Guerre tra poveri

Come punire uno che si è fatto esplodere pensando di andare in uno splendido paradiso?

30 Marzo 2016 alle 06:00

Guerre tra poveri

Il kamikaze di per sé non è un delinquente. Che l’amore per la propria patria possa spingere ad atti estremi è sempre avvenuto nel corso dei secoli. La salvezza o la gloria del proprio popolo potevano esigere questo sacrificio di sé e dell’altro, il gettarsi contro le schiere o le mura o le navi nemiche pur sapendo con certezza che si sarebbe morti. Muoia Sansone con tutti i filistei. Quella del kamikaze è la guerra dei poveri, di chi non ha altre risorse, di chi pensa che morendo potrà fare del male ai nemici e del bene ai propri cari; la qualcosa naturalmente è tutta da dimostrare.

 

Altrove il discrimine, e il crimine: nell’ammazzare con consapevolezza e determinazione civili, bambini, invalidi, donne e vecchi e malati e medici. E’ un delitto, un peccato mortale e un reato: ci sono religioni che condannano tutto ciò e leggi di guerra che dicono come non tutto sia permesso. Anche i soldati catturati in battaglia vanno rispettati, sicché la condanna di Karadzic a quarant’anni di prigione è una piccola pena rispetto alle stragi di prigionieri che costui ha perpetrato. Che poi sia psichiatra e paranoico al contempo, dice che non c’è sapere, vero o presunto, che preservi dall’odio. Aveva potenti smanie di purificazione dagli islamici, Karadzic, così come tanti islamici hanno smanie di purificazione dai cristiani. Grazie Adolf.

 

E un conto sono i soldati che volontariamente, pur sicuri di morire, si gettano contro i nemici, un altro i soldati che pressoché inermi sono dati in pasto, come accadde ai tanti ragazzini iraniani obbligati a pestare le mine di Saddam. Cose che avvennero anche a casa nostra ai tempi della Prima guerra mondiale. Penso ai settecentomila soldati costretti da generali inetti e sadici a morire, insensatamente scagliati contro le truppe nemiche. Non si presero le lacrime dei loro generali, che anzi li insultarono fin nelle tombe, ma quelle dei nemici che stanchi di falciarli con le mitragliatrici urlavano loro: “Basta, basta, tornate indietro fratelli”. Pensare che si sarebbe potuto assai più fruttuosamente fare a meno di quell’infausta guerra fautrice della successiva, altrettanto orrenda. Grazie Duce.

 

Uccidere un bambino perché cristiano è ancora peggio di ucciderlo se strilla; tra le pareti domestiche può subentrare un raptus, una furia incontrollabile e non per questo meno oscena e punibile; differente invece l’uccisione di bambini a sangue freddo praticata dai talebani e tanti altri. Si disintegra un bambino di cui si vuole cancellare l’apparizione su questa terra, lo si annienta come si è tentato di fare con i templi di Palmira, in questi giorni riconquistata da milizie a loro volta assai poco raccomandabili. Palmira e i bambini di Lahore hanno avuto lo stesso destino spaventoso e glorioso, Palmira sta risorgendo, ai bambini non resta che augurare il paradiso. Se Palmira è la persistenza di un passato che non muore, e ci ricorda la gloria dell’immanenza, i bambini cristiani uccisi dai fanatici rappresentano la gloria della trascendenza, l’incessante mattino della fede. 

 

La ferocia dell’assassino di bambini non ha scusanti o attenuanti di alcun genere, lui stesso è stato bambino, sa di cosa si tratta, sa quel che fa. Che qualcuno che gli impone soggezione gli ordini il delitto, non lo scusa né assolve, obbedirgli comporta morire in disgrazia di Dio, che non è Unico, come sostengono Bergoglio e Scalfari, ma Infinito, vivo in ogni scintilla di pensiero che da ciascun umano si leva. Non c’è solo fanatismo religioso ma anche sadismo, che fa sì che il mostro di Lahore si avvicini il più possibile alle bambine in altalena. Gli piace farsi a pezzi e fare a pezzi, come magistralmente ha descritto Quentin Tarantino in “Grindhouse”, un horror splatter, per l’appunto.

 

Andiamo a prendere i mandanti

I mezzi giustiziano i fini; chi per un fine che gli pare buono agisce con mezzi obbrobriosi come l’uccidere bambini è comunque un mostro. Cristo non aveva pietà neppure per canaglie di minore stazza e consigliava loro di annegarsi, ma come punire uno che già si è autopunito pensando peraltro di andare in uno splendido paradiso a godersi i frutti della sua viltà? Non esiste più costui, se non nello schedario dei criminali, non si può più menarlo né educarlo, però i suoi mandanti sì, quelli sono ancora vivi e vegeti e se la ridono dei santi morti e anche del fesso che hanno mandato a morire. Al di là dell’umano ci sono i diavoli, che se ne stanno al sicuro nei loro rifugi e governano e regnano, e magari sono tra quelli che pubblicamente condannano i sicari e accarezzano le testoline dei bimbi alle conferenze internazionali della bontà.

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