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Bacca andava appeso a un muro, non assecondato. Ma ci vorrebbe un altro Milan

25 Aprile 2016 alle 18:02

Bacca andava appeso a un muro, non assecondato. Ma ci vorrebbe un altro Milan

Carlos Bacca, attacante del Milan (foto LaPresse)

Nel nostro grande mondo l’evento più importante è stata la sceneggiata di Carlos Bacca al momento di essere sostituito. Il centravanti guarda con aria di sfida Brocchi, Brocchi non abbassa lo sguardo, dieci, quindici, venti secondi, stanno lì gli occhi negli occhi. Una scena western hanno detto, Fonda e Bronson, ma senza il genio di Sergio Leone. Bacca ha fatto quello che nessun calciatore può mai fare, essere incazzato ci sta anzi è normalmente interpretato come segnale positivo, voglia di fare, dare un calcio al sedile, far volare la bottiglietta d’acqua, pure. Mandare a quel paese il mister non ne parliamo nemmeno, è moneta corrente. Ma lasciare il campo e infilarsi negli spogliatoi mai: significa girare le spalle a tutto il gruppo, ai compagni rimasti in campo che bene o male sudano e cercano  di vincere. Nelle squadre degne del nome accade il contrario, i giocatori sostituiti o addirittura infortunati, i cionchi, con la borsa del ghiaccio sul ginocchio, con la testa fasciata restano in panchina a tifare e a sostenere i compagni in campo. Una cosa così non si vedeva da tempo.

 

Bacca è esploso tardi, ha una certa età e si è convinto da solo o l’hanno convinto di essere un fuoriclasse cui tutto è permesso: forse per questo strafà. Ma né a Suarez né a Higuain che rispettivamente segnano il triplo e il doppio dei suoi gol è consentito fare quello che ha fatto. Il colombiano è un buon cecchino, efficace in area, ricorda Pazzini il giovane che in più aveva dalla sua il merito di non azzardare ogni due per tre irritanti rabone, trivele e di non infilarsi a testa bassa nelle gabbie avversarie.
Bacca & Brocchi hanno avuto un faccia e faccia e si sono chiariti: è stato emozionante ha detto Brocchi. Che cosa ci potrà essere stato di emozionante lo sa solo il padre eterno. Bacca andava preso e attaccato al muro nel chiuso dello spogliatoio dai suoi stessi compagni, tenuto al margine, con la consegna del silenzio, punito con l’isolamento calcistico e affettivo, fino a rieducazione avvenuta.   

 

Ci sarebbero voluti però compagni con altra testa, con un’altra idea del gruppo e ben altre palle. Come dire un altro Milan.

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