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innamorato fisso

Milani a Caracas e il mistero dei nove sosia di Maduro

Maurizio Milani

L'arresto appena arrivato a Caracas, il viaggio all'interno delle prigione venezuelane e un magazzino come base dell’intelligence all’estero. Nel frattempo, anche una visita allo zio

Appena ho saputo della cattura di Maduro, sono partito per Caracas, senza essere ordinato di servizio (giornalistico). Quindi tutto a mie spese, e senza copertura legale, che di solito mi fornisce il comune di Oristano (ma neanche). Dispiace dirlo, ma non sono obbligati… non sono dipendente di quell’ente (mio figlio invece sì). Appena arrivato a Caracas, sono stato arrestato. Motivo? Come uomo sono anziano, ma a dire il vero hanno arrestato tutti i passeggeri del volo proveniente da Ginevra. Hanno pensato: fra tutti, una spia ci sarà…per sicurezza priviamo della libertà ognuno di loro. Anche donne e bambini (sopra i cinque anni). Sono intervenuti sia il console che l’ambasciatore per protestare: hanno arrestato anche loro. E li hanno picchiati, anche se non penso, ma loro sostengono così. 

 


Maduro nel palazzo presidenziale aveva nove sosia sparsi in varie stanze. Gli americani hanno preso quello vero. I sosia si sono suicidati per la delusione: versione ufficiale. Per me li hanno impiccati. Noi siamo stati tradotti in carcere, che si trova su una piattaforma petrolifera in disuso. Però la usano ancora. Ci hanno costretti a fare le pulizie delle camerate dei lavoratori (circa mille). Come lavoro è facile, gradevole, e il tempo passa velocemente. Le razioni alimentari erano ottime. Avendo tanto tempo libero, giocavamo a tombola africana, un tipo di tombola più complicata della nostra. Una notte, giustamente, hanno bombardato e la piattaforma e saltata per aria. Inquinamento? No, non risulta. Prima ci hanno avvertito di scappare, sono venuti a prenderci sotto la piattaforma con delle imbarcazioni di bambù. Erano indigeni delle foreste, non registrati all’anagrafe. Sono pro Maduro. Ci hanno condotti nel loro misero ma decoroso villaggio, fatto tutto di bambù (anche, con rispetto parlando, i cessi). A un certo punto della giornata ci hanno ridotto in schiavitù, e trattavano via e-mail con dei commercianti di bestiame per la vendita. Dispiace. Alcuni sono fuggiti nelle campagne. Io ho fatto la spia e li hanno ripresi. Uno mi ha gridato: “Infame!”. Io ho risposto: “Sì, lo sono!”. Come premio mi hanno mollato alla foce del fiume Orek (in venezuelano Orehky). Mi hanno rilasciato il visto per l’Honduras. 

 


Sono arrivato in questo momento. Mi trovo benissimo. Ho già conosciuto diverse donne della mia età. Prenderemo un drink? Sì! Loro mi aiuteranno ad aprire un magazzino Amazon che sarà base dell’intelligence pro Maduro all’estero. Intanto che sono qui, vado a trovare mio zio, che nel 2004 ha sposato una badante di Milano, poi sono venuti ad abitare qui in Honduras pur essendo entrambi lombardi: mio zio di Melzo, sua moglie di Trani… no, scusa, Treviso. Sempre oggi, se il tempo lo permette, mi imbarco per Bogotà. Anche qui ne approfitto per andare a trovare mio fratello che ha sposato una ragazza del luogo conosciuta in discoteca, a Montecatini Terme, già concorrente Miss Italia (arrivò ultima). Tornando al presidente Maduro, sta collaborando con la giustizia. Ha espresso il desiderio di venire a Capri, appena tutto si risolverà per bene. L’invito ufficiale per la visita in Italia è partito dalla Cgil. Contrarie Cisl e Uil. Non so perché.

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  • Maurizio Milani
  • Nato a Milano il 20 maggio 1961. Vero nome: Carlo Barcellesi. Diplomato terza media presso Camera del Lavoro di Milano nel 1985, corso serale a numero chiuso. Dopo il militare lavora come sguattero in un hotel. Nel 1987 arriva ultimo a “Riso in Italy”, concorso importante a Roma per giovani. Fa ricorso e vince. Ha uno sfratto ma non riconosce la sentenza. Collabora con il Foglio dal 1986 grazie al direttore Giuliano Ferrara. E' fidanzato con Monica.