Ad Andrea De Cesaris

Nella domenica della rissa calcistica di Juve Roma c’è altro. Nelle stesse ore del dramma di Jules Bianchi a Suzuka, la banalità di un destino uguale eppure differente si porta via Andrea De Cesaris, sul Grande raccordo anulare di Roma, mica al Nürburgring.

7 Ottobre 2014 alle 14:35

Ad Andrea De Cesaris

Nella domenica della rissa calcistica di Juve Roma c’è altro. Nelle stesse ore del dramma di Jules Bianchi a Suzuka, la banalità di un destino uguale eppure differente si porta via Andrea De Cesaris, sul Grande raccordo anulare di Roma, mica al Nürburgring. Andrea appartiene alla mia e alla nostra infanzia. Noi quarantenni ce lo ricordiamo bene, eravamo bambini. Di macchine ne aveva distrutte parecchie in quella Formula Uno epica, da leggenda, con la vittoria che valeva ancora nove punti, in cui riuscivo addirittura (a volte) a non addormentarmi subito dopo la partenza. Erano gli anni post Lauda-Hunt. Nelle piste poca sicurezza. Elettronica, ancora meno. C’erano i duelli epici Villeneuve-Arnoux, e quei due romani, De Angelis e De Cesaris, per cui fare il tifo, a parte il rosso Ferrari. Me lo ricordo benissimo, quella volta con gli occhi spalancati, dopo un incidente assurdo, su qualche cavolo di McLaren. Lo chiamavano Mandingo, e io non sapevo ancora bene il perché. Era sempre di corsa, con il fascino della morte e del tempo in fuga stampato sul viso, come tutti i piloti, sospesi per sempre tra coraggio e paura. (Some guys come home from work and wash up, then go racin’ in the street). Mi era pure sembrato fortunato perché, pur appartenendo a quel gruppo umano complesso e scapestrato, lui era scampato al destino in pista, a differenza di Elio e Gilles. Ma i piloti rimangono sempre uguali, per tutta la vita. E come Michael Schumacher Andrea è inciampato molti anni dopo su una strada semplice, la banalità ridicola di un destino folle per un uomo che aveva sfidato il mare e le corse, i pericoli dei 300 orari e l’allegria del tempo. Sul luogo dell’incidente, al chilometro 23 del Gra, domenica c’erano i pizzardoni, le volanti della stradale, i curiosi. Tutto a due metri da casa. Distante dalle onde di Maui, Hawaii, dal surf, suo nuovo amore. Morto correndo, come sempre. Nel caldo di un ottobre romano splendido e monumentale, con via Aurelia, a pochi chilometri da lì, perfetta per portarti al mare.

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