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Da Singer e Sendak uno sguardo sull'umanità pieno di speranza e nostalgia

Annalena Benini

I bambini sono i primi destinatari dei sette magnifici racconti di "Zlateh e la capra e altre storie", che offrono l’incanto di un mondo lontano, case sommerse dalla neve, vento che fischia nei camini, e la moglie del diavolo che cavalca il suo cerchio con una scopa in mano e una corda nell’altra

I bambini si meravigliano del tempo che passa tanto quanto gli adulti. Che cosa succede a un giorno dopo che è finito? Dove vanno a finire i nostri ieri, con le loro gioie e i loro dolori? La letteratura ci aiuta a rievocare il passato e le sue atmosfere. Per il narratore, ieri è ancora qui, come lo sono gli anni e i decenni passati.
Isaac Bashevis Singer, “Zlateh e la capra e altre storie” (Adelphi, illustrazioni di Maurice Sendak)

 

 

Singer ha vinto il premio Nobel per la Letteratura nel 1978, e per lui la questione del tempo che passa aveva soprattutto a che vedere con tutto quello che aveva da scrivere, con le ore del giorno e della notte e dei mesi degli anni che non possono bastare quando si è uno scrittore eccezionale, pieno di storie dentro la testa, con i taccuini pieni di romanzi. Pubblicava anche a puntate, sotto pseudonimo, controllava le traduzioni in inglese dall’yiddish, non si lasciava sfuggire nemmeno una nostalgia, un incanto, una possibilità narrativa. “Molte persone hanno diversi problemi contemporaneamente: economici, medici, religiosi, sessuali e altro. Uno dei principali è che la vita diventa spesso grigia, noiosa, priva di gusto e di scopo. Al giorno d’oggi la gente ha perso il senso e il desiderio del gioco, e il gioco è necessario come lo sono il pane e l’aria”, scrive nel Ciarlatano, pubblicato in Italia da Adelphi. Il gioco è prerogativa dei bambini prima che degli adulti, e i bambini sono i primi destinatari di questi sette magnifici racconti che offrono l’incanto di un mondo lontano, case sommerse dalla neve, vento che fischia nei camini, e la moglie del diavolo che cavalca il suo cerchio con una scopa in mano e una corda nell’altra.

C’è un ragazzino che esce di casa nella tormenta e va a cercare i suoi genitori e non si lascia intimorire dal diavolo, anzi gli brucia la coda, non prima di avergli fatto liberare sua madre e suo padre. E c’è una capretta che salva un bambino e lo veglia e lo nutre e lo riscalda per tre giorni e tre notti, mentre la neve non finisce mai di cadere. Ad Hanukkah può succedere di tutto e i bambini sono pieni di coraggio e di fiducia nelle possibilità dell’esistenza, nei capovolgimenti del destino. “Dedico questo libro ai molti bambini che non hanno avuto la possibilità di diventare grandi a causa di stupide guerre e di persecuzioni crudeli che hanno devastato città e distrutto famiglie innocenti. Spero che quando i lettori di queste storie diventeranno uomini e donne ameranno non solo i loro bambini, ma tutti i bambini buoni del mondo”. Questo libro è uscito per la prima volta nel 1966, il primo libro per bambini di Singer, e quando Maurice Sendak vide il manoscritto si offrì di illustrarlo. Sendak, scrittore e illustratore americano, nato a Brooklyn da genitori ebrei polacchi, decise di diventare illustratore dopo aver visto il film Fantasia. Ammirava molto Singer, il suo modo insaziabile di gettarsi nelle storie. Adesso, con la traduzione di Elisabetta Zevi, possiamo godere di questo sodalizio, di questa fantasia, di questo sguardo sull’umanità pieno di speranza e di nostalgia.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.