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Che cosa dimentica chi esulta per le visite di Morales e Sanders in Vaticano

Morales, Correa e Sanders in Vaticano. Tra No Triv e No Global si dimentica la Centesimus annus.

15 Aprile 2016 alle 14:54

Che cosa dimentica chi esulta per le visite di Morales e Sanders in Vaticano

Papa Francesco (foto La Presse)

Come passa il tempo. Nel 1991, poco dopo la caduta del Muro di Berlino, Giovanni Paolo II scriveva la Centesimus annus, l’enciclica che nel solco della dottrina sociale della chiesa riconciliava cattolicesimo e capitalismo. Proprietà privata, autonomia individuale, sussidiarietà, giusta funzione del profitto ed economia di mercato venivano indicate come i pilastri che permettono alle persone e alle società di svilupparsi. Wojtyla, parlando dell’“interconnessione delle attività economiche” e dell’“equo accesso al mercato internazionale”, individuava gli effetti benefici che la globalizzazione avrebbe prodotto nei paesi più poveri. Ma qualcosa dev’essere andato storto se, per il 25° anniversario dell’enciclica, la Pontificia accademia delle Scienze sociali ha invitato oggi a discutere dell’eredità di quel documento Rafael Correa ed Evo Morales, presidenti di Ecuador e Bolivia, e Bernie Sanders, candidato della sinistra radicale alle presidenziali americane.

 

Morales e Correa sono due simboli della sinistra anticapitalista e no global sudamericana, mentre il socialista Sanders è uno che, per dirla con le parole di un senatore repubblicano, è “andato in viaggio di nozze in Unione sovietica e non è mai tornato”. Si capisce cosa li attragga in Vaticano. Sicuramente l’invito della Pontificia accademia, ma anche la sintonia con le uscite anti capitaliste di Papa Francesco. Bergoglio non si è risparmiato nelle intemerate sui disastri prodotti dal libero mercato: nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium ha citato anche san Giovanni Crisostomo, colui che prima del socialista Proudhon sancì che la proprietà privata è un furto. Non si capisce però cosa c’entri tutto questo con la Centesimus annus, in cui Giovanni Paolo II indica il capitalismo come sistema sociale vincente per “il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia”. Una lezione sul capitalismo a misura di credente, quella del 1991. Oggi il Vaticano ha solo sbagliato gli inviti. Con effetti contagiosi su tanti vescovi che si schierano con i No Triv.

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