L'Europa non è pronta per la prossima ondata migratoria dall'Africa

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Handelsblatt, Financial Times, Echos, Sueddeutsche Zeitung, Times

L'Europa non è pronta per la prossima ondata migratoria dall'Africa

Foto LaPresse

L'Europa non è pronta per la prossima ondata migratoria dall'Africa
Londra, 28 nov 08:30 - (Agenzia Nova)  - La crescita della popolazione in Africa minaccia di spingere nel prossimo decennio milioni di persone verso un'Europa che è mal preparata per una tale sfida: lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, l'italiano Antonio Tajani, esprimendo preoccupazione per la strategia migratoria dell'Ue; Tajani ha suggerito l'adozione di una sorta di "piano Marshall" che coordini le sparse iniziative dei vari governi europei in uno sforzo congiunto per dare a sempre più africani buone ragioni per restarsene a casa. Le dichiarazioni del presidente del Parlamento europeo sono arrivate alla vigilia del vertice biennale Ue-Africa che si terrà questa settimana in Costa d'Avorio ed amplificano i timori di quanti temono che l'Europa continui a non avere un piano a lungo termine sulla questione migratoria nel caso che si inverta l'attuale tendenza ad un drastico calo degli arrivi di migranti sulle proprie coste.
Italia: Minniti, “la stabilità libica è importante anche per l’Europa”
Berlino, 28 nov 08:30 - (Agenzia Nova)  - Ben 808 persone in una settimana: tanti sono i rifugiati soccorsi la scorsa settimana dalla nave di salvataggio “Aquarius” delle due organizzazioni non governative SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere. Poco più della metà di essi, tra cui 40 donne e 60 minori, sono stati sbarcati lunedì a Catania, in Sicilia. Ad eccezione di un egiziano, un etiope, un pakistano, un sudanese del Sud e un rifugiato dal Bangladesh, tutti sono arrivati dall’Eritrea. “La Libia è un paese di transito per i rifugiati. Non c’è mai stato un libico tra quelli che sono arrivati in Italia”, ha detto lunedì a Roma il ministro dell'Interno italiano Marco Minniti. Dal mese di giugno, il numero dei migranti giunti in Italia è sceso drasticamente, ma ora è nuovamente in crescita: non arrivano solo dalla Libia, ma anche da Tunisia ed Egitto. “Siamo stati in grado di evitare un collo di bottiglia”, ha detto Minniti, ribadendo che “non abbiamo mai smesso di registrare gli arrivati e le nostre porte sono e rimarranno aperte”. Il ministro ha risposto così alle critiche delle Ong alla politica della Ue di finanziamenti e formazione della Guardia costiera libica. I migranti fermato e portati nei campi profughi libici sono spesso vittime di violazioni dei diritti umani. Attualmente nei campi ci sarebbero 19.900 persone. Nel solo mese di settembre ne sono arrivati 7.000. Le Nazioni Unite hanno criticato la situazione. Notizie e dettagli provengono dai stessi salvati. Un video della CNN mostra una presunta vendita all’asta di schiavi, e ha suscitato sgomento e indignazione, anche in Germania. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per le Migrazioni (Oim) ha segnalato l’asta dei migranti nel mese di aprile. Il governo del Ruanda ha detto di poter accogliere fino a 30.000 migranti africani provenienti dalla Libia. “Il Ruanda non può rimanere in silenzio quando la gente è maltrattata o è venduta come i bovini”, ha dichiarato il ministro degli Esteri del Paese dell’Africa orientale, Louise Mushikiwabo. “Le nostre porte sono aperte”, ha detto. Per l’Italia quello libico non è un problema solo italiano, bensì europeo. Le priorità secondo il ministro Minniti sono quelle “d’indirizzare il flusso dei rifugiati e di bloccare l’immigrazione clandestina. Inoltre bisogna creare corridoi umanitari per lavorare a stretto contatto con le Nazioni Unite per il rispetto dei diritti umani e per migliorare le condizioni nei campi in Libia”. Il ministero degli Esteri italiano ha appena pubblicato una gara d’appalto per le Ong per individuare i campi profughi in Libia dove lavorare. “La stabilità politica e la responsabilità per i rifugiati è comune ai due leader libici”, ha dichiarato Minniti riferendosi a Fayez al Sarraj e al generale Khalifa Haftar. “Una Libia stabile è importante anche per la sicurezza europea”, ha proseguito il ministro italiano. Il vertice Ue-Africa si terrà questa settimana in Costa d’Avorio. Il cancelliere tedesco Angela Merkel si recherà mercoledì a Abidjan.
Italia, anello debole europeo delle fake news
Parigi, 28 nov 08:30 - (Agenzia Nova)  - “Les Echos” afferma che l’Italia è considerata “l’anello debole” della disinformazione in Europa, e per questo Roma cerca di dotarsi di una legge contro le fake news. Una proposta portata avanti dal Partito democratico di Matteo Renzi si ispira al modello tedesco. Il quotidiano economico sottolinea che il Movimento 5 stelle e la Lega nord si oppongono a questo disegno di legge in quanto “non fa parte delle priorità degli italiani”. I due partiti hanno inoltre puntato il dito contro i media tradizionali, colpevoli a loro dire di essere i principali responsabili della disinformazione. Il quotidiano economico scrive poi che sarebberno già stati identificati dei legami tra fake news e alcuni attivisti dei partiti guidati da Beppe Grillo e Matteo Salvini.
L’Italia in rimonta nell’industria 4.0
Berlino, 28 nov 08:30 - (Agenzia Nova)  - Sara Roversi, 37 anni, ha fondato 30 start-up a partire dal 2003 con Lifeinaclick, una società specializzata in marketing emozionale che si occupa di organizzare eventi come concerti o addirittura le Olimpiadi. Giorgio Ventre di Napoli dal 2016 fa invece parte dell’Apple iOS Developer Academy, lavora in un centro di formazione digitale. Entrambi, assieme a circa 90 relatori, saranno a Berlino questo mercoledì per una conferenza italo-tedesca in materia di digitalizzazione e l’industria 4.0. Un anno fa nessuno avrebbe pensato all’idea di organizzare un evento del genere. Il programma “Industria 4.0” è stato lanciato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, e prevede 20 miliardi di euro di incentivi fiscali in tre anni per lo sviluppo, tra le altre, dell'Internet delle cose. La quarta rivoluzione industriale è accompagnata da una pausa nella politica industriale. L’Italia è in ritardo, ammette la presidente dell'Eni Emma Marcegaglia. La Germania ha invece adottato la sua Agenda digitale dal 2014. Uno studio del Politecnico di Milano ha rivelato che nel 2016 il 40 per cento delle aziende italiane interpellate non sapevano nulla del termine industria 4.0. Un anno dopo, la percentuale è scesa all’8 per cento. Sono aumentati gli investimenti privati. In una classifica mondiale delle Nazioni Unite sul commercio l’Italia l’anno scorso risultava essere al 15 esimo posto per gli investimenti, con 29 miliardi di euro.
L'Italia va da sola sulla tassazione dei giganti del web
Londra, 28 nov 08:30 - (Agenzia Nova)  - L'Italia prende la guida del resto d'Europa e introduce una tassa sui giganti del web come Amazon, Apple e Google: lo riferisce il quotidiano inglese "The Times" commentando l'emendamento introdotto nella Legge di stabilità che questa settimana dovrebbe essere approvata dal Senato di Roma. Quella italiana è una iniziativa fiscale unilaterale, scrive sul "Times" il giornalista Philip Willan: è la prima a essere adottata nell'Unione Europea per costringere le grandi compagnie internet a versare un'imposta nel paese dove fanno affari. L'acquisto di "prodotti digitali intangibili", come ad esempio gli annunci pubblicitari raccolti da Google o Facebook, saranno soggetti al pagamento di una tassa del 6 per cento: gli acquirenti italiani di quei prodotti ne detrarranno direttamente l'importo dell'imposta e lo verseranno al Tesoro. La tassa si applica solo alle società estere con una significativa presenza nel settore digitale italiano, che cioè registrano più di 1.500 transazioni a semestre ed introiti per almeno 1.5 milioni di euro: secondo il senatore Massimo Mucchetti del Partito democratico di centrosinistra, che ha proposto l'emendamento, la tassa potrebbe arrivare a generare a regime un gettito fino a un miliardo di euro all'anno. Solo il mercato pubblicitario su internet in Italia vale circa 2.5 miliardi annui: la parte del leone la fanno Google, con 1.8 miliardi, e Facebook con 200 milioni; i restanti 500 milioni vengono spartiti tra tutti gli altri media locali. L'Italia è uno dei nove paesi europei che hanno premuto perché l'Unione Europea adotti un approccio fiscale coordinato nei confronti dei giganti statunitensi del web, che vendono i loro prodotti a livello globale e sfruttano le smagliature del sistema per pagare le tasse in piccoli paesi dove il regime fiscale gli è più favorevole, come l'Irlanda, il Lussemburgo o Malta. Della questione discute da tempo l'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (Ocde), ma finora inutilmente: se l'Ocde non troverà presto una soluzione, ha avvertito la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager, l'Europa procederà da sola la prossima primavera. L'Italia però ha deciso di non aspettare, anche perché tassare le multinazionali Usa del web è molto popolare in Parlamento: "Non pagano tasse, non creano posti di lavoro e portano i soldi all'estero" spiega al "Times" Paolo Cellini, economista dell'Università Luiss di Roma.
  
PANORAMA INTERNAZIONALE
  
 
La Germania paga più del doppio nella Ue rispetto alla Gran Bretagna
Berlino, 27 nov 10:02 - (Agenzia Nova)  - La Germania è stata di nuovo nel 2016 di gran lunga il più grande contribuente netto verso la Ue: quasi 13 miliardi di euro, secondo informazioni della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, la differenza tra quanto “dato a” e “ricevuto da” Bruxelles. Durante lo scorso anno il bilancio dell’Unione europea è sceso a 136 miliardi di euro. Il secondo maggiore contribuente netto è stata la Francia con 8,2 miliardi di euro, ossia un incremento di 2 miliardi di euro. Al terzo posto c’è il Regno Unito con un contributo netto di 5,6 miliardi di euro. Il costo dell’Uscita della Gran Bretagna dall’Unione svolgerà un ruolo importante a partire dal prossimo anno nel dibattito sul prossimo periodo finanziario della Ue a partire dal 2021. Il commissario per il bilancio, il cristiano democratico Guenther Oettinger (Cdu) aveva già chiesto ai restanti contribuenti netti, almeno 10 miliardi di euro da pagare di più rispetto a prima, per compensare le conseguenze della Brexit.
 
La Germania ha bisogno di un governo stabile
Berlino, 27 nov 10:02 - (Agenzia Nova)  - La Germania è stata fortunata con l’ultimo presidente federale. Steinmeier non è in carica da lungo tempo, ma ha chiarito che la Legge fondamentale tedesca (la nostra Costituzione) è concepita per una politica costruttiva. Le elezioni dovrebbero svolgersi regolarmente e condurre a governi stabili. La massima non è “nuovo gioco, nuova fortuna”. La Germania è il più grande e il più forte da decenni Paese europeo. Al momento, il governo ha una capacità limitata di agire e sarà così finché non ci sarà un nuovo governo. Una capacità giuridica limitata, non prevedibile, in Germania compromette una politica sostenibile che si dirige verso la libertà e la prosperità, la sicurezza e la soluzione pacifica non solo all’interno, ma anche in Europa. Ad esempio la gestione della Brexit. Si avvicina la fine della scadenza dei negoziati abbastanza difficili, così come sono delicate le relazione con la Francia. Lì, per la prima volta da almeno un decennio, c’è di nuovo un presidente che ha capito che cos’è l’Europa. Lo ha esposto in diversi discorsi, specialmente alla Sorbona, con molta forza, strategicamente fondati e collegati a proposte e iniziative concrete. L’amicizia franco-tedesca è vicina al suo cuore. La Germania sarebbe il suo partner più importante, ma deve riprendere la sua capacità di agire. Ci sono anche cambiamenti globali: il declino relativo della potenza americana, l’ascesa della Cina, la globalizzazione con le loro merci e i flussi di denaro, la rivoluzione digitale tra cui la penetrazione digitale delle società, i cambiamenti climatici, la migrazione, il terrorismo islamico. La Germania ha bisogno di un governo stabile. Proprio come vuole la Legge fondamentale.
 
    
Francia: nasce “Agire”, nuovo partito di destra alternativo ai repubblicani
Parigi, 27 nov 10:02 - (Agenzia Nova)  - Ieri è stata annunciata la creazione di un nuovo partito di destra: “Agire, la destra costruttiva”. Una formazione composta da una ventina di deputati appartenenti al gruppo parlamentare dei “Costruttivi”, sostenitori della République en marche. “Le Figaro” spiega che all’interno di questa nuova famiglia politica ci sono molti repubblicani che hanno mantenuto la tessera del loro partito di appartenenza. Queste figure potrebbero però essere espulse nelle prossime settimane. “Il nostro dovere e la nostra responsabilità sono quelle di essere utili e di fare di questo quinquennio una riuscita per la Francia” si legge nel testo fondatore, che esclude “ogni tipo di avvicinamento al Front National e si impegna a combattere la sua ideologia”.
   
Continua sul Figaro
     
Brexit, si infiamma la questione della frontiera dell'Irlanda del Nord
Londra, 27 nov 10:02 - (Agenzia Nova)  - Come se non bastasse lo scontro sul "conto" che la Gran Bretagna deve pagare per il suo divorzio dall'Unione Europea, ora a complicare ulteriormente le trattative sulla Brexit ci si mette lo status futuro della frontiera tra la Repubblica d'Irlanda e l'Ulster (l'Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito; ndr): oggi lunedì 27 novembre ne parlano tutti i giornali britannici, dopo che ieri il ministro per il Commercio internazionale Liam Fox ha fatto capire di voler usare la questione come una carta contrattuale nei già complicati negoziati Gb-Ue; il ministro ha detto di prevedere "gravi difficoltà" sulla contestata frontiera finché non sarà stato raggiunto un trattato doganale tra l'Unione Europea e la Gran Bretagna. Questa è la posizione che il governo britannico ha espresso da tempo; ma secondo il quotidiano inglese "The Times" ora Fox è andato ben oltre, suggerendo che la disputa sulla frontiera inter-irlandese resterà congelata finché gli europei non faranno concessioni sul futuro accordo commerciale complessivo post-Brexit con il Regno Unito.
 
Russia: governatore ceceno Kadirov pronto a dimettersi
Mosca, 27 nov 10:02 - (Agenzia Nova)  - Il governatore della Repubblica russa di Cecenia (regione autonoma russa), Ramzan Kadyrov, ha annunciato l'intenzione di lasciare l'incarico. Kadyrov crede che sia giunto "il momento": "Si può dire che è il mio sogno. Essere il capo della regione ed avere responsabilità per il popolo e per la repubblica", afferma il governatore all'emittente "Rossija 1" "è molto difficile". Kadyrov, che è a capo della repubblica dal 2007, ha spiegato: "Non è che sia stanco, o che non voglia prestare il mio servizio. Ma credo che sia arrivato il momento”. Il governatore della Cecenia ha specificato che le peculiarità della propria figura politica con il tempo si adattano meno alle contingenze del paese. “Una volta c'era bisogno di persone come me per combattere, per ristabilire l'ordine" e fare in modo che i ceceni venissero riconosciuti come russi, afferma Kadyrov, secondo cui è giunto "il tempo per noi di apportare cambiamenti nella Repubblica cecena". Alla domanda su un possibile successore, Kadyrov ha osservato che "questa è la prerogativa della leadership dello stato” e “dei cittadini", aggiungendo di avere tuttavia delle preferenze che tuttavia ha preferito non specificare.
   
Usa: il deputato democratico Conyers si dimette da presidente della commissione Giustizia in seguito ad accuse di molestie
New York, 27 nov 10:02 - (Agenzia Nova)  - Il deputato del Partito democratico statunitense, John Conyers, di 88 anni, ha annunciato oggi che si dimette da presidente della commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti che ha guidato per oltre dieci anni. Conyers, si trova al centro di uno scandalo per molestie sessuali nei confronti di due donne membri del suo staff. Con una di loro nel 2015 sarebbe arrivato ad una transazione extragiudiziale per evitare che la donna lo esponesse. Si occuperà di indagare sul suo caso, la commissione per l’Etica della Camera. Conyers, entrato alla Camera nel 1965 e il suo membro più anziano, ha respinto le accuse e ha affermato che si difenderà nella commissione. Indiscrezioni suggeriscono che i deputati, inclusi i suoi colleghi democratici, abbiano tentato per anni di spodestarlo dalla presidenza. La portavoce della minoranza alla Camera, Nancy Pelosi, ha immediatamente chiesto un’inchiesta della commissione per l’Etica e oggi si dice soddisfatta che mentre l’inchiesta cerca di far luce, Conyers si sia fatto da parte. Propria durante questa settimana, la Camera dovrebbe votare una risoluzione che obbliga tutti i deputati e i loro staff a sottoporsi a corsi di formazione di contrasto alle molestie e alle discriminazioni.

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