Il Figlio

"Armadio di famiglia", per scaraventare via tutti i vestiti accumulati negli anni

Giacomo Giossi

Il libro di Gianni Denaro romanzo che usa i vestiti come archivio sentimentale per raccontare crepe, affetti e memoria familiare

La vita famigliare è fatta di consuetudini e abitudini che agli occhi dei figli ancora piccoli appaiono irremovibili e che poi successivamente - una volta divenuti adolescenti - assumono invece la forma di tediose tradizioni da smontare pezzo a pezzo, ma di cui si conserverà comunque nella memoria una forma di assoluta rassicurazione: così si viveva, così si stava. Come se proprio quella detestabile routine fosse il segno  di una felicità magari non esplicita, ma sostanziale. Ma spesso le cose non stanno proprio così, spesso infatti quelle abitudini contengono un malessere e un’imposizione non più sopportabili.

Si apre con una follia improvvisa il romanzo di Gianni Denaro, "Armadio di famiglia" (Minimum Fax), una pazzia, quella della madre che assalita da una rabbia irreprimibile inizia a scaraventare fuori dall’armadio tutti i vestiti accumulati negli anni. Il resto della famiglia osserva la scena attonita, Gianni guarda alla madre fuori di sé e ripercorre così, capitolo dopo capitolo i segnali di un’ossessione, ma anche i ricordi di una famiglia  estremamente unita. Ogni capitolo una fotografia, uno stile, un modo di vestire e va da se uno sguardo che racconta e dice di un tempo passato e magari conservato nella memoria di Gianni bambino in maniera sempre diversa. Prende forma così, con il senno del poi e la consapevolezza degli anni, uno sguardo diverso sulla propria famiglia. Sulle ansie di un padre e di una madre giovanissimi e di un tempo, gli anni Novanta in Italia, tutt’altro che facile e con dentro i primi segni di un declino e di una caduta lunga che avrebbe portato a un paese profondamente diverso da quello che allora si poteva ipotizzare. Armadio di famiglia vive di un respiro ampio e capace di trasmettere il senso di una generazione quella dei genitori, ma anche di quella successiva a cui appartiene Gianni restando strettamente all’interno delle mura famigliari. Un romanzo intimo che si regge sui vestiti, sul loro accumulo e sulla loro realizzazione quando Gianni, autore e voce narrante, inizia a disegnarli. Uno sguardo che si concentra inevitabilmente sull’estetica e sulla composizione per raggiungere il cuore di uno stare insieme, di uno stare in famiglia che anno dopo anno si fa sempre più teso e complicato. Con gli anni è come se i figli iniziassero a leggere nelle fotografie sentimenti nuovi, rivelando tensioni e tenerezze di cui prima erano all’oscuro, mentre i genitori sembrano rimuovere ogni ricordo preciso sostituendolo con la sensazione che resta dopo che sia di benessere come di malessere. Non è una negazione, ma una modalità di sopravvivenza che spesso assicura ancora a distanza di anni qualche grammo di felicità. Nulla è immobile all’interno di una famiglia che è come un organismo in continua evoluzione in cui nulla è per sempre e in cui la resistenza a restare deve sempre fare i conti con la necessità e con il desiderio. Ognuno al suo interno è sempre alla ricerca di un nuovo equilibrio: “Con la morte di nonno qualcosa in papà si crepa; e grazie alla luce che viene fuori da quella fessura capisce che non può più compiacere nessuno – che forse è più utile mettere in discussione il rapporto con la sua famiglia, piuttosto che imporre a noi un modo di vestire e agire”.

Difficile che ogni elemento di una famiglia abbia gli stessi ricordi di ciò che è passato. Del loro rapporto con i figli i genitori diranno una cosa diversa l’uno dall’altro e così i figli dei genitori. E’ come se la memoria esplodesse versioni diverse e tutte possibili dello stare nella stessa famiglia. Un alternarsi di gioia e dolore che porta allo sfinimento, ma anche alla quiete vivendo il presente con una consapevolezza diversa. Si accetta infine la paura, ma anche l’amore - a volte stonato - dei genitori e dei figli. 

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