In difesa della parola “élite”

Oggi ha lo stesso valore che nel mondo arabo si dà a “laico”, scrive il Guardian (7/3)

6 Maggio 2018 alle 06:10

In difesa della parola “élite”

Foto LaPresse

"In alcune parti del mondo arabo, la parola ‘laico’ è un insulto spesso usato per screditare le posizioni politiche e la fede di una persona”, ha scritto Nesrine Malik sul quotidiano britannico Guardian. “L’implicazione è che chiunque sia di vedute laiche sia un ateo, un comunista anticlericale, il cui progetto politico è quello di distruggere l’islam e trasformare il proprio paese in un bordello di dissolutezze occidentali. ‘Laico’ è spesso intercambiabile, in siffatti contesti, con la parola ‘liberale’: un losco e benestante individuo senza radici, parte delle élite immorali che complottano contro la tradizione, la religione e la volontà delle persone vere, ‘la gente’. Gran parte di chi si presta all’appioppo degli insulti, perlopiù membri della servile classe mediatica o dell’ambiziosa classe politica, tende a essere in prima persona piuttosto liberale e laico, almeno nello stile di vita, ma capisce che per screditare i propri rivali e ingraziarsi il pubblico e le autorità, bisogna invocare ‘la gente’ come massa di entità morale, antitetica rispetto al distante ceto dei privilegiati. Suona piuttosto familiare, no? La Brexit ha arricchito il nostro discorso pubblico con un lessico simile, che non stonerebbe affatto in una dittatura araba: i ‘sabotatori’, i ‘traditori’, la ‘volontà del popolo’".

 

"L’aspetto più terrificante di questa vicenda è il recente avvelenamento della parola ‘élite’, e il fatto che venga usata per zittire qualunque critica al governo o al processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea. E’ una mutazione linguistica che la settimana scorsa ha fatto sì che assistessimo alla surreale scena di Jacob Rees-Mogg, un uomo talmente posh da indossare cappello a cilindro e abito a coda in tutta serietà, riferirsi a John Major (premier britannico tra il 1990 e il 1997, ndt) come a un membro dell’‘élite europea’, per aver criticato la Brexit. Ci sono stati diversi momenti da stritolamento di stomaco, da quando c’è stato il referendum, che ci hanno segnalato che stava accadendo qualcosa di veramente orrendo: quando i giudici sono diventati ‘nemici del popolo’, quando i parlamentari sono diventati ‘sabotatori’, quando i cittadini del mondo sono diventati ‘cittadini di nessun luogo’. Ora le voci dissenzienti vengono vilipese per il fatto di sfidare le autorità, in quanto volontà sublimata della ‘gente’. Coloro che vengono additati come ‘élite’, ‘laicisti’, ‘liberali’, ‘globalisti alla Soros’ hanno tutti qualcosa in comune: stanno esercitando i propri diritti individuali garantiti dalla democrazia, anziché sottomettersi al fascismo della volontà generale. Dovrebbero essere incoraggiati e applauditi, che si sia d’accordo con loro o meno. E a chi invece prende parte al linciaggio linguistico si dovrebbe ricordare che non stanno facendo nulla di nuovo o originale. Stanno semplicemente ravvivando una vergognosa quanto antica tradizione di nominare il nome della ‘gente’ invano”.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    06 Maggio 2018 - 12:12

    Sarà magari soltanto una mia impressione, probabilmente riprovevole, ma secondo me c'è un certo indirizzo politico culturale molto diffuso in Occidente (che non nomino anche perchè mi sembra non ce ne sia mai bisogno) ) che vanta da sempre, sorvolando su certi suoi accidenti di percorso, ben più di quattro quarti di democraticità, che quando gli capita di non essere d'accordo con qualche risultato elettorale cerca di sovvertirlo con ogni mezzo possibile. Il balletto della Brexit, in quella, oltretutto, che ha ritirato fuori, dopo secoli, il pallino della democrazia e continua a cercare di convicerci che sì è il peggiore dei sistemi ma solo se si escludono tutti gli altri, è un altro dei sintomi delle contraddizioni dell'Occidente attuale e della sua decadenza.

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