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L’America e il rischio di un vero “1984”

Tutto un messaggio politico, un segno del totalitarismo progressista, scrive la National Review

10 Settembre 2018 alle 10:12

L’America e il rischio di un vero “1984”

Una parte del grande murales ispirato a "1984" di John Peel a Belfast. Foto di Albert Bridge

“La definizione di totalitarismo può essere la saturazione di ogni aspetto della vita quotidiana da parte degli ordini politici e della messaggistica di giustizia sociale. Al ritmo attuale, l’America presto assomiglierà a romanzi distopici come ‘1984’ o ‘Il mondo nuovo’, dove tutti gli aspetti della vita sono travisati da un’ideologia totalizzante di identità forzata”. Così lo storico americano Victor Davis Hanson. “Ci aspettiamo il loro messaggio politico 24 ore su 24, 7 giorni su 7, su reti di notizie via cavo, radio, talk o stampa e media online. Non possiamo sfuggire allo sguardo dei nostri signori progressisti, onniveggenti, onniscienti dall’alto delle loro torri oscure. Google, Facebook e Twitter sono accusati di censurare i social media e di lavorare le ricerche su Internet in base ai loro programmi politici progressisti. I padroni dell’universo giocherellano con i loro algoritmi per segnalare la loro buona fede di sinistra a un pubblico globale. In California, tutto è politicizzato, dalle cannucce di plastica ai servizi igienici, nel tentativo orwelliano di distrarci dal fatto che noi non abbiamo abbastanza acqua, strade utilizzabili, o scuole praticabili pubbliche in moda da rimanere un paese civile. La lingua è arruolata per mascherare la realtà fastidiosa.

  

Gli americani hanno da tempo accettato che a Hollywood non cercano più solo di intrattenere o informare, ma di indottrinare il pubblico spingendo i programmi progressisti. Prendi il nuovo film ‘First Man’, sul primo sbarco sulla luna. L’astronauta dell’Apollo 11 Neil Armstrong divenne famoso quando piantò una bandiera americana sulla superficie lunare. Eppure quell’atto iconico scompare dalla versione cinematografica (almeno Ryan Gosling, che interpreta Armstrong, non esce dalla capsula spaziale con una bandiera dell’Onu). Gosling ha affermato che l’atterraggio sulla Luna non dovrebbe essere visto come uno sforzo americano. Invece, ha consigliato, dovrebbe essere ‘ampiamente considerato come un risultato umano’. La giustizia sociale è entrata nel mondo della fantasia e si estende anche ai romanzi di fantascienza. La National Football League, la National Basketball Association e i canali sportivi sono ora politicizzati in una varietà di modi, dal non alzarsi in piedi o salutare la bandiera durante l’inno nazionale a sostenere questioni di giustizia sociale come parte delle analisi sportive televisive. Che spettacolo strano vedere gli atleti delle nostre arene gladiatorie in stile romano diventare anime delicate che si accaniscono nel vedere una mano al cuore durante l’inno nazionale. Anche quando moriamo, non sfuggiamo alla politicizzazione. A un recente servizio funebre televisivo di otto ore per la cantante Aretha Franklin, politicanti come Jesse Jackson e Al Sharpton sono andati ben oltre i loro omaggi per fare arringhe politiche. Qualsiasi statua in qualsiasi momento potrebbe essere rovesciata, se si ritiene che rappresenti un’idea o una credenza del passato razzista, sessista o in qualche modo illiberale. Le rappresentazioni di Colombo, dei Padri Fondatori e dei soldati confederati sono state tutte deturpate, abbattute o rimosse. Almeno finora, non stiamo ribattezzando Stanford e Yale con nomi indigeni. L’iconoclastia da Dark Age è tornata con furia”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    10 Settembre 2018 - 13:01

    Aha aha questi profeti di sventura che vedono ombre avanti (sì) ogni angolo.In Italia alle prossime elezioni politiche Casapaund vincerà le elezioni e tornerà il fascismo,parola di on Fiano.

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  • branzanti

    10 Settembre 2018 - 11:11

    Apprezzo Hanson come storico, mi pare tuttavia che abbia decisamente, nello scrivere questo intervento, dimenticato la realtà ed il buon senso. Gli Usa oggi sono governati da un partito che, giustamente, Obama ha definito radicale e non più conservatore, un partito che ha abbracciato il suprematismo bianco, il fanatismo religioso, la più bieca difesa di un assetto plutocratico neofeudale e che intende nominare alla corte suprema un incrocio tra Torquemada e Alfred Rosenberg. E il rischio sarebbe la dittatura del progressismo in un paese che non ha mai avuto un partito socialista. Credo che Hanson si sia fatto prendere la mano dell'ideologia (vizio molto spesso praticato dai suoi avversari).

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    • Carlo A. Rossi

      10 Settembre 2018 - 12:12

      La realtà e il buon senso, invece, Lei, Branzanti, come dimostra quanto scrive sopra, non l'ha mai avuto, almeno non da quanto La leggo sul Foglio. Le ricordo che anche il Messia Abbronzato fu eletto grazie a vagonate di soldi, che di sicuro non sono stati raccolti vendendo le spille di Obama ai crocicchi. Stesso discorso per la Clinton, che per grazia di Dio, è rimasta a piedi. Obama è uno che predica bene e razzola molto male. Sempre per quanto riguarda l'equilibrio: eleggere un giudice che sia contro l'aborto, che sia cattolico, non credo equivalga a eleggere Torquemada e Rosenberg (ma lo fa apposta a scrivere queste bestiate, lo ammetta). Eppure le corti supreme abbondano di giudici di altre religioni, e solo per un cattolico ci si inalbera. Questo, ovviamente, sempre perché Lei non scrive ottenebrato dal livore ideologico, giusto? Questo articolo, inquadra benissimo quelli come Lei, veramente intolleranti, sotto una patina di cordialità.

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      • branzanti

        10 Settembre 2018 - 16:04

        Caro Rossi non posso non apprezzarLa, anche per le sue frecciate. Pratico il buon senso, ma indulgo alla provocazione (fuori professione) e quindi mi rendo conto che il paragone sul candidato giudice è fuori contesto. Ma valuto le sue idee (non mi interessa il suo essere cattolico). Sono favorevole all'aborto, non tanto per la mia condizione di assoluto non credente, ma perché lo ritengo un diritto ed un atto di dura crudeltà verso le donne il suo divieto. Un diritto che, come ogni altro, deve essere definito e credo che la nostra 194 sia una buona legge, specie per estirpare gli aborti clandestini (praticati anche nella notte dei tempi). Gli Usa non sono riusciti a normare una materia così delicata in 45 anni, non è un merito. Mantengo quindi il mio giudizio negativo sul candidato per ragioni etiche e sociali e sull'intero GOP anche per considerazioni politiche ed economiche. Poi certo l'assetto plutocratico riguarda tutti ed è estremamente negativa l'influenza del denaro in politica

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        • Carlo A. Rossi

          11 Settembre 2018 - 12:12

          Ah, a proposito dell'improvvido paragone con Alfred Rosenberg sul tema dell'aborto. Io sono contrario all'aborto, ma adesso non voglio entrare nel merito se sia un grande progresso fare quello che in fondo (anche post-natalità) facevano i popoli antichi: non propriamente una grande evoluzione, se dobbiamo essere onesti, giusto? Ma paragonare un giudice anti-abortista ad uno dei teorici della purezza della razza è proprio uno svarione: se c'è una pratica, e penso che nessuno lo possa negare con onestà, che va invece nella direzione dell'eugenetica tanto cara a Rosenberg è proprio l'aborto. Quindi, caro Branzanti, in questo caso, ma non solo in questo, i Suoi paragoni dettati dal livore ideologico proprio, come diceva uno che l'italiano lo parlava benissimo, "non c'azzeccano proprio". L'aborto è, nel migliore dei casi, un male necessario. ma non è un progresso: i nazisti, i comunisti e altri, lo amavano molto e già questo mi spinge a rifiutarlo.

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    • Skybolt

      10 Settembre 2018 - 12:12

      Branzanti, le faccio bum in corpo 72. Indulge me. E poi, non sottovaluti il verminaio che si agita nei DEM e alla loro sinistra.

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