Falsi scudi contro l'antisemitismo. Ci scrive il vicesindaco di Milano

Al direttore - Ferma restando la condanna per l’odioso gesto degli ultras laziali, ho visto più indignazione per questi adesivi che per l’assurda proclamazione dell’Unesco riguardo il Monte del Tempio. Moltissimi di questi “indignati istituzionali” non sono affatto credibili.

Pasquale Mammoliti

 

Caro Pasquale, lei ha ragione. Fa impressione osservare che tutti si accorgono dell’antisemitismo quando in ballo ci sono minacce farlocche, mentre in tanti quando ci sono in ballo minacce ben superiori a una figurina con Anna Frank non dicono nulla, non fanno un tweet, non dicono un je suis. Un amico mi segnala che effettivamente la reazione che c’è stata di fronte all’antisemitismo veicolato dalle scelte folli di alcuni tifosi della Lazio ci dice che in Italia l’antisemitismo è minoritario, notevolmente minoritario, e per questo bisognerebbe esultare. E’ vero. Ma allo stesso tempo viene da dire che esultare è impossibile: purtroppo gli scudi contro l’antisemitismo vengono sollevati quando ci sono argomenti facili che ci permettono di non andare nel merito dell’antisemitismo, mentre quando ci sono argomenti più tosti che dovrebbero farci riflettere davvero sull’antisemitismo presente non c’è tempo nemmeno per un tweet. Qui siamo ottimisti, forse lo avrete capito, ma quando si parla di vigilare sull’antisemitismo, o quando si parla di vigilare sull’odio anti Israele, che oggi è una delle forme più raffinate di antisemitismo, purtroppo le difese diventano delle sceneggiate più ridicole di quelle di Lotito.

 

Al direttore - Stamani ho letto con interesse l’intervento di Daniele Bonecchi e Fabio Massa: “Modesta proposta: riprendetevi l’autonomia ma ridateci la provincia”. Pur ritenendo sostanzialmente corretta l’analisi delle difficoltà che attualmente impediscono alla Città metropolitana di Milano di dispiegare appieno le sue potenzialità non condivido le conclusioni a cui giungono i due autori. Infatti le lancette della storia non si possono riportare all’indietro. Le gloriosa provincia di Milano appartiene al passato. Un passato che non deve essere idealizzato ma trasformato in solide fondamenta su cui costruire il futuro assetto istituzionale dell’area metropolitana milanese.

 Oggi stiamo vivendo in un’epoca di rapide e profonde trasformazioni. A livello globale stiamo assistendo alla progressiva affermazione di grandi unioni sovranazionali come l’Ue e il Mercosur che si affiancano a stati plurinazionali come gli Usa, l’India e la Cina. In questo contesto le grandi metropoli assumono una nuova centralità divenendo moltiplicatori di sviluppo culturale, sociale ed economico. E la Grande Milano che si apre al mondo è a pieno titolo tra queste metropoli. 

Ma tale complessità non può essere governata semplicemente all’interno degli angusti confini del Comune di Milano e neppure attraverso istituzioni di impianto ottocentesco come le province.

 Alla riforma Delrio, con tutti i suoi limiti, deve essere riconosciuto il merito storico di aver reso operative le Città metropolitane. Adesso però è necessario dare a esse gambe per camminare. Il Governo deve dimostrare fattivamente di crederci, basterebbe poco: la revisione della legge Delrio e adeguate risorse finanziarie. 

Chi come me è chiamato ad amministrare questa importante istituzione non può andare incontro alle sfide del futuro guardando all’indietro, inevitabilmente gli esiti sarebbero catastrofici. Noi chiediamo di essere messi nelle condizioni di amministrare pienamente questo giovane ente, “fare delle scelte e, nel bene e nel male, pagarne le conseguenze”. 



Arianna Censi


Vicensindaco della Città metropolitana di Milano

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