Contro i leghisti, Berlusconi è già vaccinato. Lettore diabolico su Rep.

11 Gennaio 2018 alle 06:16

Al direttore - E comunque Berlusconi è vaccinato già dai tempi di Bossi.

Giuseppe De Filippi

 

Un vaccino per Bossi c’era ed era Berlusconi. Un vaccino per Salvini potrebbe essere Maroni.

 

Al direttore - Caro Cerasa, ho fatto un piccolo esperimento e ho preso l’editoriale che ha fatto Repubblica qualche settimana fa per chiedere le dimissioni di Boschi e mi sono limitato a cambiare un nome. Viene fuori una cosa così. “La vicenda CDB va esaminata su due piani, diversi ma connessi. E’ comprensibile, perfino fisiologico, che un editore si occupi del suo territorio. Del resto, le crisi bancarie in Italia sono sempre state risolte attraverso fusioni e acquisizioni. E’ stata la linea seguita da tutte le nostre Istituzioni. Per CDB, però, non è in discussione questo piano. Ma l’altro. Non è accettabile che un editore di un giornale si occupi di una questione che fa riferimento diretto a lui. Le regole morali e politiche del conflitto di interessi non possono funzionare a giorni alterni o a governi alterni. Questo è il cuore del problema, non se siano stati commessi illeciti. Di cui nessuno è a conoscenza. E questa ostinazione mostra quel grumo di potere da cui, evidentemente, l’editore non riesce a prendere le distanze”. Non suona male, no?

Marco Martini

 

Diabolico. Anche se in quei giorni, a dire il vero, per sapere cosa avrebbe fatto il governo era sufficiente leggere sulle agenzie. Ansa, 16 gennaio 2017: “In arrivo norme per riformare la governance delle banche popolari e del credito cooperativo. Secondo quanto si apprende da diverse fonti le misure saranno varate la prossima settimana”.

 

Al direttore - Oltre un anno fa, prima che Macron diventasse un plausibile candidato all’Eliseo, abbiamo dato vita a Forza Europa, una start up della politica italiana, con un’idea precisa in testa e nei testi: il nuovo bipolarismo politico elettorale è “aperto vs chiuso”, che nel vecchio continente si declina in “europeisti vs nazionalisti”. Ci guardavano un po’ così. Ora siamo al voto, e siamo al punto. Lo ha ben scritto Fabbrini sul Sole 24 Ore di domenica: si confrontano progetti alternativi tra “chi pensa di governare un’Italia indipendente e chi invece un’Italia integrata”. A strologare di un futuro di sovranità e nazionalismo sono il M5s e lo schieramento dove Salvini ha conquistato l’egemonia politica. In Forza Italia resistono personalità come Tajani e Frattini, votate al multilateralismo e all’europeismo, ma rischiano di essere comparse in un partito che guarda ormai al Ppe di Orbán e Kurz, alleato (o interprete) dell’etnonazionalismo xenofobo e antieuropeo. Poi c’è +Europa, soggetto cui abbiamo conferito la nostra start up, che parte con lo slancio di un’idea che non sembra più balzana: nel segno dell’Europa si può vincere, trasmettendo un messaggio positivo contro la chiusura sconfittista dei nazionalisti. Ma, ed è molto di più, “con Emma Bonino”: la leader più popolare e che più genuinamente interpreta lo spirito europeista di Spinelli e Pannella, quello federalista fondato sullo stato di diritto a garanzia delle libertà. Su crescita, lavoro, sicurezza, privacy, commercio internazionale, fiscalità per le superpotenze del web, il governo è a livello europeo o semplicemente non c’è. L’interesse dell’Italia si fa in Europa o non si fa. Sandro Gozi sul Foglio auspica con chiarezza un impegno comune delle forze che si riconoscono nella scelta europea dell’Italia. Certo, l’Europa che vogliamo, esattamente come l’Italia che vogliamo, è nuova e migliore di quella attuale. A Renzi che diceva “Europa sì ma non così” ho però sempre risposto “Europa sì, anche così” proprio perché, se non rivendichiamo e difendiamo ciò che abbiamo costruito, lasciamo il campo ai distruttori, non ai riformatori. Lo scontro c’è, tostissimo e con conseguenze: un’Italia piagnona e antagonista dell’Europa o protagonista dell’integrazione necessaria. Sembrava che il Viminale ci obbligasse alla corsa solitaria; il gesto intelligente di Bruno Tabacci ci restituisce libertà di scegliere anche un apparentamento con il Pd (con chi altri?). Io la penso così: con questa posta in gioco, al netto di tante differenze, sarebbe lungimirante unire le forze.

Benedetto Della Vedova, +Europa con Emma Bonino

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