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GranMilano
Il problema non è solo Hoepli che chiude. Stanchezza e oligopoli
Le librerie (indipendenti o specialistiche) hanno ancora una possibilità di sopravvivenza a Milano? Qualche spunto
La vicenda della chiusura della Libreria Hoepli, al netto della saga familiare (“i cui dettagli fanno un po’ male”, dice al Foglio più di un addetto ai lavori), forse a qualcosa può esser utile: ovvero a capire se le librerie (indipendenti o specialistiche) abbiano ancora una possibilità di sopravvivenza in questa città. La stessa in cui la Biblioteca Sormani, già definita “la più bella biblioteca d’Europa”, ha un futuro incerto: diventerà, pare, un “polo culturale” per lasciare spazio alla Beic. Vedremo.
Sull’argomento – librerie, mercato, lettori – nella capitale del libro in Italia (qui si concentrano i più importanti gruppi editoriali) bisogna partire dai numeri. Abbiamo spulciato con un esperto del settore i dati dell’ultimo trimestre: “Il mercato non va male, va malissimo, perlomeno per la saggistica. La fiction tiene”, il commento lapidario. A dispetto delle magnifiche sorti e progressive annunciate dall’Aie (Associazione italiana editori) lo scorso autunno (“siamo ottimisti per il 2026”), il calo delle vendite si sente eccome e colpisce soprattutto le case editrici medie, piccole e piccolissime: parliamo di un segno negativo che tocca anche il 9 pr cento rispetto al già fosco 2025. “Non sarebbe scorretto leggere la ‘vicenda Hoepli’ – ci dice chi opera ai vertici del sistema da decenni – anche come una mancanza di fiducia nella possibilità che ci siano soluzioni a questa crisi. Una crisi che non è passeggera, ma strutturale”.
Se è vero che siamo storicamente un paese che legge poco e che sostiene ancor meno la lettura, c’è anche un’altra questione. “Domina un oligopolio”. Lo afferma chiaramente Marco Jellinek, fondatore con Paola Gallerani di Officina Libraria, casa editrice che da vent’anni (prima a Milano, ora a Roma) si occupa di arti visive, storia dell’arte e saggistica. “L’Italia è l’unico paese al mondo ad avere quattro catene di librerie che appartengono a gruppi editoriali. Questi spingono soprattutto i propri libri e quelli degli editori che via via si comprano. Come facciamo a non definirlo oligopolio? Facevo su e giù dai piani della Hoepli da quando avevo 13 anni ma ora, lo dico con affetto, il problema non è solo la sua chiusura ma la presa di coscienza di una situazione generale. Diventa difficile sopravvivere se l’unico canale di vendita è la libreria fisica: noi ci reggiamo perché ci appoggiamo anche ai bookshop museali”.
Per sanificare il sistema – dicono al Foglio vari operatori – bisognerebbe garantire un’equità di trattamento a livello di punti vendita: “In questo modo potrebbe emergere chi sa stare sul mercato per la qualità del proprio lavoro e non solo per la forza della propria rete distributiva”, sottolinea Jellinek, che lancia poi una sfida. “In città il tema degli affitti per le librerie è pressante e la congiuntura economica non aiuta, ma conta anche la volontà dei singoli, lo sforzo personale di scegliere dove acquistare. Il lettore forte è quello che tiene in piedi il mercato di noi piccoli editori: siamo nelle sue mani. Ai lettori forti, senza essere talebani anti-grande distribuzione, chiedo l’impegno ad andare fisicamente in una delle tante librerie indipendenti della città. La mia preferita resta la Bocca, che resiste in Galleria”.
Dalla sua Kasa dei Libri – dove ha appena aperto una bella mostra sul Premio Bagutta, “una storia lunga 100 anni” – Andrea Kerbaker è possibilista: “Qualche giorno fa ero a Monza alla libreria Libri e Libri per presentare il mio volume e sono rimasto stupefatto dal numero di persone che entravano ogni minuto: è una libreria non di catena, gestita con garbo e attenzione ai clienti, elementi fondamentali per fare di una libreria un ‘luogo’. Ecco, direi che le librerie vivono se diventano un luogo di aggregazione. Nessuno sottovaluta la difficoltà economica e lo strapotere di Amazon, ma le difficoltà ci sono sempre state, bisogna pensare alle soluzioni”. Lo ha scritto sul Corriere, non senza qualche ruvidezza, anche Vittorio Graziani, titolare della libreria Centofiori e “libraio dell’anno 2025”: “Non tutti falliamo” (il testo era più articolato, ma questa è la sintesi). “Tutto possiamo dire ma non che manchino le librerie in città – conclude Kerbaker – Si può discutere sulla concentrazione delle librerie di catena, ma anche le Librerie indipendenti di Milano (Lim) non sono poche (circa una quarantina, ndr). Il punto, ed è ciò su cui anche noi alla Kasa dei Libri ragioniamo spesso, è attirare in questi luoghi una comunità. Chi sa valorizzare questo aspetto non dico che abbia vita facile, ma una vità possibile”.
Francesca Amé