Donna Hillary

Umberto Silva
L’emailgate che si è abbattuto sulla Clinton e quel desiderio di tanti di vederla stesa a terra

Climategate, Hackgate, Irangate, Sexgate e naturalmente, all’origine, lo storico Watergate: gli americani vanno matti per i gate, ai democratici ricordano i bei tempi di Nixon e i repubblicani smaniano per pareggiare i conti. Emailgate: Hillary Clinton ancora non si è candidata per la presidenza e già è accusata; di che? D’essere “il pericolo numero uno, la donna”, cantavano Claudio Villa e Gino Latilla nel memorabile Sanremo del 1957. Si difende l’ex first lady, “Mi era più comodo spedire le email così, non è peccato”. Be’, un po’ sì, l’orgia c’è stata. Hillary ha dribblato le varie Authority per concedersi direttamente a chicchessia. Perché? Si può ipotizzare una rivalsa sul marito libertino, qualcosa del tipo “se lui l’ha fatto di nascosto, io lo faccio alla luce del sole, e se voi tutti americani e non solo volete partecipare alla mia sessualità, fate pure”. Che poi questa sua infantile vendetta sia davvero pericolosa per le sorti degli Usa, così come si volle far credere che lo fosse il pompino di suo marito, sembra davvero eccessivo, moralismo suicidario di cui gli inquisitori americani sono ancora più ghiotti di quelli italiani. In questi giorni paiono calmarsi ma attenzione Madame: se ora allentano la presa è solo per stringere la morsa appena lei sarà eletta; a costoro piace la carne viva, la carne presidenziale.

 

A questo punto Hillary ha tutta la mia solidarietà, ci deve essere del buono in lei se tanti la vogliono morta. E’ carina quando si difende nel tailleur azzurrino dalle accuse di aver minato la sicurezza degli Stati Uniti, e chiama in causa la leggerezza e la sbadataggine, maliziose dee la cui frequentazione volentieri alle donne perdoniamo, per farci perdonare tutto il resto. Eppoi Hillary non è Barack. Il malinconico avvocato Obama si crede il figlio dell’avvocato Lincoln, convinto da quei fresconi del Nobel che il colore della pelle basti a certificargli una gloriosa eternità; di lui m’incantano solo i droni, che dal nulla sorgendo silenziosi calano sugli assassini addormentati. Tutt’altra cosa Hillary; fin da quando camminando per il verde prato alla destra del marito entrò alla Casa Bianca, si ripromise di tornarci col marito alla sua destra. Tanto decisa Hillary che pur di conquistare il trono si è tenuta quello strano Bill, dall’apparenza così bonacciona che non c’è da crederci. Tutti dicono: tanto governerà lui e si risarcirà dell’inquisitoriale tortura che per quattro anni lo castrò politicamente e umanamente; altri invece dicono che no, governerà lei e lo tratterà come un magnifico gattone… castrato. Brrr! Gl’indomiti maschi repubblicani avranno un ulteriore motivo per odiare ancor più Hillary, l’impenetrabile Hillary che balla da sola. Se prima era l’alter ego del marito, tanto da essere chiamati Billary, perdonando il tradimento ella si prese della generosa e dell’opportunista in parti eguali. Divenne così l’alter di se stessa, angelo e demonio, superdonna e superstronza a seconda dell’umore mattutino degli yankee quando spremono le arance.

 

Ulteriore bellezza

 

Nobilmente Massimo Recalcati sostiene che perdonare il tradimento conduce a un grado ulteriore di bellezza, ma Hillary ha perdonato o solo affilato i denti? Va benissimo la seconda ipotesi. Che scarichi l’odio per il marito fedifrago contro i mascalzoni dell’Is, sembra il meglio che possa fare nel corso di una presidenza che le auguriamo prospera e felice. Ma c’è un ma, la vecchiaia. Non di rughe e di anni, sarebbe volgare, ma del tempo che noi creiamo con i nostri atti, il tempo di cui Psiche è sovrana. Il marito stagista, Bush&Bush, la vittoria di Obama, il male oscuro, il bene troppo chiaro dei sondaggi… pronti in extremis a farsi beffa di lei… Hillary tutto questo sa, soffre e lotta, trepidante e coraggiosa. Ma se Obama la scippò all’inizio dei tempi grazie al nativo fulgore, ora la scipperà nuovamente ricoprendola della sua triste cenere. Il giorno delle elezioni le donne americane, le più appassionate, le più sensibili, Kate Winslet in “Revolutionary Road” per intenderci, guarderanno malinconicamente dalla finestra ricordando i loro vent’anni, l’età ove una donna ne ama un’altra per amare se stessa, gli anni in cui s’innamorarono di Hillary Clinton e del suo simpatico (?) marito.

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