cerca

Chi ha ancora paura dell’aborto

I manifesti di CitizenGo e la rimozione della vita dal dibattito pubblico

16 Maggio 2018 alle 06:00

Chi ha ancora paura dell’aborto

Un feto di plastica mostrato durante una manifestazione pro-life in Irlanda (foto LaPresse)

La comparsa lunedì a Roma, e quella prevista nei prossimi giorni – se non saranno censurati prima – dei manifesti contro l’aborto di CitizenGo in vista della manifestazione pro-vita prevista sabato nella Capitale, ha dimostrato ancora una volta che in Italia la libertà di espressione vale soltanto per certi temi. Chi prova a dire – magari in termini forti e provocatori come in questi manifesti – che l’aborto è un omicidio, viene messo all’indice. Le reazioni delle femministe, e di una grossa fetta del Partito democratico guidata dalla senatrice Monica Cirinnà, sono state analoghe a quelle che a inizio aprile accompagnarono l’affissione di un altro manifesto, sempre a Roma, che ricordava semplici verità sulla vita di un feto nel grembo di una madre. La rimozione di quel cartellone ci rese un po’ più simili alla teodemocrazia iraniana, scrivemmo allora. La richiesta di rimozione dei manifesti di CitizenGo, che paragonano l’aborto al femminicidio, fatta sulla base di motivazioni pretestuose (“Le interruzioni di gravidanza in Italia sono tra le più basse in Europa e in costante calo da dieci anni”, ha detto Cirinnà, pertanto “è necessario che nessuno spazio venga concesso alla mistificazione”) ha il sapore ideologico della censura del pensiero non allineato. I toni di questa campagna possono essere sgradevoli quanto si vuole, ma ricordano a tutti il dramma dell’aborto selettivo, che ancora in diverse parti del mondo elimina nel grembo materno soprattutto le bambine. La verità è che in Italia non è più possibile aprire un dibattito serio sul tema dell’aborto, e chi ci prova senza seguire la traccia mainstream del diritto delle donne viene messo a tacere.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • branzanti

    16 Maggio 2018 - 10:10

    E di cosa dovremmo parlare se non del diritto delle donne, unico vero tema quando si parla di aborto. Gli oppositori dell'aborto (anche con queste campagne di pessimo gusto) mostrano una concezione che relega la donna ad un ruolo subalterno, senza possibilità di esprimere la sua personalità ed a cui va negata la possibilità di interrompere la gravidanza anche in caso di grave pericolo o di violenza subita (non sono oltranzisti?). Ho la massima ammirazione per una donna che voglia condurre una gravidanza in condizioni molto difficili, perché esercita una consapevole libertà secondo la sua coscienza. Ma mi chiedo quale ostilità spinga donne antiaborto (per me un ossimoro) a volere imporre una simile scelta a loro simili. L'aborto in Italia non è nato quarant'anni fa, prima si svolgeva nelle case senza igiene delle mammane, che usavano il ferro da calza ( o in Svizzera per chi poteva). Vogliamo tornare a quello?

    Report

    Rispondi

  • mottek

    16 Maggio 2018 - 10:10

    Sono rimasto esterrefatto quando ieri ho letto l'articolo sul Corriere, che presentava Citizen Go come una formazione "estremista": adesso difendere la vita ed esprimere la propria opinione sulla teoria gender è diventato un crimine, alla stregua di quelli commessi negli anni settanta "dai nostri compagni che sbagliano". 1984 di Orwell è meno fosco del futuro che ci attende. Alberto Mariacci

    Report

    Rispondi

Servizi