Mike Pompeo in conferenza stampa con Benjamin Netanyahu a Gerusalemme (LaPresse)
Un foglio internazionale
Biden su Israele seguirà molto Trump
La possibile continuità su molti fronti con l’amministrazione uscente, secondo il Jerusalem Post
Un Foglio Internazionale: ogni lunedì, segnalazioni dalla stampa estera con punti di vista che nessun altro vi farà leggere, a cura di Giulio Meotti
L’assalto al Campidoglio e le affermazioni infondate secondo cui le elezioni sono state “rubate” al presidente americano uscente Donald Trump non hanno nulla a che fare con Israele. Ma Israele dovrà fare i conti con l’eredità di Trump e la sua enorme impronta in Medio Oriente.
Ripercorrendo gli ultimi quattro anni, è impressionante il numero di scelte politiche fatte da Trump che corrispondono alle ragioni e agli interessi di Israele. L’amministrazione Trump ha riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele, ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle alture del Golan, ha presentato un piano di pace tra Israele e palestinesi che poteva essere scritto dallo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’amministrazione Trump ha dichiarato che gli insediamenti non sono di per sé illegali, ha permesso agli americani nati a Gerusalemme di scrivere “nato in Israele” sul loro passaporto e ai beni prodotti in Giudea e Samaria di essere etichettati come “made in Israel”. L’amministrazione Trump ha abbandonato l’accordo sul nucleare del 2015 che piaceva tanto all’Iran e lo ha sostituito con sanzioni e ancora sanzioni. Poi ha convinto altri paesi della regione, che vedono nell’Iran un pericoloso nemico, a firmare storici accordi di pace con Israele.
Netanyahu e molti altri in Israele non hanno risparmiato elogi al mercuriale presidente americano, noto per essere molto sensibile dall’adulazione. Non che i complimenti non fossero sinceri. E i sondaggi d’opinione hanno ripetutamente mostrato che la maggior parte degli israeliani approvava Trump. A un certo punto hanno mostrato che Israele era il paese dove Trump piaceva di più al mondo. L’effetto è stato quello di creare un’identificazione quasi totale tra Israele e Trump, insieme alla totale identificazione fra Trump e le recenti politiche statunitensi verso Israele. Ora che Trump termina la sua presidenza aizzando i suoi sostenitori che danno l’assalto al simbolo della democrazia americana, il rapporto Usa-Israele rischia di andare a fondo insieme a lui?Alcune di queste politiche – va sottolineato – godevano di un sostegno bipartisan anche negli Stati Uniti. Ad esempio, il neo eletto presidente Biden è stato a suo tempo uno dei membri del Congresso che hanno firmato il disegno di legge originario per lo spostamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, e di recente ha detto che non intende riportarla a Tel Aviv. Biden si è anche espresso apertamente a favore degli Accordi di Abramo. L’ampio sostegno al normale accoglimento di Israele fra i paesi del Medio Oriente e il vasto sostegno israeliano a molti dei passi compiuti da Washington negli ultimi quattro anni – non il presidente sotto il quale sono stati fatti quei passi – dovrebbe essere ciò che la leadership israeliana sottolinea al fine di preservare quei risultati.
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