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IL FOGLIO AI

Milano-Cortina non è una spesa: è un investimento. Il bilancio dei prossimi anni

Le Olimpiadi sono una scelta che accelera infrastrutture, competenze e reputazione per il futuro del paese. Un messaggio di fiducia

Ogni grande opera pubblica, in Italia, finisce prima o poi sotto processo preventivo. Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 non fanno eccezione: costi, ritardi, timori ambientali, scetticismo di principio. E’  un copione noto, quasi automatico. Ma proprio per questo vale la pena fermarsi un momento e cambiare prospettiva. Perché giudicare le Olimpiadi solo come una spesa significa applicare al futuro la logica sbagliata del presente, e confondere il costo con lo spreco.

 


Testo realizzato con AI


 

Milano-Cortina non nasce come un’operazione di grandi opere inutili calate dall’alto. Nasce, al contrario, come un acceleratore di interventi che il paese avrebbe comunque dovuto fare: collegamenti ferroviari più efficienti, infrastrutture di montagna più sicure, riqualificazioni urbane, servizi logistici moderni. La differenza decisiva non è cosa si fa, ma quando si fa. I Giochi impongono una scadenza, una responsabilità pubblica, un vincolo di realtà. Trasformano progetti che resterebbero nei cassetti in cantieri che partono. Questo, di per sé, è già un ritorno sull’investimento.

C’è poi un’eredità meno visibile ma forse più importante: quella organizzativa. Un evento complesso costringe amministrazioni, territori e imprese a lavorare insieme, a semplificare procedure, a rispettare tempi certi. E’  una palestra di efficienza che lascia competenze, metodi, relazioni. Non è retorica: i grandi eventi funzionano anche come scuole di capacità amministrativa. Dopo, un paese è più pronto ad affrontare altri progetti complessi. E’  un capitale che non si iscrive a bilancio, ma che pesa. L’impatto economico, inoltre, non si esaurisce nelle due settimane di gare. Ridurre le Olimpiadi a un picco turistico è un errore di prospettiva. Il vero effetto è di medio periodo: reputazione internazionale, attrattività, nuovi flussi, nuove iniziative. Milano è già una città globale, ma il binomio con il sistema alpino crea un racconto unico, che parla di accessibilità, qualità, organizzazione. I territori che dimostrano di saper reggere un evento globale sotto pressione diventano più credibili anche per chi decide dove investire, dove aprire un’attività, dove tornare.

C’è infine un punto culturale che spesso viene sottovalutato. Le Olimpiadi di oggi non sono quelle di ieri: il tema della sostenibilità, del riuso degli impianti, del rapporto con il territorio è parte integrante del progetto. Non significa assenza di problemi, ma scelta di una direzione. E soprattutto significa una cosa semplice ma non banale: l’Italia che non rinuncia a misurarsi con il futuro per paura delle critiche. In un paese che spesso preferisce non decidere per non sbagliare, questo è già un messaggio potente.

Difendere preventivamente Milano-Cortina non vuol dire negare le difficoltà o chiedere un atto di fede. Vuol dire ricordare che le grandi scelte pubbliche non si giudicano solo dal rumore del presente, ma da ciò che lasciano quando quel rumore si spegne. Le Olimpiadi non sono un capriccio, né una spesa fine a se stessa. Sono un investimento sul futuro, e come tutti gli investimenti seri chiedono tempo per essere capiti.