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Gran Milano
La cruciale battaglia idroelettrica che divide Lombardia e governo
Il decreto Bollette va in direzione divergente rispetto all'accordo che il Pirellone ha raggiunto con produttori e consumatori di energia sull'energia prodotta dall'acqua. "Resto fiducioso che venga corretto in sede di conversione", dice l'assessore Sertori. Intanto però la Lega in regione avvia le gare per le concessioni
Sull’autonomia non valgono le comuni appartenenze politiche, neppure quando si tratta del governo. L’ultima riprova è offerta dal sistema delle concessioni dell’energia idroelettrica, articolato in tre modalità: la gara, il partenariato pubblico-privato e il project financing. La Regione ne ha individuato un altro, subito battezzato “4ª Via” che prevede la riassegnazione delle concessioni scadute con prezzo di mercato adeguato, l’impegno a sviluppare investimenti sugli impianti e, soprattutto, la cessione del 15 per cento della produzione idroelettrica a prezzo calmierato a favore delle imprese energivore. Una soluzione che ha messo d’accordo giunta, Confindustria e i principali concessionari ma di cui non c’è traccia nel cosiddetto decreto Bollette approvato dall'esecutivo la settimana scorsa. Con conseguenti mugugni nel Pirellone dove non piace essere trascurati quando si rappresenta una regione che produce il 25% dell’idroelettrico nazionale.
La bocciatura non è piaciuta in particolare a Massimo Sertori che dal 2018 regge l’assessorato Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica: “In un paese come il nostro povero di materie prime l’energia idroelettrica richiede la massima attenzione – spiega al Foglio – perché rappresenta il 40% delle rinnovabili senza presentare i limiti del solare o dell’eolico. La nostra proposta ha il merito di accelerare i tempi nel rinnovo delle concessioni e quindi di velocizzare gli investimenti ed eliminare i contenziosi. Inoltre interveniamo sul tema del caro energia con una misura che consente un approvvigionamento a prezzi accessibili”. Per Sertori l’obiettivo adesso è fare capire queste cose a Roma, i margini ci sarebbero: “Abbiamo già avuto alcune interlocuzioni, abbiamo spiegato l’importanza che potrebbe avere la 4ª Via in un settore fondamentale per lo sviluppo non solo lombardo ma nazionale: resto fiducioso che venga inserita in sede di conversione del decreto”.
Il disappunto per questa dimenticanza del governo non è l’unico. L’intervento sugli Ets, il sistema per limitare l’emissione della Co2, che riconosce alle centrali a gas il rimborso dei costi trasferendoli in bolletta, e quindi a carico di cittadini e imprese, non convince Sertori: “Dubito dell’efficacia, partirà solo nel 2027, sarebbe stato meglio rinegoziare gli Ets con Bruxelles. Non discuto le finalità di questo provvedimento ma l’energia è un tema complesso, andava studiato e affrontato in modo diverso”. Sulla stessa linea il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini che ha sottoscritto la proposta della 4ª Via: “Applaudiamo a questo decreto, l’unica cosa che manca è sulle imprese energivore, forse ci vuole qualche strumento in più, più strutturale, e anche l’accordo che abbiamo fatto in Regione Lombardia sull’idroelettrico andava in questa direzione”. Ma potrebbe arrivare una risposta negativa: ”Abbiamo siglato un patto sull’idro release, il decreto uscito sull’energia potrebbe mettere a rischio questo accordo fatto in Lombardia”.
Sempre sull’idroelettrico un’altra frizione tra Regione e governo potrebbe prendere forma nei prossimi mesi. Sebbene la gara sia prevista per il rinnovo delle concessioni, di fatto non viene mai utilizzata perché negli altri paesi dell’Ue si va avanti con le riassegnazioni per cui le nostre aziende resterebbe svantaggiate rispetto alle straniere. Nonostante questo la Lombardia, caso unico in Italia, ha messo a gara due concessioni: è in corso la fase istruttoria, l’assegnazione dovrebbe arrivare entro l’anno. Non proprio una bella notizia per il governo che in questo e in altri settori si è mostrato timido nei confronti delle liberalizzazioni. Ma la notizia più sorprendente è che Sertori, sotto la cui regia si svolgono questi due procedimenti, è da sempre un militante della Lega, il partito del centrodestra meno incline alla deregulation.