cerca

Il referendum in Lombardia secondo Giorgio Gori

Il mezzo è sbagliato ma le deleghe alla Lombardia giuste. Il sindaco (Pd) di Bergamo ci spiega il senso della chiamata elettorale

27 Aprile 2017 alle 15:31

Il referendum in Lombardia secondo Giorgio Gori

Foto LaPresse

"Maroni deve smetterla di dire balle". Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, è stato il primo a dire che avrebbe votato Sì al referendum per l’autonomia della Lombardia. Poi, sulla sua posizione, è arrivato Beppe Sala. Sconcertando (in un primo tempo) il Pd lombardo che in Aula stava conducendo la battaglia contro il governatore e il suo referendum “inutile”. Eppure, Gori, fin dall’inizio, con Maroni e il suo referendum, non ha avuto proprio nulla a che spartire, stando al racconto che ne fa al Foglio. “Intendiamoci: sul referendum come mezzo, ha perfettamente ragione il Pd regionale. Sul tema delle maggiori deleghe alla Lombardia, invece, è Maroni che sposa una linea di pensiero che fa parte della nostra tradizione politica giacché l’articolo della Costituzione al quale fa riferimento è stato scritto nel 2001 da una maggioranza parlamentare di centrosinistra”, dice.

 

La saggezza popolare a volte spiega la politica meglio di mille frasi: dicesi “fare orecchie da mercante”. In questo caso il mercante sarebbe Maroni. Gori torna indietro, racconta una storia lunga 18 mesi. “Un anno e mezzo fa io ho sollecitato la firma di tutti i sindaci dei capoluoghi lombardi e di tutti i presidenti della provincia, da Pisapia fino al sindaco leghista di Varese, dal presidente della provincia di Varese a quello di Sondrio, sotto a un documento ben chiaro. Diceva di aprire il negoziato con il governo, senza impiegare risorse per il referendum che già Maroni iniziava a prospettare. Anzi, dicevamo di più. Dicevamo che se il governo avesse risposto picche, allora saremmo stati tutti d’accordo all’ipotesi di consultare i cittadini”. Ma il governo ha detto che vuole trattare. “Lo ha detto Maurizio Martina, a nome del governo. L’Emilia Romagna sta già discutendo con il governo, per capire quali materie può ricevere in affidamento. Maroni fa il furbacchione e dice: se io vado e apro il tavolo, poi non posso fare il referendum. E’ la dimostrazione che a lui interessa lo strumento, non il risultato da acquisire”. Il risultato sarebbe quello di portare più autonomia e impiegare più soldi “prodotti” in Lombardia per la Lombardia. “Su questo siamo tutti d’accordo. E anche sul fatto che il residuo fiscale è davvero troppo elevato”, spiega. “Ma il problema è che nel referendum, di quello che Maroni e Gelmini vanno in giro raccontando in questi giorni, non c’è nulla. Se Maroni è serio, si mette a un tavolo con Gentiloni e verifica se il governo ha l’intenzione di trattare oppure no”.

 

Gori si occupa anche di spiegare i tecnicismi: “Invece di buttare soldi su un referendum, basta una delibera da approvare in Consiglio regionale per aprire l’interlocuzione. Il problema è che la giunta lombarda ha ben altro per la testa. Maroni, è evidente, ha in testa tutti gli slogan del 2013. Ricordate la storia di far rimanere il 75 per cento delle tasse in Lombardia? Ecco, non ci ha neppure provato”. In tutto questo, Renzi è silente. "Se Renzi diventerà il segretario del Pd, avrà tutto il tempo per pronunciarsi. Secondo me c’è lo spazio perché ora sia però il governo a dire una parola chiara di apertura e far capire quello che il Pd regionale sostiene compatto, me compreso, da tempo: che il referendum, impostato così, è uno spreco di soldi”. Uno spreco, ma con un principio di fondo giusto: quello dell’autonomia. “Ed è proprio per non lasciare a Maroni la soddisfazione di poter dire che questo è il suo referendum che il giorno che ci dovesse essere, e spero di no, io non andrò al mare, non dirò di andare al mare, ma andrò a votare e voterò Sì. Siamo tutti a favore che la Lombardia gestisca più materie, penso all’area della formazione, dell‘'’istruzione. La verità è che la Lega ha richiesto allo Stato 25 materie. Venticinque. Si vogliono far dire di no, è una richiesta impossibile per far passare un referendum che sarà solo un grande spot elettorale”.

Fabio Massa

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi