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il figlio

Il desiderio di sfogarsi con una rissa, e quel gatto sullo skateboard che lo fa scemare

Annalena Benini

Un biglietto sotto la porta che termina con un punto esclamativo e niente firma. Che guanto di sfida. Il sangue che sale alle guance, la gioia al solo pensiero: adesso la mamma sbrocca

Ho attraversato tutte le fasi durante questi due anni di pandemia, tranne forse quella del: facciamo i biscotti (fare due torte in due anni non può essere considerata una fase) e anche tranne quella del: ne usciremo migliori (per fortuna, sennò non potrei scrivere questa cosa senza vergognarmi, e comunque mi vergogno lo stesso). Tutto il resto, compreso il camminare a lungo in luoghi deserti, contare i gradini, annotare tutti i film e le serie viste, comprare accessori per la cucina, amare l’umanità, adottare gatti, idolatrare la scienza, contare i giorni che mi separano al vaccino, poi al richiamo del vaccino, l’ho attraversato. Adesso sono in una nuova fase, piuttosto antipatica, piuttosto buia e incazzata. Ma approfondirò un’altra volta.

Quando, poche sere fa, ho trovato sotto la porta un biglietto scritto a mano che terminava con un punto esclamativo e nessuna firma (i biglietti che terminano con punti esclamativi e nessuna firma e che vengono infilati sotto la porta sono chiaramente dei guanti di sfida, degli affronti, delle provocazioni), ho pensato: adesso finalmente faccio una rissa. Il solo pensiero mi dava gioia, sentivo il sangue affluirmi alle guance, ero diventata anche più alta. Nel biglietto c’era scritto: “Si prega di non schiamazzare, saltare e spostare mobili durante la notte: qui c’è qualcuno che vorrebbe dormire!”. 

Non ho mai spostato mobili neanche di giorno, però la sera prima avevamo giocato a Monopoli in quattro: può essere considerato saltare e schiamazzare? Il fatto che io sia competitiva non significa che mi metta a saltare e gridare di rabbia quando perdo. Mio figlio si rotola un po’ qua e là, gioca a sparare con dei bazooka che costruisce con i rotoli di scottex, è vero, ma alle undici deve essere a letto con la luce spenta. Io e mio marito non balliamo il tango dopo che i bambini sono andati a dormire, anche di questo sono piuttosto certa. Quindi era evidente che avevo a che fare con uno psicopatico per giunta anonimo che voleva impedirci di vivere la nostra vita pseudo normale, già mortificata dal Covid. Anche rispetto alla rissa, però, ho passato varie fasi: a un certo punto ho anche pensato di perdonare lo psicopatico, perché forse anche lui stava passando un periodaccio: fratello, lo so che è dura, ma non dobbiamo metterci l’uno contro l’altro, lo capisci vero? Ti senti solo, sei invidioso del Monopoli, vuoi venire a giocare con noi? Immaginavo già lo psicopatico entrare a casa nostra, invitato, e chiederci scusa estasiato da tanta modestia e gentilezza. Ma al piano di sotto non vive nessuno, c’è un bed and breakfast: bello, sei in vacanza e vuoi rompere le palle a me? Non paghi il mutuo e vuoi dirmi come devo stare seduta nella mia cucina? Ero dilaniata tra il desiderio di scendere e suonare alla porta sventolando il biglietto e sfogarmi così di tutti i soprusi degli ultimi mesi e la previsione delle prese in giro da parte di tutti i miei famigliari: la mamma ha sbroccato.

E’ stato in quel momento che ho visto il gatto. Il gatto sullo skateboard, in corridoio. Con la solita aria indifferente, era salito sullo skateboard e si dava le spinte con la zampa. Lo faceva anche da piccolo, e noi lo spingevamo. Era buffo e regale al tempo stesso. Sono abituata al gatto che va in skateboard, non ci vedo niente di strano, lo fa sempre, avanti e indietro in corridoio. All’inizio ridevamo, poi ci siamo abituati: è il suo passatempo, che problema c’è? A volte si scontra con qualche mobile, ma insomma è abbastanza bravo, ha un buon equilibrio, e se cade fa finta di non essere caduto ma di essere sceso apposta per sdraiarsi sul tappeto. Non perde mai la dignità, non esce mai dal suo personaggio, lo amo per questo. Non mendica attenzioni: ha il suo skateboard che lo tiene concentrato, ha i suoi pensieri. Ma poiché quando il gatto si è scontrato contro la credenza dei libri ha fatto un po’ di rumore, rumore di mobili spostati, ho avuto una specie di illuminazione: e se lo fa anche di notte? Se di notte la mia casa contiene un gatto che va avanti e indietro per il corridoio in skateboard, nel buio più totale, nel silenzio assoluto? Se anzi di notte sullo stesso skateboard salgono anche l’altro gatto e il cane, che di giorno si vergognano? E se spostano mobili? Noi del resto teniamo le porte chiuse proprio per evitare assalti di animali, quindi non ce ne accorgeremmo mai. Questo pensiero mi ha rallegrato almeno quanto l’idea della rissa, che ho abbandonato un po’ a malincuore. Non ho alcuna intenzione di appostarmi per verificare se di notte i miei animali schiamazzino e saltino, ma sono enormemente orgogliosa di loro.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.