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L'apologo del leone

26 Maggio 2014 alle 16:30

In democrazia il pericolo non viene dalla vanità dei loro capi, ma dalla loro ambizione; Berlusconi si è squagliato come le cere dei suoi trapianti, al suo posto monta all'assalto un animale politico, che come un leoncello irrompe nella savana elettorale e fa bottino di tutto il bestiame che trova nel suo dominio. Tra un vecchio leone e un finto leone (Grillo)è naturale che a prevalere sia stato quello giovane e vero, figlio di quello che gli ha consegnato il testimonio. Accade come tra quelle famiglie di belve, il vincitore sbrana i cuccioli dell'antico capobranco, per mandare in calore la leonessa del gruppo e assicurarsi una discendenza. Così Renzi ha fatto fuori NCD e i montiani, ha accoppato i forzisti e -dopo aver sedato ogni disegno di rivolta dei suoi- si distende nel morbido letto del parlamento europeo e si appresta a consumare le nozze con Merkel nel prossimo semestre di presidenza europea dell'Italia. Troppa fortuna o troppa ambizione per un tale precipitoso cursus honorum? Se è fortuna non abbiamo da disperare, perché la stessa mola che lo ha portato in alto lo inabisserà alle elezioni venture, se è ambizione ce ne preoccupiamo perché è l'ombra di quel cesarismo toscano, che ci fu nella DC di Fanfani, entrambi tratti dalle pagine di Malaparte.

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