Un fantasma in gola e il pianto di un'altra donna. Il mistero che ci appassiona

Annalena Benini

Doireann Ní Ghríofa racconta il proprio intenso e commovente incontro, avvenuto attraverso un suo pianto funebre, con una donna vissuta secoli prima. 

Questo è un testo femminile, composto mentre piego i vestiti di qualcun altro. Questo è un testo femminile che nasce dal senso di colpa e dal desiderio, attaccato a una colonna sonora fatta da filastrocche dei cartoni animati.
Doireann Ní Ghríofa, 
“Un fantasma in gola” (il Saggiatore)


Doireann Ní Ghríofa è una poeta, saggista e romanziera nata a Galway in Irlanda nel 1981, che scrive e traduce, e traduce se stessa in gaelico-irlandese e in inglese. Bisogna studiare la capacità irlandese di creare scrittrici così intense, così attente alle relazioni, al corpo e alla lingua. In questo romanzo, che è anche un saggio, una biografia, un resoconto della fatica quotidiana (tradotto in italiano da Claudia Durastanti), Doireann Ní Ghríofa ci offre il nuovo incontro di una madre (lei stessa, incinta del suo terzo figlio, e poi alle prese con tutto quello che segue) con una poesia, con un ruggito, con il pianto funebre di un’altra donna. Una nobildonna irlandese dell’antico ordine gaelico, parliamo del Diciottesimo  secolo, il lamento di Eibhlín Dubh Ní Chonaill, nata nel 1743 e autrice di Caoineadh Airt Uí Laoghaire, un’elegia sull’uccisione del marito per mano degli inglesi, e sul dolore straziante per la sua perdita. Doireann raccoglie le parole di Eibhlín e le traduce in inglese (e Durastanti le traduce in  italiano), trasformando le due lingue ma anche  se stessa in un ponte per una storia che lei non aveva mai davvero dimenticato (l’aveva incontrata per la prima volta a undici anni, a scuola)  e che le risuona dentro e sotto il cuscino e diventa un’ossessione. 

Corpo che cambia e che pulsa, desiderio, morte, poppate e parcheggi in cui scrivere rubando il tempo alla lista dei compiti quotidiani, ricerca dell’altra donna e del suo dolore. “Quando all’inizio ho dedicato i miei giorni a cercarla, speravo di poterla onorare mettendomi al suo servizio. Solo ora capisco quanto mi abbia dato in cambio. Il mio tentativo di conoscere un’altra donna ha trovato la sua fine non nella soddisfazione della pura scoperta, ma nella persistenza del mistero”. Questo libro esplora il mistero. Anche del continuo desiderio di un altro figlio, di qualcosa da crescere e da cui farsi strattonare: il mistero del piacere del mettersi al servizio. E il mistero della relazione intensa con una donna vissuta secoli prima. “Voglio sapere chi era, da dove veniva e che cosa è successo dopo. Voglio sapere che ne è stato dei suoi figli e dei suoi nipoti. Voglio scoprire i dettagli della sua sepoltura così posso portarle dei fiori”. Voglio scoprire che non posso scoprire tutto, neanche di me.    

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.