Paolo Gentiloni visita il Salone del Mobile di Milano (foto LaPresse)

Ecco pronta l'agenda per Gentiloni

Redazione

Quando il presidente del Consiglio arriverà a Milano troverà una novità politica e un’agenda piuttosto fitta

Quando il presidente del Consiglio arriverà a Milano (e arriverà) troverà una novità politica e un’agenda piuttosto fitta e, per certi versi, complessa. La novità politica è nella parole che il sindaco Beppe Sala ha consegnato domenica scorsa al Corriere della Sera, chiudendo la porta (dal suo punto di vista) ad ogni ipotesi di elezioni anticipate e incalzando Parlamento e governo ad usare al meglio l’ultimo anno di legislatura. La lettera di Sala non è piaciuta a tutti naturalmente, ma ha anche raccolto significativi consensi tanto in città quanto a Roma: spesso più sussurrati che dichiarati apertamente, non sia mai che qualcuno poi si arrabbi.


Dal punto di vista delle cose da fare ci sono però molti punti di grande rilevanza, che proviamo qui ad elencare. Il primo lo scrive Sala medesimo ed è l’assestamento, normativo e finanziario, dell’area metropolitana, con conseguente definizione del ruolo della provincia, scomparsa forse sì, ma forse no. La legge Del Rio ha fatto un primo passo, ma certamente non consente un governo fattivo dell’ente, con annesso psicodramma annuale della quadratura dei conti. Al secondo posto c’è la realizzazione concreta di quanto previsto nel Patto per Milano, tema che andrebbe associato ai contenuti del Patto con la Lombardia siglato da Matteo Renzi con Roberto Maroni in zona Cesarini prima del voto referendario.


Su questo capitolo si giocano due partite molto rilevanti: cioè periferie e investimenti nei trasporti, le metropolitane in particolare.

Il ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti ha dato ampie rassicurazioni nei giorni scorsi, ma certamente Beppe Sala non mancherà di chiedere conferme ufficiali a Paolo Gentiloni. E lo stesso farà Maroni per quel che riguarda le sue priorità.
In terza posizione c’è la gigantesca sfida post Brexit, che si gioca su due punti essenziali: la candidatura di Milano a sede dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, partita che potrebbe trovare definizione già nei prossimi mesi, e la capacità milanese di rendere attrattiva la città per nuovi manager e dirigenti delle autorità. Qui serve fare lavoro congiunto con il governo, poiché entrano in campo molti aspetti essenziali, a cominciare da quello fiscale. Al quarto posto ‘'è la complessa vicenda del post Expo, cavallo di battaglia di Matteo Renzi. Ora si tratta di vedere se c’è analogo impegno da parte del nuovo governo, anche se tutto lascia pensare che non vi saranno cambiamenti di rotta, anche per il ruolo di garanzia giocato dal ministro Maurizio Martina. Però l’anno in corso è decisivo per vedere il decollo operativo del progetto, che, tra l’altro, prevede l’imponente trasferimento di buona parte dell’Università statale nel sito di Rho Pero.


Infine ci sono i temi dell’immigrazione. La visita del ministro Marco Minniti è stata proficua, ma ora servono decisioni e investimenti, a maggior ragione nel corso di un anno che sarà comunque una sostanziale campagna elettorale senza soluzione di continuità. Insomma Gentiloni è avvisato: la sua imminente visita milanese non sarà una passerella. Saperlo però serve anche al governo, soprattutto se vuole durare.

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