PODCAST SPECIALE REFERENDUM

La giornata d'uno scrutatore (che fa i brogli)

Maurizio Milani

Brogli democristiani per far vincere i comunisti, ai seggi negli anni Settanta Ottanta succedeva anche questo. La pazza confessione dell'Innamorato Fisso, nel giorno dei risultati del referendum costituzionale. Che oggi, come presidente di seggio, denuncia nuove irregolarità

  

Come ragazzo che andava ai seggi come scrutatore ho sempre fatto dei brogli. Però paradossalmente non per il mio rappresentante di lista, ma per il suo avversario. Per cui alcuni si accorgevano e dicevano: "Va bene, il broglio non va fatto ma se proprio lo devi fare, fallo per il nostro candidato! Non mettere in difficoltà il nostro candidato facendo le schede bianche e risultando che hanno votato per l'avversario, perché altrimenti è un broglio che non ha senso. Tu sei rappresentante di lista della DC: perché fai agevolare il Partito comunista Italiano?". Semplice: perché così Gladio interviene se al governo – io parlo degli anni Settanta Ottanta – dovesse andar su un comunista, alla fine intervengono gli americani attraverso questa struttura paramilitare che fa il colpo di stato. Quindi volevo che i comunisti prendessero il potere per intervenire, no? Che è un ragionamento molto bello e completo. Purtroppo non sono mai riusciti a battere la DC, ma noi ce la mettevamo tutta per fare in modo che i comunisti andassero al potere. Pur essendo democristiani.

   

Amici del Foglio ho depositato adesso alla Corte d'Assise d'appello la Corte d'appello e presso la procura della Repubblica di Milano un dossier che mi riguarda come presidente di seggio. Mi erano state consegnate quattrocentottanta schede e al conteggio – abbiamo conteggiato fino adesso – ne mancano duecentoventi. Quindi io non posso chiudere i verbali e firmare quando c'è la mancanza del quaranta per cento delle schede. Dove sono finite queste schede? Imboscate dagli scrutatori che mi hanno mandato sia i comitati per il Sì sia quelli per il No. Io non do la colpa a nessun comitato, però guarda caso mi riservo di procedere nelle sedi opportune, ché la Corte d'Appello di Milano sta aperta tutta notte a valutare questo caso. Le schede sono state sigillate dal segretario comunale che non aveva neanche facoltà, per cui ha compiuto un abuso d'ufficio. Verrà perseguito per questo reato perché lui non è titolato? È una roba del Ministero degli Interni, anche se lui è un funzionario del Viminale. Il segretario comunale non deve interessarsi alle elezioni. Cioè l'ufficiale preposto di stato civile anagrafe ufficio elettorale che poi dipende dal sindaco e dipende anche dalla prefettura, se vogliamo saperlo. Io come laureato ero stato sorteggiato per fare il presidente del seggio numero due della mia città, ma mi trovo ad avere il settanta per cento di schede, meno di quelle che mi erano state consegnate sabato. E dove sono andate a finire? Quindi è inutile che diciamo se delle centotrenta schede sessantacinque sì sessantacinque no quindi è pari... ma non è pari! Perché le altre cosa hanno votato? Domani vediamo.

  • Maurizio Milani
  • Nato a Milano il 20 maggio 1961. Vero nome: Carlo Barcellesi. Diplomato terza media presso Camera del Lavoro di Milano nel 1985, corso serale a numero chiuso. Dopo il militare lavora come sguattero in un hotel. Nel 1987 arriva ultimo a “Riso in Italy”, concorso importante a Roma per giovani. Fa ricorso e vince. Ha uno sfratto ma non riconosce la sentenza. Collabora con il Foglio dal 1986 grazie al direttore Giuliano Ferrara. E' fidanzato con Monica.