 

Il Di Maio che passerà alla storia per aver sostenuto l’economia nera non è però quello che si trova a Pomigliano ma è quello che si trova al governo.

 

Al direttore - Forse la Russia conta sul fatto che in pochi sanno dove si trovi il mare di Azov e che quindi l’aggressione a un rimorchiatore e a due navi cannoniere ucraine passi quasi inosservata. Quanto accade nel mare di Azov non è un fatto minore in un luogo lontano ma è un ennesimo, gravissimo attacco di Mosca contro Kiev. Il mare di Azov è uno sbocco strategico per l’Ucraina: su di esso si affacciano i porti della principale regione industriale del paese, il Donbass. Lo status giuridico del mare di Azov è in bilico dopo l’invasione della Crimea e per chiarirlo l’Ucraina nel 2016 ha attivato un arbitrato internazionale. Nelle more di questa situazione, la Russia, sta provando a forzare la situazione, come di consueto: subito dopo l’occupazione della Crimea, Mosca ha pensato bene di costruire sullo stretto di accesso al mare di Azov un ponte che impedisce a grossi cargo di entrarvi. Successivamente, le autorità russe hanno iniziato a controllare tutti i navigli in entrata e in uscita, allungando i tempi di navigazione. I risultati di questa strategia sono visibili: nel corso di una missione organizzata dallo European Council on Foreign Relations all’inizio di novembre ho potuto constatare come le crescenti restrizioni imposte dalle autorità russe ai traffici marittimi abbiano sottratto un quarto dei ricavi al porto ucraino di Mariupol’. Insomma, il disegno russo è molto chiaro: da un lato si vuole tenere impegnata l’Ucraina militarmente con il conflitto congelato nelle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, e dall’altro si mira a determinare il collasso economico del Donbass. Come Italia, come Europa, come occidente non possiamo accettare senza fiatare questo ennesimo atto di prepotenza della Russia contro l’Ucraina. L’Italia proponga di estendere la missione di monitoraggio dell’Osce anche a quanto sta accadendo nel mare di Azov e chieda di ridiscutere le sanzioni alla Russia, per incrementarle. All’aggressività sullo scenario internazionale si deve rispondere immediatamente con fermezza, con l’unità tra alleati e con la durezza del diritto internazionale.

Lia Quartapelle

 

Al direttore - Caro Cerasa, in Italia in tema di lavoro, va di moda la discontinuità, con il gusto ideologico di disfare ciò che di buono i governi precedenti han fatto: questo può avere effetti deleteri sul futuro del paese. Se poi gli effetti negativi compaiono da subito, allora bisogna rendersene conto e modificare le norme. La cosa particolare che il decreto dignità, ha molte analogie con la riforma Fornero (che aveva previsto ipotesi di acausalità nel caso di “primo rapporto a tempo determinato non superiore a 12 mesi”) che aveva un senso nel 2012, perché fu il primo passo verso l’acausalità, ma non ha senso ora di fronte a una progressiva liberalizzazione post decreto Poletti che stava portando i primi risultati (basta vedere i risultati da gennaio a luglio 2018, pre decreto dignità, fonte Inps). Il mercato del lavoro ha bisogno di regole certe: non è pensabile passare da una rigidità a una flessibilità, per ritornare progressivamente alla rigidità: ne escono penalizzati i lavoratori e le imprese.  Ora il risultato è che rispetto al 2017 ci sono 100.000 attivazioni in meno in soli 2 mesi.

Andrea Zirilli

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