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Da Sua Eminenza a Sua Santità

28 Settembre 2011 alle 13:30

Che la Conferenza Episcopale possa esprimersi in merito a temi di carattere etico e sociale, e quindi inevitabilmente politico ed economico, è oggi cosa pacifica per tutti, visto che anche a sinistra oggi questi interventi si ammettono, anzi si invocano. Se però la Cei si accosta troppo al dibattito quotidiano, qualche rischio lo corre. La strumentalizzazione, anzitutto: il richiamo alla moralità dei comportamenti non è stato anatema, ma - un esempio per tutti – il tendenzioso Ugo Magri su “La Stampa” di martedì lo definisce “la scomunica Cei”, da accomunare all’ultimatum Confindustria. A raffreddare gli entusiasmi faziosi forse Sua Eminenza avrebbe dovuto aggiungere un paragrafo sul proliferare di “sepolcri imbiancati”, peccatori tra i più sferzati da Cristo. Ma sarà prudente deplorare l’ipocrisia, quando apertis verbis si condannano gli evasori fiscali, però non si paga l’Ici su qualunque fabbricato, a qualunque uso adibito? Grazie a Dio, mentre Sua Eminenza scriveva la sua terrena prolusione, nella patria di Lutero il coraggioso Papa Benedetto risolveva il groviglio del quotidiano con un colpo d’ala, predicando alla sua stessa Chiesa la priorità della fede, e la conseguente opportunità di ridurre il carico di sovrastrutture e interessi “mondani”.

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