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Wolfe e il MeToo (genio). Balotelli e le notizie non razionali. Fumo di Roma

17 Maggio 2018 alle 06:18

Al direttore - Sarebbe da augurarsi che, dopo quanto riporta un editorialino del Foglio del 16 maggio a proposito delle critiche del Financial Times al modello di business delle banche italiane che, a dire del giornale, non sarebbe sostenibile per il 99 per cento, non si apra ora una nuova fase di attacchi agli istituti italiani, come quelli sui prestiti deteriorati, condotti con motivazioni oggettive, ma anche, a seconda dei casi, con intenti niente affatto commendevoli. Avete fatto bene a riportare i dati della ripresa riguardanti banche e sistema. Certamente, gli istituti devono fare molto ancora nelle strategie e nell'operatività per accrescere la redditività e affrontare le sfide che vengono da Fintech innovando il modello organizzativo con l’introduzione della digitalizzazione. Fondamentale sarà il tipo di rapporti che, a seguito delle innovazioni, si instaureranno con la clientela, da un lato, e con le risorse umane di ciascuna banca, dall’altro. Si accrescono le esigenze di professionalità, competenza, capacità, moralità, anche a seguito della dura esperienza fatta nella crisi. Ma la periodiche lezioni del Financial Times e la mancanza di osservazioni su tanti altri aspetti finanziari meritevoli di essere indagati – dai titoli illiquidi innanzitutto tedeschi, alla negativa esperienza, emersa nella crisi, della Vigilanza inglese ai problemi della Vigilanza unica – non sono accettabili. Paradossalmente, però, potrebbero trovare indiretto alimento in scombinati, impensabili propositi, di cui al “contratto di governo”, volti a ottenere dalla Bce la cancellazione del debito per 250 miliardi azzerando la richiesta di rimborso dei relativi titoli italiani acquistati con il Quantitative easing oppure mirati a intervenire, come futuro governo, sulla politica monetaria della stessa Bce, per non dire della definizione formale del percorso – clausola del “contratto” poi smentita – per uscire dall’Eurozona. Certo, modifiche a istituzioni e normative comunitarie sono necessarie. Vanno affrontate con equilibrio, intelligenza e capacità aggregante. Ma queste indicate integrano la classica regola della stupidità di Carlo Maria Cipolla. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

 

Al direttore - Complimenti per i bellissimi ricordi di mercoledì su Tom Wolfe. La frase più bella, che non conoscevo, è quella che hanno ricordato sia Mattia Ferraresi sia Camillo Langone: “Dire che gli animali si sono evoluti e hanno originato l’uomo è come dire che il marmo di Carrara si è evoluto ed è diventato il David di Michelangelo”. Geniale. Grazie.

Marco Martini

 

Bellissima. Così come bellissima è una frase che Tom Wolfe poco prima di morire ha consegnato a Repubblica: “Per accusare qualcuno di aggressione sessuale sembra che ormai basti la parola di una donna e alcuni stanno già chiedendo un rovesciamento dell’onere della prova e che sia l’uomo sospettato a dover provare la propria innocenza”. Frase da poster. Grazie.

 

Al direttore - Pare confermato che il Balotelli sarà richiamato in Patria per tentare di risollevarne le sorti e il prestigio internazionale: compito arduo ma non impossibile. Mah quale Nazionale! Qui si parla del Comitato di Riconciliazione.

Valerio Gironi

 

“Lite in Ufficio Anagrafe, stacca orecchio con morso a rivale”. “L’assessore Montanari: useremo caprette e pecore come tosaerba, me lo ha chiesto la Raggi”. Di questi tempi il ritorno di Balotelli in Nazionale è diciamo quasi una notizia razionale.

 

Al direttore - Fumo di Roma. La carcassa dell’autobus è stata rimossa dopo qualche ora, l’asfalto risistemato nella notte, la segnaletica pure… e il palazzo? Il nero fumo sul palazzo di Via del Tritone? A chi tocca? Quanto tempo passerà? Noi teniamo il conto: siamo a più nove.

Riccardo Rossi

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