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E' piovuto sul Bagnasco

27 Settembre 2011 alle 11:00

Se tanto zelo purificatorio s’impiegasse per condannare certa lussuria che contamina il chiericato prelatizio, porporale, monastico, chiesastico, intento a fornicare per voluttà della carne, la chiesa di Roma non attraverserebbe uno dei momenti più furenti dell’ira Divina. Perché son certo che se Dio potesse – nel senso che volesse – il suo sdegno incenerirebbe quella Chiesa emula di Sodoma e Gomorra. Invece no, lo zelo viene impiegato per favorire Tizio contro Caio, Tizio cenobita e Caio lussurioso. Le cose terrene oggetto di disquisizioni per la maggior gloria del Cesare che appare più confacente alle aspettative dell’ipocrisia. Il bene pubblico speso sotto il manto delle porpore con mani pronte a scagliare la prima, la seconda e la terza pietra. Crolla la chiesa tedesca (protestata da quel dì), quella americana crollò da Boston, tutto il mondo dell’ipocrisia sepolcrale, dei sepolcri imbiancati, fa da malleveria a certi laici CREDENTI, candidati al potere in nome della Comunione come Liberazione dell’uomo; o ai cristiani con doppia famiglia e matrimoni caducati per soddisfare la carne ambiziosa di fresche membra nel talamo nuziale. Anche re David ebbe le sue tentazioni e Dio gli perdonò, ma ben altri erano i progetti che la Provvidenza affidava al re di Israele. Qua abbiamo tardi epigoni, quasi sessantenni, di una Balena che già fu bianca e che oggi, forse, sarà canuta per antico pelo. Mentre il musulmano infedele semina orrore e sangue là dove la pietà cristiana fa da barriera. Il peccatore pentito, se è pentito, è sempre preferibile all’ipocrita del sepolcro imbiancato pronto a battersi il petto del “mea culpa”, ma peccatore impenitente restio ad ogni richiamo. "Miserère mei, Deus, secùndum magnam misericòrdiam tuam. Et secùndum multitùdinem miseratiònum tuàrum, dele iniquitàtem meam. Amplius lava me ab iniqui tate mea, et a peccato meo munda me".

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