Moderazione vs. populismo: i programmi diversi nella coalizione di centrodestra

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Mundo, Financial Times, Pais, Economist...

23 Febbraio 2018 alle 09:37

Moderazione vs. populismo: i piani diversi nella coalizione di centrodestra

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni a cena a Catania (foto LaPresse)

Silvio Berlusconi promuove un moderato come prossimo primo ministro dell'Italia

Londra, 23 feb 08:39 - (Agenzia Nova) - Silvio Berlusconi cerca di imporre la propria autorità sulla sua riottosa coalizione di centro-destra in vista delle elezioni: sminuisce l'avanzata degli alleati euroscettici di estrema destra e promuove la sua scelta moderata come futuro primo ministro del paese; così sul quotidiano economico britannico "The Financial Times" il corrispondente dall'Italia James Politi riassume l contenuto dell'intervista radiofonica concessa ieri giovedì 22 febbraio dall'81enne mogul italiano dei media. Berlusconi ha detto che Antonio Tajani, attuale presidente del Parlamento europeo, sarebbe un'ottima scelta per guidare il governo italiano se il centro-destra riuscisse a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi nelle elezioni del 4 marzo prossimo: non è la prima volta che l'anziano leader spende il nome di Tajani, nota Politi sul "Financial Times"; ma averlo fatto così chiaramente e così vicino al voto significa che la candidatura sta prendendo quota. "Tajani sarebbe farebbe pesare l'interesse dell'Italia nell'Unione Europea: in Europa è molto ben considerato", ha detto Berlusconi nell'intervista; aggiungendo che "abbiamo bisogno di un'Italia stabile ed abbiamo bisogno che l'Ue ci sia amica". Le sue dichiarazioni arrivano mentre la coalizione di centro-destra, composta dal partito berlusconiano Forza Italia e da due alleati della destra euroscettica, la Lega nord e Fratelli d'Italia, è sempre più ottimista sulle chance di ottenere una chiara maggioranza. Tuttavia la coalizione è divisa al suo interno su molte questioni, come ad esempio la partecipazione dell'Italia all'euro, ed i tre partiti partner sono in competizione tra loro per stabilire chi comanderà dopo il voto. Nonostante ciò, secondo il corrispondente del "Financial Times" il più probabile esito delle elezioni italiane sarà una situazione di stallo tra il centro-destra, il centro-sinistra guidato dal Partito democratico attualmente al governo e l'anti-establishment Movimento 5 stelle, da cui potrebbe emergere una grande coalizione oppure un governo di unità nazionale: in tal caso, Berlusconi ha dichiarato di essere aperto alla possibilità di prolungare il mandato dell'attuale primo ministro di centrosinistra, Paolo Gentiloni.

Leggi l’articolo del Financial Times

Italia: Lega, discorso anti-europeo e no all'immigrazione irregolare

Madrid, 23 feb 08:39 - (Agenzia Nova) - "Prima gli italiani": questo il motto con cui Matteo Salvini, leader e candidato della Lega, si presenta alle prossime elezioni generali italiane in programma per il prossimo 4 marzo. Durante un incontro con la stampa internazionale a Roma, Salvini ha dichiarato di essere a favore di un paese "solidale e aperto", ma nel rispetto di alcune regole: "Sì al vero rifugiato politico, no a quello economico", ha detto ad esempio il leader della Lega. Lo riferiscono i quotidiani spagnoli "El Mundo" e "La Vanguardia" che aggiungono come Salvini abbia espresso la volontà, in caso di vittoria elettorale, di rivedere alcuni regolamenti e trattati dell'Unione europea che attualmente bloccherebbero lo sviluppo dell'Italia e dell'intero continente europeo.

Leggi l’articolo del Mundo

La città che ha bandito le moschee dà il tono alle elezioni italiane

Londra, 23 feb 08:39 - (Agenzia Nova) - Una città italiana che ha già espulso circa 200 immigrati e bloccato il progetto per la costruzione di una moschea è stata indicata dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi come l'esempio di come l'Italia sarà governata se riuscirà a vincere le elezioni del 4 marzo prossimo: lo scrive sul quotidiano tradizionalista britannico "The Times" il corrispondente dall'Italia Tom Kington che si è recato a Sesto San Giovanni, la cittadina di 82 mila abitanti alle porte di Milano. Nella sua corrispondenza il giornalista inglese riferisce che ora l'amministrazione comunale di Sesto San Giovanni vuole andare oltre ed ha presentato un piano per identificare ogni singolo immigrato nelle sue strade attraverso l'utilizzo di telecamere a circuito chiuso equipaggiate con una tecnologia per il riconoscimento facciale messa a punto a Israele: "Questa città è un esempio perfetto da seguire per tutte le amministrazioni municipali d'Italia, stiamo già realizzando il nostro programma", ha detto al "Times" Guido Della Frera, il candidato locale alle elezioni parlamentari per il partito Forza Italia di Berlusconi. "Qui a Sesto San Giovanni abbiamo espulso 194 immigrati che dormivano nelle strade e disturbavano la gente, un record tra le città italiane", si vanta con il "Times" il sindaco 40enne Roberto di Stefano: "Ciò che abbiamo fatto qui è un esempio di quel che potrebbe accadere in tutta Italia", aggiunge. Nelle elezioni comunali dello scorso giugno la Destra ha clamorosamente strappato l'amministrazione di Sesto San Govanni alla Sinistra dopo 72 anni di governo ininterrotto: la causa principale, secondo il giornalista inglese, è la crescente intolleranza degli italiani dopo l'arrivo nel paese di circa 600 mila immigrati in appena quattro anni; e nell'opinione della gente la colpa dell'emergenza immigrazione è in gran parte attribuita proprio ai governi di centro-sinistra. Nel centro-destra Berlusconi ha condotta la sua campagna elettorale facendo a gara con il suo alleato Matteo Salvini della Lega per stabilire chi prometteva di espellere più immigrati clandestini dall'Italia: una tattica che secondo il giornalista inglese finora sembra aver pagato, e infatti gli ultimi sondaggi vedono in testa proprio la coalizione di centro-destra; come conseguenza quasi certa, dopo le elezioni del 4 marzo il centro-sinistra perderà il governo nazionale.

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La battaglia dei Savoia per seppellire i bisnonni in Italia

Madrid, 23 feb 08:39 - (Agenzia Nova) - Dal ritorno in Italia dei Savoia nel 2002, in seguito all'abrogazione della legge che impediva loro di mettere piede sul territorio italiano, le turbolenze della storica famiglia reale non si sono fermate. I resti del penultimo re italiano, Vittorio Emanuele III, sono tornati in patria lo scorso dicembre senza nessuno sfarzo o riconoscimento, quasi in segreto e con metà dell'opinione pubblica italiana apertamente contraria al ritorno delle spoglie. Lo riferisce il quotidiano spagnolo "El Pais" che ricorda come gli italiani non abbiano mai perdonato al complicità dei Savoia con il fascismo e la cooperazione nella persecuzione degli ebrei. Ora il pronipote Filiberto di Savoia ha intrapreso una lotta per restituire l'onore perduto ai propri avi e per farlo si appellerà al Vaticano, come annunciato durante un'intervista a "Vanity Fair".

Leggi l’articolo del Pais

 


PANORAMA INTERNAZIONALE


 

"Economist": la disinformazione della Russia distorce la democrazia negli Usa e in Europa

Londra, 23 feb 08:39 - (Agenzia Nova) - Il settimanale britannico "The Economist" ha pubblicato una lunghissima analisi sulla crescente interferenza della Russia nei processi politici ed elettorali negli Stati Uniti e in Europa, alla luce dell'inchiesta condotta negli Usa dal procuratore speciale Robert Mueller sul cosiddetto "Russia-gate". Per quanto riguarda l'Italia in particolare, "The Economist" scrive che il nostro paese è un facile bersaglio della disinformazione russa, le fake news impazzano, la fiducia nelle autorità è bassa e a qualche partito le cose piacciono così come stanno. La Lega nord incoraggia apertamente l'utilizzo dei cosiddetti "bots" con una app che automaticamente classifica i post del partito nelle timeline dei suoi supporter; il populista Movimento 5 stelle si oppone a qualsiasi cosa, inclusi i tentativi di bloccare le fake news, e i suoi siti web sono diventati un ricettacolo di teorie cospirazioniste in vista delle elezioni del 4 marzo prossimo.

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Politica monetaria, la Bce teme ancora gli estremi di una guerra valutaria globale

Berlino, 23 feb 08:39 - (Agenzia Nova) - La critica a Mario Draghi è stata formulata indirettamente, ma con chiarezza. Alla fine di gennaio, il capo della Banca centrale europea (Bce) aveva avvertito che un governo non dovrebbe influenzare i movimenti nel mercato dei cambi. Il direttore della Bce, Benoit Coeuré, aveva dichiarato: “L’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno oggi è una guerra valutaria. Vediamo che molta volatilità è stata recentemente creata da varie dichiarazioni, e penso che semplicemente non sia utile”. Coeuré si riferiva alle dichiarazioni del segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin, che aveva descritto come vantaggioso un dollaro debole. Il dollaro si era indebolito immediatamente, e l'euro aveva superato quota 1,25 sulla valuta statunitense. Un euro forte riduce l’importazione dei beni e rende meno attraenti i prodotti della zona euro. Ciò contribuisce a comprimere l'inflazione, inferiore all’obiettivo del 2 per cento della Bce da cinque anni. In seguito il presidente Usa Donald Trump aveva in parte smentito le dichiarazioni del suo ministro delle Finanze facendo calare l’euro a 1,23 dollari. Ora in molti attendono un cambiamento della politica monetaria durante l’anno in corso. La Bce sta ancora comprando titoli di Stato per un valore mensile di 30 miliardi di euro, e lo farà almeno fino alla fine di settembre. I tassi di interesse nell’area dell’euro sono da tempo a zero. Secondo le stime prevalenti, il primo rialzo dei tassi seguirà di circa un anno e mezzo la fine degli acquisti obbligazionari. Un calo del successivo del bilancio della Bce è prevedibile, perché i titoli in scadenza nel portafoglio non saranno più sostituiti da nuovi acquisti. Nel frattempo nell'eurozona si è registrato un marginale aumento dei salari: questo è importante per stabilizzare i prezzi, poiché l’inflazione e gli stipendi sono correlati. A differenza degli Stati Uniti, dove è al quattro per cento, la disoccupazione nella zona euro è ancora ben oltre l’otto per cento.

Leggi l’articolo del Pais

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