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Una riforma vera

Non un po’ più di autonomia, ma ripensare davvero una governance per tutta l’Italia

26 Novembre 2017 alle 06:11

Una riforma vera

Roberto Maroni (foto LaPresse)

Sfondata con il referendum sull’autonomia del 22 ottobre scorso la porta aperta della trattativa con il governo, la Lombardia si trova oggi nella medesima stanza in cui – con molto più garbo e, soprattutto, con molta meno spesa – si era già accomodata per tempo l’Emilia Romagna. Si dice però che lo faccia con maggiore peso politico. Mi permetto di dubitarne. Il peso politico che la Lombardia potrà esercitare in questa trattativa a poco iniziata, infatti, dipenderà solo in minima parte e per pochissimo tempo dal voto referendario. Mentre ciò che conterà davvero sarà la percezione, da parte della classe dirigente politica del paese, del ruolo chiave che la Lombardia gioca in Italia. Ogni nuova concessione in materia di autonomia, infatti, deve essere approvata dalla maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento, il che può accadere solo nel caso che queste eventuali concessioni siano ritenute coerenti con il superiore interesse dello stato. Come dire, una cosa più facile a dirsi che a farsi.

 

Tuttavia questo superiore interesse dello stato effettivamente esiste, e non solo sul piano economico, come è evidente, ma anche su quello più strettamente istituzionale, e si chiama “area metropolitana milanese”. Nonostante il fallito tentativo del referendum del dicembre scorso, infatti, l’esigenza di un ripensamento dell’intero sistema istituzionale italiano, ed in particolare del decentramento amministrativo, magari rileggendo Luigi Sturzo, come ha suggerito il Foglio, è più acuta che mai. E lo è in modo particolare in Lombardia, ma non a causa, come si crede, di un suo deficit di autonomia all’interno dell’attuale sistema istituzionale (deficit che può essere agevolmente colmato con un civile confronto politico), ma a causa dell’esistenza al suo interno di un problema assai più importante ed acuto, ossia quello del governo, ma sarebbe meglio dire, della governance , della grande area metropolitana milanese.

 

E’ su questo terreno che il tema del decentramento, di natura squisitamente politica, si incrocia infatti con quello del più radicale fenomeno di cambiamento economico, sociale e culturale che l’Italia abbia conosciuto negli ultimi vent’anni. Ossia il faticoso emergere dal basso, quasi per partenogenesi, della grande area metropolitana milanese come nodo della rete globale e come indiscussa capitale italiana dell’economia della conoscenza (come dimostrato anche dal successo di Expo che, soprattutto da questo punto di vista, è stato un successo nazionale). Da tutto ciò consegue che il tema politico centrale, non solo per la Lombardia, ma per l’Italia intera, non è tanto quello di una maggiore autonomia della Regione Lombardia “all’interno” dell’attuale sistema amministrativo”, ma quello, assai più radicale e difficile, di una “rottura” di questo sistema e della logica verticistica e chiusa che lo ispira, e questo proprio al fine di favorire, nel nostro caso, la nascita e il “funzionamento” di questa realtà così importante per l’intero paese.

 

La logica da superare è quella in cui più enti, dotati tutti di competenze generali, si sovrappongono l’uno sull’altro come in una matrioska, pretendendo di fare tutti le stesse cose: dal Consiglio di zona sino al Parlamento. Mentre ciò che occorre sarebbe l’esatto contrario, sperimentando forme di governance innovative in cui le decisioni pubbliche non vengano prese esclusivamente sulla base di una chiara gerarchia di autorità e da un soggetto monopolistico (sia esso lo Stato, la Regione , il Comune o la stessa Città metropolitana), ma avvengano invece in un contesto multi-settoriale, di contrattazione e di collaborazione tra diversi soggetti sia pubblici che privati, purché esercitanti funzioni essenziali e sistemiche sul territorio, con pazienza e spirito pratico . Non si tratta infatti di pensare, come molti fanno e temono, ad una nuova realtà monolitica e chiusa, una nuova Provincia, un super Comune di Milano, un altro pezzo di Stato nello Stato, una nuova bambolina della matrioska, insomma. Si tratta piuttosto di immaginare una realtà istituzionale nuova, leggera, dinamica ed aperta e soprattutto, funzionale allo scopo. Può esserci qualcosa di più milanese e lombardo di questo?

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