La Borsa ha capito che i populisti non si combattono con la fuffa

Al direttore - Il vantaggio per il voto poi è che d’estate è pieno di tedeschi.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Christopher Arroyo, professore di Filosofia al Providence College dei Padri Domenicani nel Rhode Island, ha appena dato alle stampe il volume “Kant’s Ethics and the Same-Sex Marriage Debate: an Introduction” (Springer, 2017). L’autore è consapevole del fatto che Kant non ha certo introdotto alcuna rivoluzione copernicana nelle camere da letto rispetto al dettato morale dei dieci comandamenti. A giudicare dal titolo sarebbe quindi lecito attendersi una difesa del matrimonio tradizionale ispirata ai princìpi della filosofia kantiana. Ma non è così: secondo Arroyo, la definizione kantiana del matrimonio come contratto volto a tutelare i diritti dei due contraenti è aperta a includere il matrimonio omosessuale. La definizione kantiana, infatti, non fa menzione esplicita della procreazione tra i fini del matrimonio. (Ne prendano nota i monsignori che in Vaticano stanno riscrivendo la “Humanae Vitae”). D’altra parte, nemmeno ci stupiamo più dopo aver letto il volume del padre Adriano Oliva op, “Amours” (Cerf, 2015), in cui si sostiene che ci sono buoni argomenti per sostenere la moralità dell’atto omosessuale sulla base della filosofia di san Tommaso d’Aquino. Se san Tommaso è gay- friendly, perché non Kant?

Luca Gili

 


 

Al direttore - In un suo interessante articolo, Alberto Brambilla sostiene che l’indebolimento dei sovranisti in Europa dipende dalla migliorata situazione economica e dalla crescita di quest’ultima che ha loro impedito un’ulteriore propaganda sul tema della crisi. Purtroppo a questa crescita, rilevata con soddisfazione da Mario Draghi, l’Italia partecipa in maniera non soddisfacente. Questo significa, quindi, che il populismo nostrano ha ancora margini di crescita, facendo leva su questi temi. Si giunge alla sua stessa conclusione. Il nostro paese non può perdere il treno della crescita. Renzi e Berlusconi devono usare la loro abilità di comunicazione per convincere di questo chi non ha ancora capito che ci può salvare la produttività, non “l’ozio di cittadinanza”.

Lorenzo Lodigiani

 


 

Al direttore - Ora che ci si avvicina, come pare, alla soluzione del rebus elettorale in chiave tedesca, penso che di una cosa bisogna essere consapevoli. Perché un sistema proporzionale, german style e simili, produca governi che poi stanno in piedi non basta volerlo. Ci vuole il fisico, un fisico tedesco per l’appunto. Ce l’abbiamo? Ho qualche dubbio. L’ultimo accordo di programma tedesco da Cdu e Spd nel 2013, dopo due mesi di trattative serrate, è un documento di 177 pagine che disciplina nei minimi dettagli tutte le sfere d’intervento in cui il governo è chiamato a operare: sicurezza, energia, lavoro, sanità, finanza pubblica, rapporti stato-regioni e così via. Ogni materia, un capitolo. Le coalizioni tengono (tanto più se sono larghe) se sono fondate su accordi di programma ponderati e condivisi, scritti nero su bianco, non sulla sabbia delle dichiarazioni di principio. Per i nostri mi pare una bella sfida. E la Borsa l’ha capito.

Marco Cecchini

Esatto. Il punto non è se sia giusto o no andare a votare. Il punto è se chi va a votare è in grado di presentarsi senza ambiguità con il profilo giusto per spazzare via dal terreno di gioco i professionisti della fuffa. E al momento purtroppo anche chi dovrebbe combattere la fuffa spesso lo fa a colpi di altra fuffa. Ma siamo ancora in tempo, no?

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