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Nucleare per il bene di imprese e ambiente. Gli scenari del Polimi

Daniele Bonecchi

Con lo stretto di Hormuz sigillato, le alternative a petrolio e gas non sono più un fiore all’occhiello della sostenibilità ma una necessità: in primis nella Lombardia che fa marciare l’economia del paese. L'impegno delle aziende e la necessità di aprire il mercato italiano

Crisi geopolitiche, guerre e sanzioni fanno da acceleratore nella ricerca di fonti di energia alternativa a petrolio e gas. In cima alle discussioni, molte, ma più che mai necessaria c’è quella nucleare, con buona pace per gli orfani del referendum del 2011. La primavera scorsa, con la solita lungimiranza, la Fondazione Politecnico di Milano e Ain (Associazione italiana nucleare) hanno messo attorno a un tavolo i manager delle aziende leader nel campo energetico, impegnate anche nella ricerca: Enel, Eni, Edison e Ansaldo Nucleare. Il progetto – Joint Research Partnership (Jrp) – proponeva una piattaforma operativa per lo sviluppo di strategie e soluzioni avanzate nel campo del nucleare. Oggi, con lo stretto di Hormuz sigillato, le alternative a petrolio e gas non sono più un fiore all’occhiello della sostenibilità ma una necessità: in primis nella Lombardia che fa marciare l’economia del paese.  

“Molte aziende italiane sono già attive sul mercato europeo, aspettano che si apra il mercato italiano. Addirittura un centinaio stanno lavorando alla realizzazione dei nuovi reattori nucleari nel Regno Unito”, spiega al Foglio Marco Ricotti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Milano e responsabile scientifico del progetto Jrp. “Ora – prosegue Ricotti – l’obiettivo per metà maggio è di avere la prima giornata di verifica dei risultati delle attività promosse dal Jrp, ci saranno due dossier a uso e consumo delle aziende che partecipano al progetto. Il primo riguarda l’analisi degli scenari energetici per l’Italia con gli Small Modular Reactors, non solo per la produzione di energia elettrica ma anche per la produzione di calore, sistemi cogenerativi in grado di aiutare alcuni settori industriali per i quali è difficile abbattere le emissioni di CO2. La seconda analisi riguarda le opportunità di business model, il tema della governance, quello dei servizi e dei costi economico-finanziari”.

I tempi non sono indifferenti: “Gli scenari che analizziamo prevedono un periodo che va dal 2030 al 2050 e oltre, ma nei primi anni 30 potremo avere dei risultati”. Le aziende come stanno procedendo? “Ansaldo Nucleare, Enel e Edison sono già attive da tempo sui piccoli reattori nucleari modulari, mentre Eni è impegnata sulla fusione. Molte aziende partecipano già a questa alleanza nucleare europea per lo sviluppo dei reattori small. Quelle italiane sono il secondo gruppo di aziende – dopo le francesi – che lavorano al progetto”, conclude Ricotti.
Gli Small Modular Reactors (Smr), che rappresentano la possibilità più concreta di impiego dell’energia nucleare a breve termine (2030), potranno integrarsi nel futuro sistema energetico offrendo significativi vantaggi rispetto alle centrali nucleari di maggiore dimensione. Le principali caratteristiche di questi reattori sono la potenza ridotta e la costruzione modulare, con maggiore flessibilità e certezza di budget e puntualità di realizzazione.

Ansaldo Nucleare sta coordinando gli aspetti della ricerca e dell’operatività della filiera Smr in Europa.
Eni, a sua volta partner di Jrp del Poli, sostiene la ricerca di tecnologie game changer, in grado di generare una svolta nella transizione energetica, che si concretizza con lo sviluppo della fusione a confinamento magnetico: la fusione di due atomi leggeri, come gli isotopi dell’idrogeno (deuterio e trizio) che unendosi emettono una grande quantità di energia. Una vera e propria rivoluzione perché – una volta industrializzata – questa tecnologia consentirebbe di generare grandi quantità di energia a basse emissioni. La società fondata da Enrico Mattei, col cuore a San Donato Milanese, ha trovato ospitalità anche negli Stati Uniti (Massachusetts e Virginia) con l’esperimento Sparc (attualmente in costruzione) e il reattore commerciale Arc e nel Regno Unito. I primi risultati concreti non sono lontani, Eni infatti è azionista strategico di Cfs, spin-out del Mit per l’applicazione industriale della fusione a confinamento magnetico. Eni e Cfs hanno firmato un accordo e Cfs è impegnata nella costruzione del primo reattore dimostrativo per la fusione, chiamato Sparc. La prima centrale elettrica a fusione su scala industriale in grado di immettere elettricità in rete con un processo a zero emissioni di CO2 è attesa all’inizio del prossimo decennio in Virginia. Ora non resta che aprire le porte del Belpaese al nucleare pulito.