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Non c’è pace (giudiziaria) per l’ente dei Saloni

L’ultimo temporale che ha funestato le decisioni assunte da Fondazione Fiera Milano è arrivato (indirettamente) ancora dalle aule di tribunale

10 Aprile 2017 alle 15:30

Non c’è pace (giudiziaria) per l’ente dei Saloni

Foto LaPresse

Nuvole cariche di pioggia su largo Domodossola. La Fiera è di nuovo sotto i riflettori, non solo per il Salone del Mobile, ma per le difficoltà a voltare pagina dopo il commissariamento di fatto della spa deciso dalla Procura milanese in seguito all’inchiesta su Nolostand della Dda, luglio 2016 che ha avuto un effetto domino su tutto il sistema Fiera Milano.

 

L’ultimo temporale che ha funestato le decisioni assunte da Fondazione Fiera Milano è arrivato (indirettamente) ancora dalle aule di tribunale. Il Comitato esecutivo di Fondazione Fiera, riunitosi d’urgenza martedì sera, si è visto costretto a riesaminare la posizione di Corrado Colli, amministratore delegato designato di Fiera Milano. L’organo che ha rinnovato totalmente il cda della Fiera, all’insegna della trasparenza voluta dai magistrati, mettendo al bando la politica “troppo compromessa”, si è accorto che Colli, in passato è stato coinvolto nel processo per la bancarotta fraudolenta di Opengate. Sul manager, ai vertici del gruppo bancario dal 2000 al 2003 – i problemi all’istituto di credito si manifestarono nel 2004 – pendeva un procedimento della Procura. Dei tre capi di imputazione, due si erano risolti con una assoluzione con formula piena, il terzo fu prescritto. In uno stato di diritto, e con una cultura giuridica liberare, significherebbe niente di niente. Ma siamo in Italia, a Milano per di più. Così l’esecutivo della Fondazione ha dovuto riunirsi e riesaminare, prima di confermare – ma non senza malumori di alcuni membri – la fiducia nell’ad in pectore Colli.

 

Ma non è l’unico problema – o se vogliamo effetto collaterale – determinato dalle attività della magistratura ad affacciarsi nel presente e sul futuro delle attività di Fiera Milano. C’è un altro tam tam che corre di stand in stand, di padiglione in padiglione, dopo la tempesta che quasi un anno fa ha portato all’arresto di 11 persone legate al consorzio di cooperative Dominus per subappalti all’interno di Expo2015. In particolare, c’è la ricaduta su un’attività importante, e che fa gola a tanti operatori, soprattutto esteri, possibilmente francesi. Il commissariamento immediato di Nolostand (stesso provvedimento è stato poi adottato per l’intero settore allestimento stand del gruppo), una controllata del gruppo quotato milanese che gestisce 81 manifestazioni (35 all’estero), ha di fatto congelato tutta una serie di attività legate al mondo dell’allestimento fieristico che va a colpire un indotto fatto di piccole e medie aziende che storicamente ruotavano, come satelliti, attorno al pianeta Fiera. Uno vero spariglio. I vertici uscenti di Fiera Milano infatti hanno proceduto a un repulisti, ovviamente necessario, svolto sotto stretta “vigilanza” del nuovo commissario imposto dal Tribunale alla guida di Nolostand. Pulizia che si affianca alle operazioni di revisione complessiva dell’attività da parte del management dell’ente fieristico.

 

Nella terra di mezzo, è successo che chi lavorava con il servizio allestimenti della società si è ritrovato dall’oggi al domani senza più certezze. Ma dal repentino ricambio di fornitori nel servizio allestimenti (un business da 38 milioni, in base ai dati 2016) c’è chi potrebbe trarre vantaggio. Tra gli operatori “purgati”, o quantomeno penalizzati dalla situazione che si è venuta a creare, emergono indicazioni che a guadagnarci potrebbe essere il gruppo GL Events, ossia uno dei big europei del settore, che gestisce e coordina un portafoglio di 300 fiere di proprietà, oltre a una rete di 38 sedi e fattura 953 milioni (più di 4 volte il giro d‘'’affari 2016 di Fiera Milano). Consolidata presenza sul mercato italiano, essendo proprietaria del Lingotto Fiere di Torino, dell’80 per cento di Padova Fiere ed essendo ancora azionista delle società che gestiscono gli spazi espositivi di Bologna e di Rimini (oggi Italian Exhibition Group). GL Events (divenuta nota nel mondo fieristico italiano per aver rilevato da Alfredo Cazzola non solo il Lingotto ma anche il Motorshow di Bologna) sempre nel luglio dello scorso anno è finita – a sua volta – sotto osservazione della magistratura in seguito all’inchiesta per turbativa d’asta relativa all‘'’assegnazione del Salone del Libro di Torino. Fatto non estraneo alla decisione dell’Associazione italiana editori di emigrare a Milano, con un nuovo salone organizzato per l’appunto con la Fiera meneghina. Sarà il nuovo Cda di Fiera Milano spa (sempre che non si affaccino nuove perturbazioni) a decidere il da farsi coi fornitori, vecchi e nuovi. Nel frattempo, si possono solo raccogliere le voci secondo cui GL Events, più di altri potenziali competitor, come i tedeschi (la Germania è il primo mercato europeo, l’Italia è la seconda potenza continentale in fatto di fiere e saloni), ad aver messo gli occhi sull’importante business degli allestimenti.

 

La caccia a mercati stranieri è una regola che vale ovunque, e i tentativi di shopping francesi in Italia sono noti da tempo.

 

Ma l’interesse di GL Events per Milano significherebbe provare a infilarsi in un business tipicamente “captive”, visto che ogni ente fieristico che si rispetti se lo crea e gestisce tra le mura domestiche, anche per questioni meramente logistiche.

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