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Un Foglio internazionale
L'Europa non è pronta alle sorprese del 2026
Il ritorno delle sfere d’influenza, il disimpegno strategico degli Stati Uniti e la sottovalutazione delle capacità russe stanno aumentando il rischio di un conflitto più ampio in Europa, mentre il continente appare impreparato alle nuove forme di guerra ibrida
"Il 2026 potrebbe essere il primo anno della mia vita a presentare la probabilità non banale di una guerra più ampia in Europa e i rischi sono appena aumentati” scrive Wolfgang Münchau su Unherd. “L’incursione di Donald Trump in Venezuela e l’arresto di Nicolás Maduro sono la prova più chiara che la geopolitica è tornata alla dottrina delle sfere d’influenza della Guerra Fredda. Per gli Stati Uniti, la priorità è l’emisfero occidentale. La sfera d’influenza della Cina si estende a Taiwan, mentre quella della Russia all’Ucraina e ad altre parti dell’ex Unione Sovietica. Con l’attenzione dell’America altrove e Putin incoraggiato, le probabilità che questa guerra continui aumentano. Durante la Guerra Fredda della mia giovinezza, c’era sempre il potenziale per un conflitto accidentale. Ma sia l’America che l’Unione Sovietica erano governate da persone che lavoravano duramente per impedirlo. Anche nelle crisi più tese, la diplomazia prevaleva. Le cose sono completamente diverse ora (...) E’ perfettamente plausibile che la Russia finisca per occupare più delle quattro oblast che desidera e che l’Ucraina perda la sua indipendenza. Incoraggiata dalla vittoria, la Russia potrebbe alla fine desiderarne altre (…) Nel 1914, gli eserciti europei erano in grado di combattere. Una vittoria di tedeschi e austriaci era quantomeno un esito plausibile. Oggi non è possibile che l’Ucraina possa vincere la guerra, né che l’Europa occidentale, senza l’aiuto degli Stati Uniti, possa sconfiggere la Russia. Non credo che Putin abbia intenzione di invadere l’Europa occidentale, come sostengono i funzionari della sicurezza. La mia paura principale è la guerra ibrida: aerei che esplodono sopra l’aeroporto di Heathrow, per esempio; un’esplosione in una trafficata stazione ferroviaria tedesca o forse persino un’esplosione nucleare sottomarina che scatena uno tsunami. Bruxelles, in quanto sede della Nato e dell’Ue, sarebbe particolarmente vulnerabile. E qualsiasi reazione a una simile provocazione si intensificherebbe rapidamente".
"Questo è il tipo di guerra per cui noi europei siamo meno preparati. Perché invadere l’Estonia se si può creare il caos nelle capitali europee? Come molti della mia generazione, ho sempre pensato che gli europei avessero imparato dagli errori del passato, incluso il più antico di tutti. Come Sun Tzu, il leggendario stratega cinese, avvertì circa 2.500 anni fa: se ‘non conosci né il nemico né te stesso, soccomberai in ogni battaglia’. Purtroppo, continuiamo a sopravvalutare noi stessi e a sottovalutare i nostri nemici. Putin inizialmente sottovalutò il suo nemico con un attacco dilettantesco a Kiev. Ma si riprese e i russi ora stanno combattendo una guerra interamente finanziata e mirata. Cosa ha da perdere Putin? Nel frattempo, i nostri errori di valutazione continuano. Il primo errore è avvenuto proprio all’inizio della guerra, quando pensavamo di poter indebolire economicamente la Russia attraverso le sanzioni. Ci siamo ingannati con statistiche fuorvianti, secondo cui il Pil russo era pari a quello della Spagna. Ma ciò che conta in una guerra è il potere d'acquisto, letteralmente il rapporto qualità-prezzo. In base a questo parametro, Mosca spende più del doppio della Germania per la difesa e in modo molto più efficiente (…) Ciò che sta diventando sempre più chiaro è che Trump non si occupa di gestire il rischio, ma di perseguire vantaggi commerciali a breve termine. La Groenlandia potrebbe essere la prossima in una regione di crescente importanza strategica che l'Europa ha ampiamente ignorato. Il mondo della Guerra Fredda era più sicuro, non perché la situazione fosse sicura, ma perché gli adulti erano al comando”.
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