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A Milano arriva un vero Palazzo del Ghiaccio, fa gola anche agli stranieri
Nel capoluogo lombard presto sarà allestito un impianto provvisorio nell’ambito dei padiglioni di Rho (dove è stato allestito il Milano Speed Skating Stadium) e nel giro di tre o quattro anni Milano avrà un nuovo palazzo del ghiaccio. Dove però ancora non si sa
Che tristezza Milano senza ghiaccio. Lo si capisce solo leggendo la storia, gloriosa, dell’hockey e del pattinaggio cittadini che il sito milanosiamonoi.com si è preso la briga di ricostruire attraverso documenti e foto storiche straordinarie, come quelle delle signore dai lungi abiti e dei signori con bombetta che a fine Ottocento scivolano sulla pista dell’arena civica o che testimoniano come la gioventù benestante ambrosiana frequentasse numerosa il palazzo del Ghiaccio di via Ferrer, poi diventata via Piranesi, inaugurato il 28 dicembre 1923. Oggi, dopo diverse vicissitudini, la città non ha più una struttura dedicata. Bisogna spostarsi ad Assago, a San Donato e a Sesto San Giovanni e non sempre è facile negoziare le cosiddette “ore ghiaccio”. Ma in seguito all’emozione suscitata da Milano-Cortina 2026 (con 11 medaglie alle squadre italiane per le discipline su ghiaccio) è stato annunciato un nuovo progetto. Il sindaco Beppe Sala, il presidente della Regione, Attilio Fontana e il numero uno della Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti, hanno assicurato che presto sarà allestito un impianto provvisorio nell’ambito dei padiglioni di Rho (dove è stato allestito il Milano Speed Skating Stadium) e nel giro di tre o quattro anni Milano avrà un nuovo palazzo del ghiaccio, anche se non si ancora dove.
Cosa c’è di concreto? Il Foglio lo ha chiesto ad Andrea Gios, presidente della Federazione Sport del Ghiaccio: “Spero proprio che per Milano sia la volta buona per entrare in un circuito nazionale e internazionale con anche una squadra di hockey professionista – comincia – Posso dire che ci sono capitali nordamericani interessati e pronti a sostenere il progetto”. Gios è anche un ex giocatore di hockey. “All’inizio degli anni Novanta giocavo nella squadra dell’Asiago e ricordo che in alcune competizioni che si sono svolte al forum di Assago si arrivava anche a 7-8 mila spettatori, neanche pochi”. Di Asiago, Gios è stato anche sindaco: “Per conto del Comune ho gestito il pala Hodegart, una piccola struttura per la squadra locale che oggi attrae tantissimi giovani. Perché non fare la stessa cosa a Milano che vanta una tradizione che si è persa solo perché non ci sono luoghi adatti per gli allenamenti e per le gare?”. Avere un palazzo del ghiaccio, secondo Gios, potrebbe incentivare tante società sportive locali ma spingerebbe l’Ice Hockey League, uno dei maggiori campionati europei, a inserire Milano nei calendari e questo rappresenterebbe un incentivo a investire per capitali esteri e anche nazionali. Il fatto che ci sia qualche imprenditore interessato tra nord America e Canada non deve sorprendere considerato che in questi paesi resiste un certo mecenatismo per gli sport su ghiaccio che, come dice Gios, sono molto diffusi in tutte le capitali occidentali anche per un fatto culturale: “Coniugano capacità tecniche con aspetti artistici come con il pattinaggio”. Però poi c’è sempre un tema di costi. “Una struttura del genere si può autofinanziare, se ben gestita, senza pesare sulle casse pubbliche – prosegue il presidente della Federghiaccio – Il costo medio di mantenimento ruota intorno ai 5 milioni di euro all’anno, cifra facilmente sostenibile con eventi che non richiedono grandi numeri per arrivare al sold out”. In effetti, un palazzo del ghiaccio ha una capienza media di 5-6 mila posti, molti meno dei 16 mila che, per esempio, può contenere l’Arena di Santa Giulia. Quest’ultima durante i Giochi invernali ha ospitato proprio le gare di hockey, ma la struttura sarà destinata a concerti e spettacoli per la semplice ragione che è più facile attrarre il numero di presenze necessario per ripagare i costi di gestione. Insomma, è tutta una questione di businessplan e di prezzi di affitto delle ore-ghiaccio. “Contiamo che già in autunno si possa partire con uno spazio provvisorio ospitato nell’area Fiera. Sarà anche l’occasione per dimostrare che questi impianti sono polifunzionali grazie alla possibilità di coprire il ghiaccio con appositi pannelli”. A differenza degli anni passati, in cui sono state fatte tante promesse, oggi si avverte una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni locali, ma bisogna anche fare in modo che l’entusiasmo post olimpico non evapori. A favore di questo progetto gioca, in effetti, la prospettiva che Milano ritrovi la sua squadra di hockey e gli investimenti relativamente contenuti, rispetto per esempio al calcio, che sono necessari a finanziare la realizzazione e la gestione di un impianto che non ha dimensioni gigantesche. “Le Olimpiadi invernali hanno dimostrato che una partita di hockey può essere uno spettacolo per famiglie e che questo non è uno sport violento così come si dice”. Certo, poi Jack Hughes ha perso due denti per segnare il punto decisivo nella finale contro il Canada, che è valsa l’oro agli Stati Uniti. Ma sono incidenti che possono capitare in tutte le competizioni.