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GranMilano - una poltrona che scotta /9
Emmanuel Conte, il tecnico riformista con la politica nel dna e un'idea di metropoli
Assessore al Bilancio, demanio e piano casa, nei corridoi di palazzo Marino è molto stimato. Per alcuni è uno dei candidati che giocheranno la partita per il dopo Sala. Lui non conferma e non smentisce
Emmanuel Conte non conferma e non smentisce. Parteciperà alle primarie? Può essere oppure no. Di certo si muove nel suo stile inconfondibile: tanto fare e poco parlare. Ma che ci stia facendo più di un pensiero lo aveva detto per primo proprio a GranMilano. Certo, qualche cosa la dirà settimana prossima – l’11 marzo per la precisione – quando la Lista Sala di cui è stato l’artefice diventerà “La Civica”. Progetto politico interessante, che a oggi esprime tre assessori: meglio della Civica, solo il Pd. Conte ne sarà il portavoce, ma la gestione sarà collegiale con i colleghi di giunta Martina Riva e Marco Mazzei.
Assessore al Bilancio, demanio e piano casa, nei corridoi di palazzo Marino è molto stimato. Anche perché quando arriva – dalla sede della Ragioneria che sta sull’altro lato di piazza Scala – lo fa per portare in giunta roba che pesa, come le delibere che, forse già questa settimana, sanciranno una nuova fase per il Comune di Milano: da “venditore“ di asset non strategici ad acquirente di immobili da destinare al mercato della casa per la classe media. Quarantasei anni, arriva a Milano da Salerno nel 1998 per frequentare la Bocconi: Economia politica. Poi l’impiego alla Banca Caboto, che successivamente si fonderà con Intesa, dove proseguirà la carriera. Ha due fratelli, lui è il più piccolo della nidiata di Carmelo Conte, politico socialista di primissimo livello. Il primo fratello è Federico, classe 1972, già parlamentare e consigliere regionale, riformista, protagonista di una battaglia senza quartiere contro lo sceriffo De Luca. Poi c’è Alessandro, 1976, assicuratore. E infine Emmanuel, 1979. Nome di compromesso tra la mamma credente e il padre che invece pensava a Kant. Carmelo Conte nel 1989 diventa ministro per le Aree urbane, dopo Carletto Tonioli. Poi, dal 1994, più nessun incarico pubblico ma tanti libri, con folle alle presentazioni pure sotto la Madonnina. Nel Dna del figlio c’è sicuramente la politica, e pure il ragionamento incessante sulla metropoli. In casa pane, democrazia con discussioni interminabili. Tra i politici più ammirati Riccardo Lombardi e Rino Formica. E, ultimo ma non ultimo, Tognoli.
Quando Emmanuel decide di candidarsi la prima volta, nel 2016, non conosce praticamente nessun politico locale. Passa come ultimo degli eletti, poi diventa presidente della commissione Bilancio. Tognoli lo chiama a prendere un camparino: vuole capire che cosa pensi e che cosa voglia fare il figlio minore di Carmelo. Si rinforza una ammirazione che non cessa con la morte dell’ex sindaco: non c’è discorso in cui l’assessore non lo citi. Di Tognoli, Conte ammira la visione di metropoli, l’ossessione per la città vasta, l’idea della Grande Milano e del dibattito civico. Si affeziona – anche per questo – a una delle creature predilette dell’ex sindaco, la Fondazione Stelline di cui era stato ideatore e primo presidente. Nel 2021 nasce il secondo figlio di Emmanuel, proprio nel periodo elettorale. “Il figlio del mandato”, scherza lui, che intanto viene convinto da Roberto Tasca – con il quale aveva stretto un rapporto quasi filiale – a ributtarsi nella mischia. Lo fa con la Lista Sala, concepita come proposta “giovane”. Conte si mette al lavoro con Martina Riva, assessora allo Sport, per raccogliere un gruppo che alla fine avrà un’età media di 38 anni. La lista sfonda quota 10 per cento, contro i pronostici pessimisti. E’ il primo degli eletti, per lui è naturale prendere il posto di Tasca in giunta, Bilancio e demanio. Non è una poltrona semplice non solo perché deve garantire il pareggio, anno dopo anno, ma anche perché tutti gli assessorati gli tirano la giacchetta. Beppe Sala, progressivamente, punta sempre di più su di lui. Si affida completamente dopo lo scoppio dell’inchiesta sull’urbanistica che porta alle dimissioni di Guido Bardelli, illuminato assessore alla Casa che aveva scritto un piano ambizioso: Sala chiama Conte e gli chiede di assumere la delega. Lui procede, mentre nel contempo il Comune inizia a comprare in vari settori strategici. Dalla Linea blu, che diventa interamente pubblica con un investimento di 225 milioni, al patrimonio immobiliare da destinare all’edilizia, la prossima frontiera. Intanto le primarie si avvicinano. Per alcuni Conte è uno dei candidati riformisti che giocheranno la partita. Lui tace. La politica sarà anche sangue e merda, come diceva Formica. Ma per districarsi molto spesso l’unico segreto è il silenzio.