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Una legge per l'Ai pronta in Regione, niente disciplina rigida ma un aiuto per imprese, Pa e cittadini

Giovanni Seu

Il disegno di legge punta più ad accompagnare che disciplinare il processo: "La legge dev’essere smart perché siamo di fronte ad un’evoluzione veloce che dobbiamo seguire e sostenere e che ci impedisce di normare in modo specifico”, dice l'assessore Alessandro Fermi

Legiferare su una materia come l’Intelligenza artificiale che sta penetrando in tutti gli ambiti sociali e personali non è facile. La Regione Lombardia ci ha provato con un disegno di legge che punta più ad accompagnare e sostenere piuttosto che disciplinare un processo di grande trasformazione. Alessandro Fermi, assessore a Università, Ricerca, Innovazione nonché promotore dell’iniziativa, è il primo a esserne consapevole: “E’ un tema delicato, di grande importanza, che richiede attenzione e un aggiornamento continuo: la legge dev’essere smart perché siamo di fronte ad un’evoluzione veloce che dobbiamo seguire e sostenere e che ci impedisce di normare in modo specifico”. 

 

Il disegno di legge è stato preceduto dagli Stati generali dell’Intelligenza artificiale, otto tavoli di lavoro in cui si è discusso per tradurre la materia sul piano normativo. Dato il work in progress il provvedimento individua due organismi che dovranno muoversi in agilità: il Comitato scientifico composto da cinque membri nominati dalla Giunta che svolgerà funzioni consultive, propositive e informative con il compito principale di elaborare la redazione del programma strategico triennale. C’è poi il Tavolo tecnico di confronto, composto da rappresentanti delle imprese, ricerca e università, che cercherà di trasformare  analisi e proposte in politiche e interventi concreti. E siccome bisogna pur fissare i principi il progetto di legge presenta una Carta regionale per lo Sviluppo dell’Intelligenza Artificiale che mette nero su bianco gli obiettivi del Pirellone: rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese, università, sostenere la ricerca e promuovere un uso etico e sostenibile dell’IA. 

 

Sono due i destinatari. In primo luogo il mondo dell’impresa, in particolare quello che  non riesce ad acquisire la nuova tecnologia: “Le grandi e anche medie aziende utilizzano l’Ia mentre le piccole per la maggior parte  si trovano in difficoltà, noi puntiamo a colmare questo gap”. L’altro obiettivo è il sostegno alla pubblica amministrazione: “Anche in questo caso sono i piccoli comuni che hanno maggiore bisogno di supporto. Abbiamo già stanziato 8 milioni di euro, si tratta di fondi Ue per la formazione del personale nella Pa, la risposta  è stata molto positiva con l’80 per cento appaltato, tant’è che abbiamo deciso di rifinanziare il bando”. Non può mancare, se ne parla nella Carta Regionale, una riflessione sugli aspetti etici dell’Ia a cominciare dalla cancellazione dei posti di lavoro che procede in diverse realtà lavorative. Per Fermi l’approccio dev’essere comunque positivo: “Non credo che i timori siano fondati, abbiamo la possibilità di distogliere personale da incarichi ripetitivi e logoranti e destinarlo ad altri di maggiore utilità: in questo modo possiamo aumentare l’efficienza delle amministrazioni pubbliche e delle aziende private. E’ vero che si tratta di uno strumento che va  adoperato in modo corretto in modo particolare nel campo dell’istruzione, va spiegato ai giovani come rapportarsi ma resta una grande opportunità da sfruttare in modo pieno che sta già avendo forti implicazioni su piano sociale oltreché su quello produttivo”.  

 

Un plauso arriva da Filippo Poletti, giornalista e studioso dell’Ia: “E’ positiva questa attenzione da parte della Regione Lombardia e trovo centrato che si vogliano raggiungere le piccole imprese e la realtà dei professionisti:  per medici, commercialisti, psicologi, avvocati sta diventando fondamentale l’apporto dell’intelligenza artificiale”. Anche per lui i vantaggi sopravanzano di gran lunga le incognite: “L’IA ha origine 70 anni fa grazie a John McCarthy, non è così recente come si è soliti pensare. E non è neppure una rivoluzione tecnologica, come si pensa comunemente, ma identitaria dalla quale non si potrà prescindere e tantomeno pensare di tornare indietro”. Il disegno di legge arriverà e sarà approvato dal Consiglio regionale in primavera.

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