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Il colloquio

Chiuri (gruppo Fendi): “Così ho disegnato i costumi dell'Inferno dantesco”

Fabiana Giacomotti

Dante viaggiatore metropolitano-casual e Francesca da Rimini in un abito da sera. Per Inferno, la stilista unisce una lettura vestimentaria classica per alcuni personaggi alla contemporaneità di quelli chiave: “Lavorare su di loro ha significato attraversare paure, contraddizioni e umanità"

“Con Dante abbiamo tutti un legame intimo, quasi familiare”, dice Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi e proprietaria del Teatro della Cometa. Usa quel pronome generoso, “tutti”, tipico non tanto di chi fa moda – espressione collettiva della società contemporanea – quanto della sua generazione, per la quale la cultura è momento civile, impegno, opportunità aperta a ognuno. Dunque chi non avrebbe letto Dante e non l’avrebbe fatto proprio? Partire da una lettura ideale del pubblico contemporaneo era forse l’unico modo per dare senso alla narrazione visiva dei personaggi di Inferno, lettura operistica della prima cantica dantesca in prima esecuzione assoluta stasera al Teatro Costanzi. Con epilogo originale di Tiziano Scarpa, regia di David Hermann ed esecuzione di Tito Ceccherini (già sul podio a Francoforte nel 2021, dove l’opera debuttò in tedesco e forma semi-scenica).

 

“Mi ha profondamente colpita la visione di un regista così contemporaneo, capace di portare questo viaggio nel presente e di trasformare Dante – il meraviglioso Tommaso Ragno – in un uomo fragile, pieno di domande, vicino a ciascuno di noi”, aggiunge Chiuri, che torna a esprimersi nel ruolo congeniale di costumista. Torna al Costanzi dopo collaborazioni con Eleonora Abbagnato e la celebre Traviata del 2014 (regia Sofia Coppola), dove lo stile recava però il segno di Valentino Garavani, omaggio al teatro di Visconti e Tosi. Nel suo curriculum di costumista spicca la premiata Into the hairy al Kraftwerk di Berlino e Festival di Spoleto, con coreografia Sharon Eyal e Gai Behar, musica Koreless. Qualche settimana fa ha portato nel suo teatro restaurato ai piedi del Campidoglio un atto unico sulla bellezza oltre le degenerazioni estetizzanti e asettiche di oggi.

 

Anche stavolta, soprattutto stavolta, la stilista (imprenditrice, costumista, teatrante: racchiudere l’eclettismo è complicato) ha cercato spunti nel presente. Unisce una lettura vestimentaria classica per alcuni personaggi (come Ugolino della Gherardesca) alla contemporaneità di quelli chiave: Dante viaggiatore metropolitano-casual nell’evoluzione attuale dell’eskimo; Francesca da Rimini (o da Polenta) in un abito da sera che è camicia da notte in pizzo, con nastro rosso a evocarne la perdizione; Lucifero con l’eleganza del De Niro di Ascensore per l’inferno e delle foto dei ricevimenti di Epstein. Se il diavolo dantesco spaventava con piede caprino e pelle verde negli affreschi, quello odierno esce da Wall Street con unghie fresche di manicure. “Lavorare su questi personaggi ha significato attraversare paure, contraddizioni e umanità", aggiunge, "e la musica di Lucia Ronchetti, potentissima, mi ha accompagnata come una guida invisibile”.

 

Il sovrintendente Francesco Giambrone sottolinea l’elemento femminile di questa e delle recenti produzioni: “Una progettualità precisa sulla musica contemporanea e compositrici forti. Abbiamo iniziato con Silvia Colasanti e L’ultimo viaggio di Sindbad (2023-2024), proseguito con Kaija Saariaho e Adriana Mater. Un grande teatro deve offrire una lettura ampia e curiosa, che permetta di ascoltare la musica di oggi”. L’inaugurazione è sold out, Chiuri ci sarà. Fra una settimana presenterà a Milano la sua prima collezione per Fendi.

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