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Che cosa significa davvero amare per sempre?

Due donne, una di fronte all’altra, innamorate dello stesso uomo

Annalena Benini

Email:

benini@ilfoglio.it

1 Febbraio 2020 alle 06:13

Che cosa significa davvero amare per sempre?

Provò un moto di odio soprattuto per un paio di mutandine di seta viola. Si ricordò quel che diceva sua madre delle donne che invecchiano: “C’è un giorno specifico, magari martedì, di solito è proprio un martedì, in cui gli uomini smettono di guardarti. Da quel momento sei ufficialmente invisibile. Succede in quell’istante ed è per sempre”

Ilaria Bernardini, “Il ritratto” (Mondadori)

 


 

Ci sono molti modi di scomparire, anche dentro un’esistenza con momenti di felicità, e quindi di immortalità. C’è lo scomparire dell’invecchiamento, e in questo romanzo la protagonista ha cinquantacinque anni e sta invecchiando, lo vede nel riflesso delle vetrine, lo vede nel confronto con la sua giovane assistente, lo vede nel corpo di sua madre che sta morendo. Ma c’è anche lo scomparire del nascondersi, o del non essere mai esistita: lei infatti è l’altra donna, è l’amante (l’amore) da venticinque anni di un uomo sposato, con tre figli, l’unico uomo con cui ha tutte le età che ha avuto, trent’anni, quaranta, cinquanta, l’uomo che, con il suo desiderio, la rende forte ed eterna. Ma adesso quest’uomo, oggetto d’amore, è in coma, forse sta morendo, e lei dentro questa tragedia non è nessuno. Solo una scrittrice ossessiva e disciplinata che sta invecchiando, sola. Non ha accesso a lui, ma decide di entrare a casa sua con la bugia di farsi dipingere un ritratto dalla moglie di lui, un’artista famosa, una sua coetanea, la vera donna, la vera madre (il vero amore?).

 

Il romanzo di Ilaria Bernardini entra, lieve e feroce, nelle pieghe delle ossessioni, delle paure, dei confronti e dell’attrazione fra gli esseri umani, ed entra nel rapporto fra due donne che amano, riamate, lo stesso uomo. Com’è guardare, studiare, non odiare l’altra donna? “Eccola qui. Eccole. Valeria si girò e immaginò di farlo al rallentatore. Sorrise. Isla era bella? Sapeva di lei e Martìn? Chi delle due era la migliore artista, donna, scopata, essere umano?”. E’ un romanzo sul tradimento che non giudica il tradimento, né lo esalta, ma ne mostra la sostanza dei giorni, degli anni, e dell’intimità, e ci offre l’infinita transizione dell’amore, in cui si può perfino imparare a scomparire.

 

Scomparire può essere una resa, oppure un supremo atto d’amore. Si scompare per fare spazio, si scompare perché si muore, si scompare per sopravvivere alla nostra storia e al nostro dolore. Ilaria Bernardini cerca un’armonia, una superiore comprensione che ci riscatti dalla nostra condizione di esseri umani troppo mortali, ma contemporaneamente indaga le debolezze, mostra le ossessioni, la frivolezza e la necessità di credere in qualcosa, in qualcuno di magico.

 

Nessuno è un’isola e in questo libro ci sono le ramificazioni delle relazioni umane, e del passato che ci ha fatto diventare chi siamo, ci sono i rimpianti, gli errori di seduzione, gli errori di devozione: “Ci sono cose che ora farei molto diversamente. Ti ho tradito, sono stata più gelosa di quanto fossi capace di ammettere, ero spaventata di chiederti del tuo lavoro, della tua vita, di te. Ho cercato di essere la migliore versione possibile di me, quella che pensavo tu amassi di più e che quindi anche io pensavo di amare di più. Quella donna mi piaceva, sulla carta”. L’oggetto d’amore non può rispondere, non può consolare e non può più desiderare. Tutte le crepe, adesso, tutti i precipizi sono in mano a due donne (ma anche alle altre donne del romanzo) che cercano una nuova, e ben più difficile devozione: a se stesse.

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