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Bere facendo pipì, e gli altri cento esercizi filosofici per divertirsi a esistere

Un libro di fitness filosofico, scritto dal consigliere di Filosofia dell’Unesco, che in Francia ha venduto centomila copie. Un gioco che consiste nel provocare dei minimi clic nella vita quotidiana

8 Febbraio 2020 alle 06:00

Bere facendo pipì, e gli altri cento esercizi filosofici per divertirsi a esistere

Preparate quindi un banalissimo bicchiere d’acqua. Quando cominciate a fare pipì, cominciate pure a bere. Dovete bere il più possibile in modo continuativo, senza alcuna interruzione. Ecco allora che vi sentirete pervasi da una serie di sensazioni insolite. Scoprirete in pochi attimi un percorso diretto gola-uretra, un percorso istantaneo, stomaco-vescica. (...) Il vostro organismo sembra aperto dall’interno, con l’acqua che circola veloce dall’interno all’esterno, come un flusso cosmico o un lavaggio automatico, a vostra scelta.

Roger-Pol Droit, “101 esperienze di filosofia quotidiana” (Blackie Edizioni)


 

Un libro di fitness filosofico, scritto dal consigliere di Filosofia dell’Unesco, che in Francia ha venduto centomila copie. Centouno esercizi, e il tredicesimo è: bere facendo pipì. Materiale: bagno, bicchiere d’acqua. Effetto: liberatorio. Se non avete mai provato, c’è un filosofo che vi consiglia di farlo, quindi potete non sentirvi scemi. Se invece avete bisogno di calmarmi e avete novanta minuti di tempo per farlo, l’esercizio filosofico consigliato è: piangere al cinema (“Una storia d’amore è l’ideale. Meglio sedersi molto vicino allo schermo come per non perdersi neanche un’esclamazione, diventare un tutt’uno con esso, dimenticare tutto. E per finire credere che tutto quanto si vede è vero e immenso”). E se volete sapere con chi avete a che fare, e decidere se lasciarlo per sempre o sopportarlo per sempre, mettetelo alla prova con questa semplice esperienza, la numero cento. “Riordinare dopo una festa”. Tempo necessario: una o due ore. Naturalmente, bisogna aver dato una festa, o una cena un po’ allegra, e non avere nessuna cameriera, e avere bevuto troppo e avere molti piatti e bicchieri sporchi e avanzi di cibo.

   

“I sostenitori del lasciar perdere vi spediranno subito a letto o vi impediranno di fare le grandi pulizie. Non essendo igienisti, insisteranno sulla forma di particolare contentezza che procurano le tracce della festa, la loro macerazione lenta, la monumentalità dei rifiuti ammassati e il piacere del ricordo che offrono le pulizie dell’indomani”. Questo esercizio non ha un vincitore, e ha un effetto quindi variabile. Porta a scoprire a quale scuola di pensiero si appartiene. Volete trovare tutto pulito l’indomani o preferite dormire in mezzo alla spazzatura? (Io opto, come del resto in tutto il resto dell’esistenza, per una via di mezzo: non porterei via per nessuna ragione al mondo la spazzatura, ma ho bisogno di sparecchiare e caricare almeno una lavastoviglie). La cosa fondamentale, dunque, è che l’altro abbia la nostra stessa idea di mondo.

 

“Le due scuole sono assolutamente incompatibili tra loro. I loro rispettivi seguaci hanno a lungo rinunciato al dialogo. Nessuno è riuscito a riconciliarli”. Questo libro è un godimento per come è pensato, strutturato e per come è scritto (traduzione dal francese di Sandro Mancini), ed è una festa perché saluta la nascita di una nuova casa editrice, la Blackie edizioni, che prende il nome da una cagnolina che ha avuto una vita quasi eterna. Si augura la stessa fortuna ai libri che verranno pubblicati.

 

Questo libro è un gioco, che consiste nel provocare dei minimi clic nella vita quotidiana. Virginia Woolf avrebbe detto: momenti di essere. Coscienza di esistere, o semplicemente divertimento di essere al mondo. Un esercizio è: sopportare i chiacchieroni, e ha un effetto riposante, se si riesce a portarlo a termine. Bisogna smettere di ascoltarli, ma senza darlo a vedere. Assentarsi senza che il ritiro sia percepibile. Fissare il chiacchierone dritto negli occhi con aria estremamente attenta, e nelle pause rilanciare con un “pazzesco”, oppure “a questo punto?”. In casi estremi, ascoltare le ultime due frasi e fare una domanda. In cambio avrete lo sguardo raggiante del chiacchierone e la sensazione di essere altruisti.

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