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Se gli inglesi limitano il free speech

Il caso delle proteste fuori dalle cliniche per gli aborti raccontato dall’Economist 

21 Maggio 2018 alle 11:26

Se gli inglesi limitano il free speech

Foto LaPresse

“Succede di rado, che le decisioni di un consiglio amministrativo locale vengano accolte con applausi e schiamazzi di gioia”, ha scritto l’Economist annunciando che “le culture wars sono arrivate a Londra”. “E’ successo, però, il 10 aprile, quando Ealing, un quartiere a ovest di Londra, ha votato all’unanimità per introdurre la prima ‘zona cuscinetto’ intorno a una clinica di aborti britannica, impedendo così ai gruppi pro vita di protestare o vigilare nel raggio di cento metri. Gli attivisti pro scelta, con addosso giacche rosa ad alta visibilità, hanno intonato dei cori e giubilato appena fuori dal municipio locale, mentre i pro vita cantavano inni e pregavano. L’aizzarsi di barriere all’ingresso delle cliniche abortiste non è un unicum di Ealing.

  

‘Back Off’, un’associazione pro scelta, ha contato dimostrazioni davanti ad almeno 42 cliniche e ospedali in giro per la Gran Bretagna, nello scorso anno. Altri dieci consigli amministrativi locali stanno considerando di intraprendere azioni legali simili, il che potrebbe essere più facile ora che Ealing ha costituito un precedente. Gran parte delle dimostrazioni sono organizzate da una manciata di gruppi cristiani, ognuno con tattiche differenti. Alcuni fanno veglie pacifiche, accendono candele e pregano. Altri cercano di convincere le donne a ripensarci, dando loro dei volantini. Attività simili vanno avanti da decenni, ma negli ultimi anni si sono fatte più aggressive, dice Rachael Clarke della British Pregnancy Advisory Service, una catena di settanta cliniche abortiste. Alcune tattiche sono importate dall’America. Due nuovi gruppi con legami a organizzazioni americane, Abort67 e 40 Days For Life, si sono aggiunti al gruppo. La signora Clarke dice che i due gruppi hanno filmato i pazienti delle cliniche e seguito le donne in fondo alla strada, rispettivamente (i gruppi negano). Anche quelli con un approccio più gentile guardano al di là dell’Atlantico. Clare McCullough del Good Counsel Network, un’associazione britannica pro vita, dice che gli insegnamenti per chi fa parte della sua organizzazione sono ispirati alle proteste pacifiche americane. Tutto questo si verifica in modo uguale anche sull’altro lato della barricata. Fuori dalla sede del consiglio amministrativo locale di Ealing, i membri di Sister Supporter, un gruppo locale sorto in opposizione alle proteste, indossavano giacche rosa inviate gratuitamente dal Clinic Vest Project, un’associazione dell’Illinois che sostiene le campagne pro scelta. Gli attivisti pro scelta sperano che l’approccio di Ealing diventi nazionale. A gennaio, il ministero dell’Interno ha annunciato una consultazione su come gestire le presunte intimidazioni fuori dalle cliniche. Intanto, i gruppi pro vita stanno considerando se intraprendere un’azione legale e ragionando su come contattare le donne incinte. Come ha detto la signora McCullough, ‘di certo non ci arrendiamo’”.

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