Whatever padano

L’inconscio a cielo aperto di Matteo Salvini e i suoi debiti con nessuno che cari pagherà.

Può uno psicoanalista improvvisarsi profeta? “Certo che sì”, come tra il serio e il faceto ebbe modo di dire Georg Walther Groddeck, precisando che se non si è profeti nemmeno si è psicoanalisti. A questo punto mi permetto di azzardare: tra Matteo Salvini e Matteo Renzi non c’è partita, vincerà la Fiorentina sette a zero con gol di Boschi, Madia, Moretti, Mogherini e perfino l’enigmatica Giannini andrà a rete con una formidabile testata. Il celodurista Salvini sarà sconfitto dalle donne che con grazia lo dribbleranno e alla fine non dovranno nemmeno farsi la doccia, tanto poco il loro sudore. Lui invece sarà sudatissimo, nonostante che nel corso della partita avrà cambiato parecchie maglie, passando da quella secessionista alla lepenista alla nazionalista al benzinaio, indossandole tutte quante in contemporanea per poi con gesto sovrano sfilarsele davanti ai tifosi per mostrare tatuato sul petto il volto dell’amato Kim Jong. O di Antonio Razzi. Esausto, dovrà anch’egli ricorrere al grande Groddeck: l’autore del geniale “Lo scrutatore d’anime” guariva i pazienti dalle loro follie massaggiandone vigorosamente le tempie e i glutei.

 

Ma ben più delle intuizioni dello psicoanalista contano le parole del paziente disteso sul lettino, parole che spesso costui pronuncia a propria insaputa, preso dal delirio o dalla fregola. A questo punto bisogna pur riconoscerglielo: Matteo Salvini niente nasconde, piuttosto straparla con un inconscio a cielo aperto totalmente esente da paura; che forse un po’ di paura gli farebbe bene, regalandogli il tempo di capire quel che sta dicendo. Ma Salvini è un temerario e non perde occasione per mostrarlo, il petto pelosamente esposto ai media, la faccia piena di sé tipica di chi si getta spavaldo nello champagne della vita per poi, un brutto giorno, il giorno del Giudizio, davanti al precipitare degli eventi stordito chiedersi: “Ma che diavolo è successo?”. E’ la cosiddetta sindrome schettiniana, dallo sciagurato capitano del Concordia. Ma se di capitan Schettino tutti si chiedono perché uno come lui stesse in un posto di vitale responsabilità, Salvini al posto di comando ci sta con la massima autorevolezza. Ha detto a Muntari di andarsene e si è preso un ceffone da Balotelli. Ha detto a Tosi di sloggiare, e quello gli si è seduto addosso. Salvini non fa una piega, l’effettivo prodursi delle cose non lo tange, ha altro da fare, procedere con sempre nuove idee, buone o cattive vanno bene entrambe, il male e il bene sono vecchie storie di destra e sinistra. L’irrefrenabile Salvini procede a quattro zampe ciascuna delle quali stringe mani differenti e sconosciute; se ne frega del futuro quanto del passato, che per lui neppure esiste; se neppure ricorda di avere fatto un tempo non lontano certe stranezze non è per astuzia o vergogna, ma perché non se le ricorda proprio, in una scanzonata amnesia da karaoke che lo rende simpatico. Piace anche a quelli di CasaPound che amano ricordare quel che sarebbe meglio dimenticassero, e piace anche a Marine Le Pen che vorrebbe dimenticare l’imbarazzante papà ma trova sempre qualcuno che glielo fa presente. Il futuro, poi, a Salvini gli fa un baffo: que sera sera, whatever will be, will be, the future’s not ours to see. Cosa realmente pensa Salvini, qual è la verità del suo desiderio? Boh. Che colpa ne ha se il cuore è uno zingaro e va, catene non ha… Recentemente ha proclamato: “La nostra deriva è una deriva positiva”.

 

Qualche giorno fa Matteo Salvini ha deciso che a “Bruxelles c’ è ben peggio di Mussolini, non hanno l’olio di ricino ma spread e finanza fanno peggio del fascismo”. Come interpretare questa riprovevole uscita? Come la santa innocenza di un ancor giovane ragazzone? Davvero per Salvini quel Mussolini che regalò l’Italia a Satana è solo il mattacchione dell’olio di ricino… o sa ma se ne fotte? Sbuffa: “Ma davvero i cittadini pensano che possano tornare i comunisti e i fascisti?”, a noi tutti stupidotti l’indignato, stupito, schifato Salvini domanda. Be’, insomma, dopo le tue parole, caro Salvini, un po’ lo pensiamo. Ma Salvini ha l’asso nella manica: “Io non ho debiti morali con nessuno, e così sono molto più libero di fare”. Sì, ma cosa? Fin dall’inizio dei tempi una grande psicoanalista, la dottoressa Bibbia, ricordandoci del peccato originale chiaramente fece intendere che chi non riconosce il debito con i padri e le madri, con Dio, con la Patria, con la vita, con l’amore, con il figlio, con gli uomini e con le donne di ogni terra, con la fortuna, e con se stessi, costui può effettivamente combinarne di ogni colore.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi