lettere rubate

L'arte di essere Raffaella Carrà, la festa di un cammino straordinario

Annalena Benini

Adesso che Blackie Edizioni manda in libreria L’arte di essere Raffaella Carrà, scritto da Paola Armelli, viene voglia di ripensare a tutta la strada dell'artista, dall’Emilia al mondo intero, tra film per il cinema, spettacoli a teatro, programmi televisivi, mosse indimenticabili e sguardo fiammeggiante

“I capelli si devono muovere come gli occhi”
Cele Vergottini, parrucchiere di Raffaella Carrà

Per questo motivo venne ideato per Raffaella Carrà (il cui cognome fu scelto in onore del pittore futurista Carlo Carrà al posto del suo, Pelloni, che veniva troppo spesso storpiato in Palloni) il casco corto e simmetrico, con la frangia, “ad altezze scalari con uno schema concentrico”, che le permetteva di muoversi, ballare, scuotere la testa senza che i capelli le andassero sugli occhi, in bocca, senza che fossero necessari quintali di lacca. I capelli a caschetto svolazzavano con Raffaella e poi tornavano al loro posto.
 

Soprattutto, Raffaella Carrà entrò dai Vergottini castana e uscì bionda platino. All’inizio degli anni Settanta, pronta per “Canzonissima”. Anche per questi capelli mossi dal vento e dallo spettacolo si dice che esiste il mondo a.C e d.C, prima e dopo la Carrà, che si definiva showgirl perché “so fare un po’ di tutto”, ma che è stata molto più di tutto. La nonna Andreina le ripeteva, a Bellaria: “Amare sempre, sposarsi mai”. Raffaella Carrà ha molto amato, è stata molto amata ed è diventata, oltre le mode, un simbolo di libertà, ma anche di abnegazione al lavoro. Adesso che Blackie Edizioni manda in libreria L’arte di essere Raffaella Carrà (Un manuale per essere liberi, felici e rumorosi. E far l’amore con chi hai voglia tu), scritto da Paola Armelli con il contributo di autori, adoratori, amici, fotografi, giornalisti, artisti, viene voglia di ripensare a tutta la strada di Raffaella Carrà, dall’Emilia al mondo intero, tra film per il cinema, spettacoli a teatro, programmi televisivi, mosse indimenticabili e sguardo fiammeggiante. Ovviamente, è molto più di questo, e il libro contiene una stupenda cronologia delle opere, dei colpi di genio e del duro lavoro. Idolo del femminismo, modello di gioia, icona del movimento Lgbtq+, esperta di lustrini, spalline imbottite, scelte audaci e concretezza.
 

"Come donna lascio un po’ a desiderare”, disse una volta a Enzo Biagi, ed eravamo tutti pronti a tagliarci un braccio per regalarglielo, per consolarla, per dirle: non  è vero, sei la migliore. Io l’ho vista ballare con Tiziano Ferro a un concerto,  la canzone era naturalmente “E Raffaella è mia”, e lei si piegava all’indietro con energia ultraterrena (“dove il collo non si spezza per il colpo di frusta”, ha scritto Michele Masneri) e adesso è impossibile contare tutte le cose importanti, le canzoni, i sorrisi, le carrambate, gli inciampi, la Spagna, ma qui c’è il tentativo riuscito di festeggiare Raffaella Carrà con la consapevolezza di un cammino gigantesco e seriamente allegro. “La Carrà non è una donna, è uno stile di vita”, ha detto Pedro Almodóvar. Lei diceva: dobbiamo fare ancora mucho fuego.     

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.