La "Campionaria" del 1950, alla mostra "Fiera Milano motore del Made in Italy"

GranMilano

Fieri della Fiera, sempre più hub per aprire le porte del mondo

Daniele Bonecchi e Maurizio Crippa

Territorio, investimenti, Accademia e sfide globali. Parla il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti

Le medaglie d’oro olimpiche luccicano (idealmente) nella palazzina liberty di largo Domodossola, la sede della Fondazione Fiera Milano. Che della recente avventura di Milano-Cortina 2026 è stata uno dei protagonisti, uno pivot fondamentale. Il Media Center del Portello negli spazi di MiCo (che vantava tecnologie particolarmente sofisticate) è stato apprezzato dagli operatori di tutto il mondo, ed è stato la “casa” operativa delle migliaia di volontari. E poi i due campi di gara, risultati eccellenti: la Milano Rho Ice Hockey Arena nei padiglioni 13-15 e la Milano Speed Skating Stadium nei padiglioni 22-24, che ha visto due medaglie d’oro per l’Italia e otto record olimpici. E ora si guarda avanti, senza dimenticarsi però di una lunga storia che affonda le radici nella creatività di Milano.
I ragazzi della generazione Z non possono sapere che cos’era la Fiera Campionaria – possono recuperare però visitando la mostra “Fiera Milano motore del Made in Italy” (fino al 15 aprile all’ADI Design Museum), che racconta oltre un secolo di storia – ma i loro genitori sì.

Perché la Campionaria era un grande appuntamento di popolo, con le famiglie in fila per fare il biglietto o raccolte sulle panchine davanti al Villaggio Internazionale (dove si andava “per conoscere il mondo”) o nei giardini per fare colazione, con gli artigiani e gli imprenditori a caccia delle novità tecniche dell’epoca. Una tradizione che veniva da lontano: “Il 12 aprile del 1920 un gruppo di imprenditori aveva deciso di esporre il frutto del proprio lavoro sui Bastioni di porta Venezia. E’ così che è nata la Fiera di Milano, e anche oggi conserva quello spirito”, spiega in una conversazione col Foglio il presidente della Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti.

                               

Oggi la Fondazione è una corazzata, azionista di maggioranza di Fiera Milano spa con il 63,82 per cento, proprietaria del quartiere espositivo e di numerose infrastrutture, compreso Allianz MiCo, uno tra i più grandi centri congressuali d’Europa. Per il periodo 2026-2028 stima un utile netto di 33,3 milioni di euro e il patrimonio al 2028 sarà di 810,4 milioni. Fondazione Fiera Milano è da tempo è impegnata nel sostenere molte delle infrastrutture che servono alla città, “fa parte esattamente della nostra missione”, dice con convinzione Bozzetti, 59 anni, manager di lunga esperienza nel settore pubblico e privato, nominato alla presidenza dal 1° agosto 2025, assieme al nuovo Consiglio. 
Fra i grandi impegni strutturali di Fondazione Fiera per Milano e la Lombardia, non si può non ricordare la realizzazione dell’ospedale durante l’emergenza Covid e, più di recente, l’accordo per il nuovo Centro di produzione Rai, “che significa anche riportare la Rai nella casa in cui è nata, la Fiera di Milano”. Ma la storia più recente parla di Olimpiadi. “Il successo delle Olimpiadi è stato un successo collettivo, dell’Italia; ma lo è stato in particolare modo anche per quanto riguarda le realizzazioni di Fiera Milano, è stato straordinario”, spiega Bozzetti. “Ho avuto l’opportunità di parlare con gli atleti durante gli allenamenti e l’entusiasmo per la struttura è stato palpabile (i campioni ci arrivavano anche in metropolitana, felicissima, ndr). Per noi è stato un investimento importante, con 25 milioni per le tre location: media center, skating e lo spazio per l’hockey”.

Un investimento per il futuro, anche. “Ora le due piste sono state smantellate perché i padiglioni servono per le manifestazioni fieristiche programmate, però i padiglioni 13 e 15 verranno riconvertiti per la realizzazione del più grande spazio per eventi fieristici, congressuali, sportivi e musicali d’Europa, in grado di ospitare 45 mila spettatori al coperto. Dunque saremo in grado di ospitare grandi concerti al coperto in tutte le stagioni”. Uno spazio che oggi Milano non ha, e che porterà Milano a misurarsi con spazi come la Défense Arena di Parigi. E poi è in arrivo un palazzetto del giaccio, altra mancanza milanese, giusto? “Dopo Pasqua con Fiera Milano spa definiremo nei dettagli il progetto ma da ottobre ci sarà già l’arena del ghiaccio di Milano e così i giovani che vogliono allenarsi potranno farlo senza allontanarsi”. In futuro si sceglierà l’area, sempre nei terreni della Fiera, per una struttura definitiva. Un bel regalo alla città, sempre a caccia di strutture sportive, per i giovani.

L’impressione è dunque – chiediamo al presidente Bozzetti – è che la Fondazione stia cambiando pelle: da proprietaria dei padiglioni fieristici si è sta trasformando in un grande network di servizi per la città? “In realtà la Fondazione sta perseguendo tutte le finalità contenute nel suo statuto – risponde – A partire dal supporto delle attività di Fiera spa, ma è nostro compito creare valore per il territorio, sotto il profilo sociale, culturale, economico. Sempre più Fondazione Fiera non solo può, ma deve, assumersi un ruolo centrale nello sviluppo del territorio. Già in passato si è occupata dell’emergenza Covid con l’ospedale e il Centro vaccinale, lo fa con la realizzazione degli alberghi (il turismo fieristico e d’affari è un fiore all’occhiello milanese, ndr) compreso l’ultimo in via Scarampo in fase di completamento; poi arriverà il nuovo albergo nel centro servizi di Rho-Pero con un budget di 237 milioni. Anche il Centro polifunzionale della Rai – circa 110 milioni – entra a pieno titolo in questa logica. La Rai, nata in Fiera, torna a casa. Tutte attività sinergiche all’attività della Fiera. Anche il palazzetto dello sport, che risponde a un’esigenza del territorio, contribuirà a valorizzare il business fieristico, consolidandone il brand”.


In realtà Milano da anni è diventata piuttosto dispersiva, al netto dei nuovi grandi quartieri: le diverse funzioni sono sparse per la città o in eterna attesa di una collocazione. La Fiera ora sembra poter fare da catalizzatore: fiere e non solo, eventi, strutture sportive… “La Fiera con la Fondazione è da sempre un punto d’incontro di persone, di culture, di economia ed anche un riferimento sociale”, conferma il presidente della Fondazione.
Chi, un decennio fa col consolidamento di internet, dava per morte le fiere resterà deluso. Ma le difficoltà di una geopolitica “bellica” non rassicurano. La Fiera è protagonista planetario ma ha il suo cuore in Italia, come guarda l’Europa, considerando anche la concorrenza interna con le altre città fieristiche italiane? “Noi siamo giocatori della stessa nazionale, quella italiana. Deve assolutamente cessare la guerra tra i quartieri fieristici, dobbiamo lavorare tutti in una logica comune, valorizzando l’intero comparto perché il sistema fieristico italiano vale 1,4 miliardi, mentre quello tedesco vale più di 4 miliardi. Questo è un paradosso perché l’Italia è il paese più attrattivo del mondo avendo il meglio delle realtà culturali, artistiche, enogastronomiche, le migliori bellezze paesaggistiche. Dobbiamo lavorare tutti assieme per valorizzare l’intero sistema questo è il motivo per cui – diversamente da ciò che era accaduto in passato – ho lavorato subito per unificare le due associazioni di categoria: Aepi e Itex. Abbiamo già firmato un protocollo d’intesa davanti al ministro del Made in Italy Adolfo Urso per creare un’unica realtà riconosciuta dal governo e per avere più forza rappresentativa. E così toccherà a me, come presidente, guidare questa nuova realtà. Obiettivo: fronteggiare tutti assieme la competitività estera”. Di recente lei ha parlato anche di una golden share per le fiere, di cosa si tratta? La ritiene veramente fattibile? “Ho lanciato la proposta perché i quartieri fieristici rappresentano una infrastruttura strategica per il nostro paese: sono strumenti di politica industriale oltre che di diplomazia economica. Se arrivasse un operatore estero che acquistasse, per assurdo, Fiera Milano (cosa impossibile perché la Fondazione ne controlla la maggioranza ndr), a quel punto quell’operatore potrebbe portare via da Milano un asset importante”. Ma la competizione, lo scontro tra i colossi dell’economia dovrebbe spingere verso alleanze europee. La questione dazi e i prodotti contraffatti (tipo Parmezan) sono ancora all’ordine del giorno. “Non penso dei certo a una enclave italiana, servono alleanze internazionali per portare all’estero le nostre manifestazioni e portare da noi altre fiere. Le alleanze vanno benissimo, diverso è cedere la maggioranza di un quartiere fieristico. Come Fondazione siamo già impegnati nel portare all’estero i nostri prodotti e ospitare rassegne di altre parti del mondo. Ad esempio ‘Host' (la fiera mondiale dedicata al mondo della ristorazione e dell’accoglienza, ndr) a dicembre 2025 per la prima volta è andata a Riad, con un grande successo. Ma anche con ‘l’Artigiano in fiera’ stiamo valutando la possibilità di andare in alcuni paesi arabi. Oggi, al netto delle situazioni di conflitto, la direzione è quella dei processi di internazionalizzazione, sia ospitando manifestazioni internazionali che facendo alleanze per portare le nostre all’estero, anche per valorizzare il made in Italy e le Pmi”.


Sguardo a tutte le componenti di un settore decisivo per lo sviluppo, Fondazione Fiera non dimentica l’alta formazione. Esiste, forse meno nota al pubblico, e invece è importante farla conoscere ai giovani, una Accademia Fiera Milano che offre formazione e post universitaria specializzata per avvicinare nuove generazioni al mondo dei grandi eventi fieristici. Di cosa si tratta? “Sì, abbiamo deciso di valorizzare anche la formazione, un altro nostro compito sul territorio. Abbiamo un’Accademia che propone un master post universitario di un anno, realizzato con l’università Statale di Milano: è l’unico in Europa che forma manager da inserire nell’industria dei congressi, delle fiere, degli eventi. Stiamo cercando di dargli maggiore respiro, aumentando i partecipanti e guardando all’estero per ‘vendere’ la nostra esperienza. La formazione è necessaria e noi, con la prima Fiera d’Italia e il maggior Centro congressi europeo possiamo fare la differenza. Il nostro obiettivo è ampliare questa offerta formativa”. E’ un altro modo per lasciare un segno profondo in una città che vi ha dato molto. “Siamo legatissimi a Milano e in fondo la Fiera, da sempre, è la speranza di crescita per la città e il resto del paese. La Fiera è il nuovo polo per lo sviluppo e non solo economico. Siamo al centro di un nuovo Rinascimento italiano”, conclude Bozzetti.