Maniaci dei libri, degli scrittori, dei film e dei cocktail, il catalogo è questo

Una dichiarazione d’amore ai libri e ai grandi scrittori che accompagnano le nostre vite

Annalena Benini

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9 Dicembre 2017 alle 06:05

Maniaci dei libri, degli scrittori, dei film e dei cocktail, il catalogo è questo

Parlando di Hemingway, l’ho letto per la prima volta all’inizio degli anni Quaranta: qualcosa su campane, palle e tori (bells, balls and bulls): mi ha disgustato.

Vladimir Nabokov

su Per chi suona la campana

Da “Guida tascabile per maniaci dei libri” (Clichy)

 


 

Questo libro è un catalogo, una dichiarazione d’amore ai libri e ai grandi scrittori che accompagnano le nostre vite, ed è soprattutto un gioco. Si sente la libertà, il gusto, la passione di scegliere i mille libri fondamentali dell’esistenza, metterli in ordine cronologico, a partire dall’Epopea di Gilgamesh del Diciottesimo secolo avanti Cristo, e poi non resistere e metterne millecento. L’ultimo è del 2017, di George Saunders, Lincoln nel Bardo. Ci sono i libri, quindi, millecento, ci sono le vite in ordine cronologico dei duecentocinquanta più grandi (secondo questo gruppo di fanatici dei libri che si firma: the Book Fools Bunch) geni della letteratura, a partire da Omero, Saffo, Eschilo, Sofocle, Euripide, e per finire con Jonathan Safran Foer, nato nel 1977, e Joel Dicker, nato a Ginevra nel 1985, autore de La verità sul caso Harry Quebert. E’ bello sfogliare un catalogo e ritrovare quello che si ama, ma anche quello che non ci è mai piaciuto e quello che non abbiamo ancora letto e forse non leggeremo mai, ed è bello possedere un libro che contenga, uno dopo l’altro, tutti gli incipit più belli (non secondo un canone ma secondo il piacere della lettura). “Esito ad apporre il nome, il bel nome grave di tristezza su questo sentimento, del quale la noia, la dolcezza, mi ossessionano. E’ un sentimento così completo, così egoista che io quasi me ne vergogno mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Non conoscevo lei ma la noia, il rimpianto e più raramente i rimorsi. Oggi, qualcosa si ripiega su me come una seta, snervante e dolce, e mi separa dagli altri”. E’ l’inizio di Bonjour Tristesse, di Francoise Sagan, del 1954, e fa venire voglia di rileggerlo, e di ritrovare la Trilogia della città di K., di Agota Kristof, e i due bambini con la piccola valigia e il grosso dizionario. Per chi è interessato ai premi letterari, c’è anche la cronologia dei Nobel, dei Pulitzer, del National Book Award, eccetera (anche lo Strega e il Campiello). Per giocare, per indovinare, per dire: ma no, è incredibile. Poi l’elenco dei best seller, anno per anno. Il 2017 è stato l’anno del Racconto dell’ancella, di Margaret Atwood, che era stato severamente stroncato dal New York Times: “Nel complesso, è debole da far paura”. Il New York Times aveva stroncato anche Lolita di Nabokov, e questa guida pazza riporta le parole esatte nel capitolo Stroncature: “Lolita è una novità nel mondo dei libri. Ma questa, purtroppo, è una cattiva notizia. Ci sono due motivi, entrambi molto gravi, per cui non vale la pena di leggerlo. Il primo è che è noioso, noioso in un modo pretenzioso e maliziosamente fatuo. Il secondo è che è ripugnante”. E Mark Twain su Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen? “Non ci guadagno nulla a stroncare libri, e non lo faccio a meno che non li odi. Spesso ho provato a scrivere di Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno diventare matto a tal punto che non riesco a nascondere la mia furia di lettore; perciò devo fermarmi ogni volta che comincio. Tutte le volte che leggo Orgoglio e pregiudizio mi viene voglia di disseppellirla e colpirla sul cranio con la sua stessa tibia”. Ma anche Charles Baudelaire su Voltaire: “Mi sono annoiato in Francia, e la ragione principale è che tutti assomigliano a Voltaire… il re degli imbecilli, il principe dei superficiali, l’anti-artista, il portavoce delle portinaie”. Ci si diverte con le stroncature, ma anche con le ricette e con i cocktail: potete preparare il Mint Julep, il cocktail preferito di Daisy nel Grande Gatsby di Fitzgerald, e le frittelle di riso dell’Amica geniale di Elena Ferrante. Ma soprattutto, potete dare ragione a Kafka quando dice: “Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”, e continuare a cercare libri così. Consultando l’elenco dei film che meglio sono riusciti a raccontare in immagini i libri che hanno distrutto il nostro mare ghiacciato. Nel mio caso, sicuramente Piccole donne di George Cukor, con Katherine Hepburn, del 1933.

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