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Dacia Maraini e tutti i cani (e i dolori)della sua vita. Un'anima con le ali

Sandra Petrignani

In "Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani" la scrittrice alza la voce, la sua voce sempre dolce e misurata, per opporsi alle pellicce, alla caccia, ai circhi, agli zoo, agli incendi accesi dall’uomo che distruggono alberi e tante creature anche minuscole di cui nessuno si preoccupa

“Nel fondo di una persona che abbandona un cane credo ci sia una mancanza di stima per sé”. Un inconsueto punto di vista che vale la pena approfondire. L’argomentazione continua: “La mancanza di carità, la vigliaccheria verso il prossimo derivano quasi sempre da una scarsa valutazione di sé. Chi sa di aver sempre agito secondo i valori in cui crede non compie azioni che lo farebbero vergognare”. Sono parole di Dacia Maraini che prendo dalla raccolta "Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani" (Solferino) arrivato in libreria per la cura di Eugenio Murrali che ha scelto e ordinato i tanti interventi della scrittrice nel corso degli anni. Dopo una breve introduzione di cui voglio citare almeno questo: “È proprio la fiducia, forse, il sentimento più sacro che un essere vivente possa donare a un altro. Rispettare gli animali non è un atto di pietà, ma di giustizia. E’ restituire equilibrio a un mondo che abbiamo spezzato”, il libro è diviso in tre parti, diversamente toccanti. Le “Storie di amicizia” raccontano i cani della vita, dalla sempre rimpianta Bionda, a Regina, Palocco, Mulino, Arancio, Bianchetto, Spina…, e il gatto Carbone,  il gabbiano Teverello, i topi amati da San Francesco… Ma insieme a queste storie tornano i ricordi, delle persone con cui si condividevano quegli animali magari, e poi gli altri morti, perché “il cuore, invecchiando, diventa un piccolo cimitero” e si riaffacciano “corpi senza corpo” che chiedono attenzione nelle “belle mattine di silenzio” o nelle notti insonni.

 

La seconda parte, la più consistente, dura, impegnata e impegnativa, “Noi e gli animali”, raccoglie interventi contro le tante violenze che si usano nel mondo contro questi nostri compagni di strada e di destino, incuranti delle loro atroci sofferenze, non diverse dalle nostre: un catalogo di torture ingiustificabili, di ingiustizie perpetrate a volte solo per puro divertimento e senza punizione, per cecità, crudeltà o menefreghismo. Maraini alza la voce, la sua voce sempre dolce e misurata, per opporsi alle pellicce, alla caccia, ai circhi, agli zoo, agli incendi accesi dall’uomo che distruggono alberi e tante creature anche minuscole di cui nessuno si preoccupa. E naturalmente alle guerre, le troppe guerre che devastano il pianeta ispirandoci sdegno e paura, ma raramente la considerazione che, accanto a tante vite umane, perdiamo e abbandoniamo a sofferenze indicibili animali totalmente incolpevoli. Dacia affronta queste dolorosissime realtà, le descrive con convincente secchezza, con indignazione controllata ma non meno efficace. E quando una lettrice le scrive inferocita: “Lei ha parlato più volte delle torture inflitte agli animali, paragonandole addirittura a quelle subite dagli ebrei durante il nazismo”, Maraini – che da piccola ha avuto l’esperienza di un campo di concentramento in Giappone dove si moriva di freddo e di fame – risponde con una domanda: “E’ una cosa che francamente non capisco: perché il provare pietà per delle povere bestie torturate significa automaticamente disprezzare gli ebrei? Perché dire che la tortura, su uomini e bestie, è un orrore deve essere letto come una sottovalutazione delle pene della Shoah?” E poi le api da salvare se vogliamo salvare noi stessi, e le galline e tutti gli altri esseri viventi da sottrarre agli allevamenti intensivi e i modi tremendi in cui vengono sterminati gli animali destinati alle nostre tavole, quasi fossero insensibili al dolore fisico e psichico.

 

La terza parte del libro è più leggera perché sotto forma di fiaba e poesia, s’intitola “Favole dal mondo animale”, ma anche con la leggerezza si possono dire cose importanti, sognare un mondo migliore, riconoscere un’anima agli animali. Anzi, a volte, viene il dubbio che siano gli esseri umani ad averla persa. 

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